Piazza Affari Ftse Mib -2% con effetto dividendi ma non solo. Ora i rendimenti dei BTP smorzano il balzo delle prime ore, ma la soglia pericolo è in agguato.
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari si conferma il listino peggiore dell’Europa, per un motivo ben preciso: oggi, lunedì 18 maggio 2026, è il Dividend Day più importante di maggio, ovvero il giorno in cui sono ben 73 in tutto le società quotate alla borsa di Milano che staccano i dividendi.
Tra queste, staccano le cedole più della metà delle aziende quotate sul Ftse Mib, ovvero 22.
La pioggia di cedole zavorra Piazza Affari in quanto, quando il dividendo viene staccato dal valore del titolo, la relativa azione tende a scendere in Borsa.
Tra le banche che stanno i dividendi nella giornata di oggi, occhio a MPS, Intesa SanPaolo, BPER, FinecoBank, ma anche ad altri istituti di credito scambiati al di fuori del listino principale di Piazza Affari.
Attenzione dunque al trend delle relative azioni.
I titoli peggiori nella sessione odierna del Ftse Mib sono ora Buzzi, Prysmian, Stellantis e Ferrari e Stellantis.
Tra le azioni migliori del Ftse Mib, in primis ENI, che svetta in cima al listino Ftse Mib. Molto bene anche Saipem. Entrambe le aziende sono protagoniste del Dividend Day, ma nonostante ciò riportando un trend rialzista, beneficiando del rialzo dei prezzi del petrolio.
Non solo dividendi, Piazza Affari soffre anche minacce Trump su Iran e paura BTP
Per quanto principale, non è quello dei dividendi il solo fattore che sta pesando oggi sul trend del mercato azionario italiano, che ha visto il Ftse Mib capitolare fino a oltre il 2%, a quota 48.092,11 punti.
Incidono le nuove dichiarazioni bellicose del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro l’Iran: (“ Accetti l’accordo o sparirà ” ) e l’ansia per il trend dei Titoli di Stato di tutto il mondo, che vede oggi protagonisti soprattutto i Titoli di Stato del Giappone, il cui sell off ha portato i rendimenti decennali a balzare al record dal 1996.
Ma occhio anche ai BTP, con i rendimenti decennali che sono scattati fino a un passo dal 4%, per poi ritracciare, ma viaggiare comunque in un’area a un soffio dalla soglia di pericolo.
In evidenza il commento di Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, che ha fatto notare, parlando della relazione tra le azioni e i bond, che “la volatilità sulle curve dei tassi ha generato instabilità sui mercati azionari ”, riferendosi anche al caso dei rendimenti dei Titoli di Stato UK, ovvero dei Gilt, zavorrati dalla crisi del governo Starmer.
“Il rialzo sui tassi dei Gilt ha guidato i mercati del G7 al rialzo con la probabilità di un cambio di guardia alla guida del partito Laburista”, ha messo in evidenza Simoncelli, ricordando che a salire sono stati anche i rendimenti dei Titoli di Stato del Giappone, dei Treasury e dei Bund e sottolineando sia il trend dei bond giapponesi che dei Treasury a 30 anni, i cui rendimenti hanno “superato quota 5,1%”.
In questa situazione, “ il dato sull’inflazione atteso in settimana in Giappone dovrà essere seguito con attenzione.
Allo stesso modo le aste su Treasury ventennali e Bund ci daranno un aggiornamento rispetto la tendenza nella solidità delle dinamiche di domanda da parte del mercato per governativi e duration ”.
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