In Portogallo i lavoratori italiani non pagano le tasse. Stipendio medio da €2.000 netti

Simone Micocci

22 Aprile 2026 - 17:59

Trasferirsi in Portogallo conviene? Con l’IRS Jovem gli under 35 pagano meno tasse: ecco come funziona, requisiti, limiti e quanto si guadagna netto.

In Portogallo i lavoratori italiani non pagano le tasse. Stipendio medio da €2.000 netti

Il Portogallo negli anni si è distinto come uno dei Paesi maggiormente attrattivi per i pensionati italiani, grazie alle agevolazioni fiscali previste a loro favore. A partire dal 2024, tuttavia, queste agevolazioni sono venute meno, con il Paese che ha preferito concentrare l’attenzione su un’altra categoria: quella dei giovani.

Attraverso un apposito piano di agevolazioni fiscali rivolte agli under 35, infatti, il Portogallo punta ad attrarre lavoratori stranieri - italiani compresi - con l’obiettivo di rilanciare un’economia che ha attraversato anni complicati, pur essendosi stabilizzata nel 2026, ma con la permanenza di alcuni elementi di rischio.

Ecco quindi che un lavoratore interessato a trasferirsi all’estero dovrebbe iniziare a prendere in considerazione anche il Portogallo: perché se da una parte è vero che i dati sugli stipendi in Europa non sembrano sorridergli - tanto da posizionarsi diverse posizioni sotto l’Italia - dall’altra bisogna tenere conto che il calcolo del netto dal lordo può risultare molto vantaggioso per il lavoratore, visto che nei primi anni si può approfittare di riduzioni fiscali considerevoli.

Nel dettaglio, il piano da approfondire è l’Irs Jovem - confermato, ma con diverse modifiche - anche nel 2026, rappresentando un importante incentivo per chi vorrebbe trasferirsi in Portogallo per lavorare. Scopriamo come funziona.

Perché i giovani italiani pagano meno tasse in Portogallo

Come anticipato, il merito di questo vantaggio fiscale che consente - seppur per un periodo limitato ed entro determinati limiti - ai lavoratori stranieri che si trasferiscono in Portogallo di beneficiare di un regime fiscale più favorevole è del progetto Irs Jovem.

Nel dettaglio, questo regime - confermato anche nel 2026 - prevede una serie di agevolazioni rivolte ai giovani lavoratori, con l’obiettivo di alleggerire la pressione fiscale nei primi anni di carriera e rendere il Paese più attrattivo anche per chi arriva dall’estero.

Il meccanismo è piuttosto semplice: per i primi anni di attività lavorativa, una parte dell’imposta sul reddito viene ridotta, o addirittura azzerata, grazie a un sistema di esenzioni progressive. Nel primo anno di beneficio l’esenzione può arrivare fino al 100% dell’imposta dovuta sulla quota agevolata, per poi scendere al 75% tra il secondo e il quarto anno, al 50% tra il quinto e il settimo e al 25% tra l’ottavo e il decimo anno.

Terminato questo periodo, si torna alla tassazione ordinaria prevista in Portogallo.

Il regime si rivolge ai giovani fino a 35 anni, a condizione che siano residenti fiscalmente in Portogallo, non risultino a carico dei genitori e abbiano una posizione fiscale regolare. Possono accedere sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi, quindi anche chi lavora con Partita Iva o svolge attività freelance. Un aspetto importante, soprattutto per gli italiani interessati a trasferirsi, è che non si tratta di un incentivo riservato ai cittadini portoghesi: basta trasferire la residenza fiscale nel Paese e rispettare i requisiti previsti.

Ci sono però dei limiti da considerare. L’agevolazione si applica solo ai redditi da lavoro e solo fino a una determinata soglia, fissata a 55 volte l’Indexante dos Apoios Sociais (Ias), che per il 2026 corrisponde a circa 29.542 euro annui. Questo significa che la parte di reddito che supera tale limite viene comunque tassata secondo le aliquote ordinarie.

Inoltre, il beneficio non è cumulabile con altri regimi fiscali agevolati particolari, come quelli pensati per i residenti non abituali o per chi rientra dall’estero.

Portogallo, stipendio lordo più basso. Ma il netto è più vantaggioso

In Portogallo, secondo i più recenti dati Eurostat, lo stipendio medio lordo resta distante da quello percepito in altri Paesi Ue. Basti pensare che il Paese si colloca solo al 18° posto in classifica, con un reddito medio lordo di 24.818 euro, contro i 33.503 euro dell’Italia.

Ma è proprio qui che entra in gioco la leva fiscale. Grazie al regime IRS Jovem, almeno nel primo anno e per chi soddisfa i requisiti previsti, il netto può avvicinarsi molto al lordo, arrivando di fatto ad azzerare l’imposta sulla quota agevolata. E se consideriamo che il limite massimo di reddito su cui si applica l’agevolazione è pari a circa 29.542 euro annui, significa che siamo di fronte a una soglia che, tradotta su base mensile, si avvicina ai 2.000-2.200 euro netti nei primi anni di beneficio, soprattutto nelle fasi iniziali in cui l’esenzione è più elevata.

Ecco quindi che trasferirsi in Portogallo può rappresentare una scelta economicamente vantaggiosa, almeno all’inizio della carriera, quando il peso fiscale è ridotto. Il vantaggio tende poi a diminuire nel tempo, ma può essere compensato da una crescita professionale e salariale, soprattutto nei settori più dinamici dell’economia portoghese.

Guardando proprio al mercato del lavoro, le opportunità non mancano. I comparti più richiesti sono quelli legati alla tecnologia e all’innovazione, con una forte domanda di sviluppatori, data scientist ed esperti di cybersecurity, ma anche il turismo e l’ospitalità continuano a rappresentare uno dei principali motori dell’occupazione. Accanto a questi, restano centrali il manifatturiero nel nord del Paese, i servizi amministrativi e il commercio, senza dimenticare settori in crescita come energie rinnovabili, sanità e ricerca scientifica.

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