Top manager italiani, la classifica dei migliori nel 2026

Veronica Caliandro

11 Maggio 2026 - 17:01

Chi sono i migliori top manager nel nostro Paese? Ecco la classifica 2026 dei dirigenti con la migliore reputazione in Italia secondo la Top Manager Reputation.

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Chi sono i migliori manager in Italia? Anche nel 2026 a provare a rispondere a questa domanda è la Top Manager Reputation, un osservatorio permanente sulla reputazione dei dirigenti nostrani.

Un top manager è una figura chiave all’interno di un’azienda. Non si limita a gestire l’operatività, ma definisce strategie, prende decisioni cruciali e guida organizzazioni complesse in contesti spesso incerti. Oggi, però, non basta più ottenere risultati economici. La reputazione digitale, la presenza mediatica e la capacità di comunicare sono diventate componenti essenziali del successo.

«La base dati analizzata - si legge nella metodologia utilizzata da Top Manager - è costituita dai contenuti digitali rilevabili online. Contenuti di differenti tipologie e provenienti da una pluralità di fonti informative online riferibili all’Executive (articoli, video, immagini, social), vengono sottoposti a un’analisi multilivello sulla base di un modello concettuale strutturato per cogliere tutti i differenti aspetti della reputazione del top manager. A ogni singolo contenuto viene assegnato un peso reputazionale sulla base di oltre 100 parametri quali sentiment, rilevanza, pertinenza, importanza della fonte. Tutti i risultati dell’analisi vengono sottoposti a rilettura consulenziale».

I top 20 manager in Italia nel 2026

La classifica aggiornata al 2026 mostra un panorama in evoluzione, con il settore media, energia e finanza a dominare le prime posizioni. Non si tratta solo dei manager più potenti, ma di quelli che riescono a costruire una narrazione forte, credibile e costante nel tempo. Ecco quindi i primi 20 manager italiani secondo la Top Manager Reputation.

Claudio Descalzi

Con un punteggio di 89,95, Claudio Descalzi conquista la vetta della classifica, guadagnando posizioni e confermandosi come uno dei manager più influenti d’Europa. Alla guida di Eni, ha rafforzato il ruolo del gruppo nello scenario energetico globale, in un contesto segnato da transizione energetica e instabilità geopolitica.

La sua strategia si concentra su equilibrio tra fonti tradizionali e nuove energie, con un approccio fortemente internazionale e diplomatico. Descalzi è oggi una figura centrale non solo industriale ma anche geopolitica. Compenso annuo tra i 6 e i 12 milioni di euro annui.

Andrea Orcel

Con un punteggio di 89,56, Andrea Orcel si conferma tra i protagonisti assoluti della finanza europea, occupando la seconda posizione della classifica. Alla guida di UniCredit ha consolidato una strategia di crescita selettiva, rafforzando la presenza del gruppo nei mercati europei e aumentando la redditività complessiva.

Il suo stile manageriale è diretto e fortemente orientato ai risultati, caratteristica che lo rende uno dei banchieri più osservati a livello internazionale. La sua influenza nel settore finanziario resta altissima. I suoi guadagni sono stimati tra i 6 e i 12 milioni di euro annui.

Pier Silvio Berlusconi

Con un punteggio di 88,72, Pier Silvio Berlusconi occupa la terza posizione e resta uno dei manager più influenti del sistema mediatico europeo. Alla guida di Mediaset ha accelerato il processo di trasformazione del gruppo verso MediaForEurope, puntando su internazionalizzazione e contenuti digitali.

La sua strategia mira a creare un polo televisivo europeo competitivo con i grandi player globali dello streaming. La sua reputazione è rafforzata da una crescente autonomia gestionale e da una presenza sempre più strutturata nel dibattito industriale. La retribuzione complessiva si aggira tra i 3 e i 6 milioni di euro annui.

Carlo Messina

Con un punteggio di 87,02, Carlo Messina resta una delle colonne portanti del sistema bancario italiano alla guida di Intesa Sanpaolo. Nonostante il lieve calo in classifica, continua a essere riconosciuto per stabilità, solidità dei risultati e capacità di gestione del rischio in scenari complessi.

La sua leadership è caratterizzata da equilibrio tra risultati economici e attenzione agli impatti sociali. Messina è considerato uno dei banchieri più affidabili d’Europa e i suoi guadagni sono stimati tra i 5 e i 10 milioni di euro annui.

Flavio Cattaneo

Con un punteggio di 80,41, Flavio Cattaneo si conferma tra i manager in maggiore crescita della classifica. Alla guida di Enel ha avviato un forte processo di razionalizzazione industriale, puntando su efficienza, riduzione dei costi e maggiore disciplina finanziaria.

