Gli amministratori delegati guadagnano sempre di più, anche nei piani alti della Borsa. E per qualcuno si abbatte il muro dei 10 milioni di euro
Quanto guadagna davvero chi guida le grandi aziende quotate a Piazza Affari? La risposta più autorevole e dettagliata arriva ogni anno dallo Studio sui compensi dei Board delle società italiane del Ftse Mib, firmato da Cutillo & Partners per l’Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance della Luiss Business School.
L’edizione 2026 analizza un campione di 34 società italiane del Ftse Mib e fotografa i compensi percepiti nel corso del 2025: un anno che segna un passaggio storico, con tre amministratori delegati che per la prima volta superano contemporaneamente la soglia dei 10 milioni di euro di remunerazione complessiva. Ma la classifica dice molto di più di una semplice graduatoria di cifre record. Racconta come stia evolvendo il modello di incentivazione manageriale nelle grandi imprese italiane, di una forbice sempre più ampia tra chi siede al vertice e chi occupa gli altri scranni del consiglio di amministrazione, e di un dibattito sulla governance aziendale che non accenna a placarsi. Ecco chi sono, cosa fanno e quanto guadagnano i dieci CEO meglio remunerati della borsa italiana.
Cosa ci dice la classifica dei CEO di Piazza Affari? Sono sempre più distanti economicamente dagli altri consiglieri
Lo studio analizza le retribuzioni nella loro interezza: componente fissa, bonus di breve termine (Short Term Incentive, Sti), piani azionari di lungo periodo (Long Term Incentive, Lti) e fair value degli strumenti azionari assegnati. Il pacchetto complessivo (la Total Compensation) supera in mediana i 3,5 milioni di euro per un amministratore delegato del Ftse Mib. Cifra che, messa a confronto con quella dei colleghi di consiglio, genera qualche vertigine: un amministratore non esecutivo (Ned) percepisce mediamente appena 116.250 euro all’anno. Il rapporto tra i due compensi si ferma al 2,5%: in pratica, l’amministratore delegato guadagna quaranta volte di più rispetto a un collega non esecutivo dello stesso organo.
La struttura dei pacchetti si è spostata con decisione verso il lungo termine: gli incentivi Lti pesano oggi il 37% della remunerazione mediana, per un valore di circa 1,4 milioni di euro, distribuiti prevalentemente in performance shares agganciate a obiettivi specifici. I parametri Esg (Ambiente, Sociale, Governance) sono presenti nel 100% delle aziende analizzate e incidono fino al 20% dei sistemi incentivanti.
I 10 ad più pagati della borsa italiana
La graduatoria che segue è tratta direttamente dai dati dello Studio Cutillo & Partners – Luiss Business School 2026 e riflette i compensi dell’esercizio 2025. I valori sommano il totale effettivamente erogato al fair value degli strumenti azionari assegnati nell’ambito dei piani di incentivazione. Ai vertici della classifica si confermano i leader dei grandi gruppi finanziari ed energetici italiani: settori che negli ultimi anni hanno registrato performance reddituali e di Borsa tra le più solide dell’intero paniere.
1) Carlo Messina - Intesa Sanpaolo: 12.620.900 euro
Carlo Messina, classe 1962, guida Intesa Sanpaolo dal 2013. Entrato in banca nel settore finanza, ha scalato le posizioni fino alla direzione finanziaria e alla condirezione generale prima di approdare al vertice. Sotto la sua guida, il gruppo ha completato l’acquisizione di Ubi Banca nel 2021, trasformandosi in un istituto con oltre 100.000 dipendenti e presenza in una quarantina di paesi, con un modello di business centrato su risparmio gestito, bancassurance e wealth management. Nel 2025, Messina si conferma in testa alla classifica con una remunerazione complessiva di 12.620.900 euro, data dalla somma del totale erogato e del fair value dell’equity assegnata. Un compenso che rispecchia le performance del gruppo: utili netti record, dividendi in crescita costante e un titolo che ha aggiornato più volte i propri massimi storici a Piazza Affari negli ultimi esercizi.