Il suo approccio pragmatico e orientato ai risultati ha rafforzato rapidamente la sua posizione nel ranking. È considerato un manager “operativo” con impatto diretto sulle performance aziendali. Secondo le stime di mercato, siamo tra i 4 e 8 milioni di euro annui.

Matteo Del Fante

Con un punteggio di 80,17, Matteo Del Fante continua la trasformazione di Poste Italiane in una piattaforma integrata tra logistica, finanza e servizi digitali. La sua strategia ha modernizzato profondamente un’azienda storicamente pubblica, rendendola uno dei gruppi più efficienti del Paese.

La crescita della reputazione riflette la capacità di innovazione e adattamento ai nuovi mercati. I suoi guadagni sono stimati tra i 2 e i 4 milioni di euro annui.

Renato Mazzoncini

Con un punteggio di 76,43, Renato Mazzoncini guida A2A nel suo percorso di transizione energetica e sostenibilità urbana. La sua strategia è fortemente orientata all’economia circolare e alla gestione integrata dei servizi energetici.

È considerato uno dei manager più coerenti sul fronte green ed i suoi guadagni, interesserà sapere, sono stimati tra 1,5 e 3,5 milioni di euro annui.

Stefano Donnarumma

Con un punteggio di 76,21, Stefano Donnarumma guida le Ferrovie dello Stato in una fase di grandi investimenti infrastrutturali e modernizzazione della rete. Il suo ruolo è centrale nello sviluppo della mobilità nazionale ed europea.

La sua reputazione si basa su competenze tecniche e capacità di gestione di sistemi complessi. Tra fisso e bonus, sono stimati tra 1,5 e 3,5 milioni di euro annui di entrate.

Alessandro Benetton

Con un punteggio di 75,96, Alessandro Benetton rafforza il ruolo di Edizione S.p.A. nel panorama degli investimenti internazionali. La holding rappresenta uno dei principali veicoli di investimento italiani, con partecipazioni in infrastrutture, mobilità e grandi asset globali. Il suo approccio è orientato a innovazione, venture capital e diversificazione strategica.

Il tutto con crescente attenzione al mondo delle startup e dell’economia digitale. La sua visibilità è in crescita anche grazie al suo impegno nell’imprenditoria contemporanea. I suoi guadagni sono stimati tra 2 e 5 milioni di euro annui.

Pietro Labriola

Con un punteggio di 75,44, Pietro Labriola guida TIM in una delle fasi più delicate della sua storia recente. Il suo obiettivo è il rilancio industriale del gruppo attraverso digitalizzazione, riduzione del debito e razionalizzazione delle attività.

La sua reputazione è legata alla capacità di gestire una transizione complessa in un settore altamente competitivo. Il suo compenso varia tra 2 e 4,5 milioni di euro annui.

Luca de Meo

Con un punteggio di 75,17, Luca de Meo si conferma uno dei manager italiani più internazionali. Dal 15 settembre 2025 ricopre il ruolo di Amministratore Delegato di Kering ed è membro del Consiglio di Amministrazione del gruppo.

Il suo percorso internazionale lo ha portato ai vertici di grandi realtà industriali e del lusso, distinguendosi per visione strategica e capacità di gestione globale. È particolarmente apprezzato per la sua leadership creativa e per lo stile comunicativo diretto, che lo rendono una figura di riferimento nel panorama manageriale europeo. I suoi compensi annui sono stimati tra 5 e 10 milioni di euro.

Urbano Cairo

Con un punteggio di 73,88, Urbano Cairo resta centrale nel sistema mediatico italiano grazie al controllo di Cairo Communication e alla sua forte esposizione pubblica.

La sua figura combina editoria, televisione e sport, rendendolo uno degli imprenditori più visibili del Paese. La retribuzione annua si aggira tra 2 e 5 milioni di euro annui.

Pierroberto Folgiero

Con un punteggio di 73,27, Pierroberto Folgiero guida Fincantieri in una fase di espansione internazionale e consolidamento industriale. Il gruppo è protagonista nei settori navale e difesa.

La sua leadership punta a rafforzare il ruolo dell’Italia nelle grandi commesse globali. I suoi guadagni sono stimati tra 1 e 3 milioni di euro annui.

Luca Dal Fabbro

Con un punteggio di 73,11, Luca Dal Fabbro guida Iren nel settore energia e servizi ambientali, con forte attenzione alla sostenibilità.

La sua reputazione cresce grazie alla coerenza strategica e alla centralità nei temi green. Anche qui, si parla di entrate tra 1 e 3 milioni di euro annui.