2) Andrea Orcel - UniCredit: 11.474.280 euro
Andrea Orcel, romano, classe 1963, approda alla guida di UniCredit nell’aprile 2021 dopo una lunga carriera nell’investment banking internazionale, culminata nel ruolo di presidente dell’UBS Investment Bank. Il suo arrivo segna una svolta netta per il gruppo: piano di semplificazione strutturale, taglio deciso ai costi, politica di buyback azionari e un ritorno alla redditività che sorprende positivamente i mercati. Nel 2025, Orcel si colloca al secondo posto con una remunerazione complessiva di 11.474.280 euro. Un dato in linea con le performance di un istituto che negli ultimi anni ha aggiornato i propri massimi storici di utile e capitalizzazione, diventando uno dei gruppi bancari più efficienti d’Europa per rapporto costi-ricavi e tra i più generosi per la politica di distribuzione agli azionisti tramite dividendi e buyback.
3) Philippe Donnet - Assicurazioni Generali: 10.119.714 euro
Philippe Donnet, francese, classe 1959, guida Assicurazioni Generali dal 2016, quando fu chiamato a ridare slancio al Leone di Trieste dopo anni di intensa ristrutturazione. La sua governance ha attraversato momenti di turbolenza: nel 2022 fu protagonista di un acceso scontro assembleare con il nucleo di azionisti guidato da Francesco Gaetano Caltagirone, che ne chiese la sostituzione senza successo. Nel 2025, Donnet completa il podio con una remunerazione complessiva di 10.119.714 euro, diventando il terzo CEO di Piazza Affari a superare la soglia simbolica dei 10 milioni. Un traguardo che si inserisce nel contesto di un gruppo Generali in espansione, con risultati operativi solidi nel comparto assicurativo e nel risparmio gestito e una presenza internazionale rafforzata da acquisizioni strategiche in Europa.
4) Claudio Descalzi - Eni: circa 8,3 milioni di euro
Claudio Descalzi, milanese, classe 1955, guida Eni dal 2014, quando succedette a Paolo Scaroni al vertice del cane a sei zampe. Ingegnere geologo di formazione, ha trascorso l’intera carriera nel gruppo, contribuendo direttamente a scoperte di rilievo internazionale, tra cui il maxi-giacimento di Zohr nel Mediterraneo orientale. La sua gestione ha affiancato alla tradizionale attività upstream un percorso di transizione energetica verso le fonti rinnovabili, attraverso la controllata Plenitude, e verso il gas naturale liquefatto. Nel 2025, Descalzi occupa il quarto posto con una remunerazione complessiva di circa 8,3 milioni di euro, in linea con le performance di un gruppo che ha saputo mantenere una redditività robusta in un contesto energetico globale segnato da forte volatilità geopolitica.
5) Flavio Cattaneo - Enel: circa 7,9 milioni di euro
Flavio Cattaneo, classe 1961, guida Enel dal 2022, quando subentrò a Francesco Starace al vertice del più grande operatore elettrico italiano e tra i principali al mondo per capitalizzazione. Manager di lungo corso nelle infrastrutture e nelle utilities, già CEO di Terna e di NTV (Italo), Cattaneo ha avviato da subito un piano di razionalizzazione degli asset internazionali del gruppo, puntando sulla riduzione del debito netto e sul miglioramento della redditività operativa. Nel 2025, si colloca al quinto posto con una remunerazione complessiva di circa 7,9 milioni di euro. Il compenso rispecchia la solidità di un gruppo che ha rafforzato il proprio posizionamento nelle fonti rinnovabili e mantenuto una presenza strategica nei mercati europei e latinoamericani, in particolare in Spagna, Brasile e Colombia.
6) Giuseppe Castagna - Banco BPM
Giuseppe Castagna, classe 1956, guida Banco BPM dal 1° gennaio 2017, data della fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano che ha dato vita al terzo polo bancario italiano per attivi totali. Formatosi in Credito Italiano e poi in UniCredit, ha guidato la banca attraverso un profondo rilancio: il Rote (Return on Tangible Equity) è passato dall’8,9% al 23,4% tra il 2022 e il 2025, con un utile netto che ha superato i 2 miliardi di euro nell’ultimo esercizio. Secondo la relazione sulla remunerazione depositata in vista dell’assemblea del 16 aprile 2026, il compenso complessivo sull’esercizio 2025 - tra retribuzione fissa (1,715 milioni) e componente variabile (1,95 milioni) - si attesta a 3,66 milioni di euro, a cui si aggiunge la componente azionaria di lungo termine inclusa nel calcolo dello studio Cutillo & Partners.
7) Paolo Bertoluzzo - Nexi
Paolo Bertoluzzo, classe 1966, è l’ex CEO e direttore generale di Nexi dal 2016, quando fu chiamato a guidare la principale società italiana di pagamenti digitali in una fase di profonda trasformazione tecnologica del settore. Prima di approdare a Nexi, aveva maturato una lunga esperienza nella consulenza strategica (McKinsey) e nelle telecomunicazioni, dove aveva guidato le operazioni italiane di Vodafone. Sotto la sua gestione, Nexi si è quotata a Piazza Affari nel 2019 e ha completato le acquisizioni di SIA e Nets, diventando uno dei principali operatori europei nel settore del fintech e dei pagamenti digitali. La struttura retributiva di Bertoluzzo prevede una significativa componente azionaria di lungo termine, basata su performance shares legate a obiettivi di crescita dei ricavi, redditività e Total Shareholder Return.
8) Remo Ruffini - Moncler
Remo Ruffini, classe 1961, è Presidente Esecutivo di Moncler dal 2003, anno in cui acquisì il marchio - all’epoca un piccolo produttore di giacche da sci - trasformandolo in una delle maison di lusso più riconosciute al mondo. Con la quotazione a Piazza Affari nel 2013 e l’acquisizione di Stone Island nel 2020, Ruffini ha impresso un’accelerazione straordinaria all’espansione internazionale del gruppo. La sua politica retributiva è tornata al centro del dibattito nell’assemblea del 21 aprile 2026, dove la relazione sulle remunerazioni ha ottenuto il via libera con una maggioranza inaspettatamente ridotta: il 68,5% del capitale votante, con il 31,3% degli azionisti - tra cui grandi fondi internazionali come BlackRock, Fidelity, Amundi e Anima - che ha espresso voto contrario.
9) Gianni Franco Papa - BPER Banca
Gianni Franco Papa, milanese, classe 1956, è amministratore delegato di BPER Banca dal 19 aprile 2024, nominato su indicazione del principale azionista Unipol. Banchiere di lungo corso formatosi interamente nel Credito Italiano e poi in UniCredit, ha trascorso 26 anni di carriera all’estero (Hong Kong, Singapore, Europa centro-orientale e Stati Uniti) fino a diventare il numero due di piazza Gae Aulenti nell’era Mustier. Il suo mandato si inserisce in una fase di forte espansione per la quarta banca italiana, con l’obiettivo di costruire un terzo polo di medie dimensioni tramite l’Offerta Pubblica di Scambio sulla Banca Popolare di Sondrio, un’operazione che porterebbe BPER a superare le 2.000 filiali e il 14% di quota di mercato in Lombardia.
10) Matteo Laterza - Unipol
Matteo Laterza guida il Gruppo Unipol in qualità di amministratore delegato. Ha costruito l’intera carriera all’interno del gruppo bolognese, scalandone le gerarchie fino alla direzione generale e poi, con il passaggio di Carlo Cimbri al ruolo di presidente esecutivo, assumendo la guida operativa del gruppo. Unipol è il principale assicuratore italiano nei Rami Danni, leader nell’RC Auto con circa 13.200 dipendenti e una raccolta assicurativa di 17,4 miliardi di euro nel 2025. A marzo 2025 il gruppo ha presentato il piano strategico Stronger|Faster|Better, incentrato sul rafforzamento del core business assicurativo, sull’evoluzione tecnologica e sull’espansione del modello distributivo omnicanale. Secondo la relazione sulla remunerazione presentata all’assemblea del 29 aprile 2026, il compenso complessivo di Laterza per l’esercizio 2025 si attesta a circa 2,9 milioni di euro.
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