Fabrizio Palermo

Con un punteggio di 72,90, Fabrizio Palermo guida Acea, rafforzando il ruolo nelle infrastrutture energetiche e idriche.

La sua strategia punta su innovazione e resilienza dei servizi pubblici. I suoi guadagni sono stimati tra 1 e 3 milioni di euro annui.

Cristina Scocchia

Con un punteggio di 70,76, Cristina Scocchia si conferma una delle manager più apprezzate in Italia. Alla guida di Illycaffè ha introdotto un approccio moderno basato su sostenibilità e innovazione.

La sua reputazione è in crescita costante e gli introiti si aggirano tra 1 e 3 milioni di euro annui.

Gian Maria Mossa

Con un punteggio di 70,33, Gian Maria Mossa guida Banca Generali nel wealth management con forte spinta alla digitalizzazione.

La sua leadership è associata a innovazione e crescita dei servizi finanziari. I suoi guadagni sono stimati tra 1,5 e 4 milioni di euro annui.

Giuseppe Castagna

Con un punteggio di 67,74, Giuseppe Castagna guida Banco BPM in una fase di consolidamento del sistema bancario italiano.

La sua gestione è orientata alla stabilità e alla crescita del credito. Come retribuzione stiamo tra 2 e 4,5 milioni di euro annui.

Claudio Andrea Gemme

Con un punteggio di 67,61, Claudio Andrea Gemme guida Anas, gestendo quindi una delle infrastrutture più importanti del Paese.

Il suo ruolo, infatti, è centrale nella manutenzione e sviluppo della rete stradale italiana. I suoi guadagni sono stimati tra 0,8 e 1,5 milioni di euro annui.

Marina Berlusconi

Con un punteggio di 67,38, Marina Berlusconi chiude la top 20 della classifica, confermandosi una figura centrale nel sistema mediatico italiano attraverso il gruppo Fininvest. La sua posizione riflette una forte stabilità reputazionale, legata soprattutto alla continuità del ruolo industriale e alla presenza strategica nel settore editoriale e televisivo, più che a una gestione operativa diretta quotidiana.

Pur registrando un lieve arretramento rispetto ai vertici assoluti della classifica, mantiene un’influenza significativa nel panorama economico e mediatico italiano. E le entrate? Tra 2 e 5 milioni di euro annui.

Oltre la Top 20: chi cresce, chi scende e le nuove dinamiche del potere manageriale

La fascia di classifica oltre la ventesima posizione conferma un sistema manageriale in continua trasformazione. I segnali più evidenti arrivano dai settori energia, infrastrutture e finanza pubblica, dove le variazioni di reputazione risultano sempre più legate sia a operazioni industriali sia alla capacità di presidiare il dibattito pubblico e mediatico.

Un caso emblematico è quello di Giovanni Ferrero, che con un punteggio di 61,64 resta una delle figure imprenditoriali più rilevanti del Paese attraverso il gruppo Ferrero. Per anni ai vertici della classifica dei più ricchi d’Italia e oggi posizionato al numero 38 della reputazione manageriale, il suo profilo evidenzia in modo chiaro come la leadership economica e la centralità reputazionale non sempre procedano di pari passo.

Accanto a lui emergono dinamiche differenziate tra i principali manager. Philippe Donnet, pur mantenendo un ruolo di primo piano nel settore assicurativo, registra un arretramento nella percezione reputazionale, segnale di un contesto competitivo sempre più esposto a cicli rapidi di visibilità e consenso.

Situazione diversa per Roberto Cingolani, che pur restando centrale nel settore della difesa con Leonardo, evidenzia una flessione reputazionale significativa, a testimonianza di come anche i comparti strategici siano soggetti a oscillazioni comunicative e mediatiche.

Sul fronte opposto si distinguono invece profili in forte crescita come Benedetto Vigna in Ferrari, che beneficia della forte espansione internazionale del brand e di una crescente attenzione globale verso il segmento del lusso automobilistico.

Risultano inoltre in miglioramento posizioni come quelle di Luigi Lovaglio, sostenuto dal percorso di rilancio di MPS, e dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti, con Giovanni Gorno Tempini e Dario Scannapieco, sempre più centrali nella gestione delle leve finanziarie strategiche del Paese.

Nel complesso la classifica conferma un cambiamento ormai strutturale. La reputazione manageriale, oggi, non dipende solo dai risultati economici o dalla dimensione delle aziende, ma si costruisce sempre di più su tre elementi chiave, ovvero la la capacità di comunicare in modo efficace, il ruolo giocato nei grandi processi industriali e la presenza attiva nei percorsi di transizione energetica e digitale.

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