Pfizer o Moderna, qual è il vaccino più efficace per la terza dose? Cosa dicono gli esperti

Emiliana Costa

4 Dicembre 2021 - 10:12

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In Italia continua la campagna vaccinale per la terza dose di vaccino anti Covid. I sieri autorizzati sono solo Pfizer e Moderna, ma qual è il più efficace? Ecco cosa dicono gli esperti.

Pfizer o Moderna, qual è il vaccino più efficace per la terza dose? Cosa dicono gli esperti

Continua la campagna vaccinale per la terza dose anti Covid. Dal primo dicembre tutti gli over 18 possono prenotare il richiamo a partire dai 5 mesi dalla fine del ciclo primario. L’obiettivo del governo è quello di procedere al ritmo di 400 mila inoculazioni al giorno per ridurre la circolazione del virus, proteggerci dalla nuova variante Omicron e «salvare il Natale».

I vaccini autorizzati per la terza dose sono quelli a mRna, Pfizer e Moderna. Una volta ricevuta la terza dose, si ottiene un nuovo green pass della durata di nove mesi. Ma quale dei due sieri è più efficace per la terza dose? Cosa dicono gli esperti. Entriamo nel dettaglio.

Terza dose, qual è il vaccino più efficace?

Moderna o Pfizer, qual è il siero più efficace per la terza dose? È la domanda che si pone con più frequenza chi in questi giorni è alle prese con la prenotazione del richiamo (booster) del vaccino anti Covid. Secondo gli esperti, in realtà, tra i due vaccini non c’è alcuna differenza essendo entrambi a mRna.

Come riporta il Messaggero, Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma assicura: «I due vaccini sono assolutamente intercambiabili sia per sicurezza che per efficacia. Al momento non ci sono studi che dimostrino la superiorità dell’uno rispetto all’altro».

Negli studi di fase tre, infatti, sia Pfizer che Moderna hanno dimostrato entrambi di avere oltre il 90 per cento di efficacia. Secondo gli esperti, quindi, nessun problema nella scelta dei sieri. Perfettamente intercambiabili. «Le vaccinazioni eterologhe - continua Cauda - sono state somministrate molte volte per altri tipi di malattia, quindi non ci sono controindicazioni a cambiare vaccino. Se però per motivi di continuità, una persona vuole farsi inoculare lo stesso vaccino a mRna della profilassi precedente, va bene comunque. L’importante è che si vaccini».

La pensa allo stesso modo Filippo Drago, componente della task force sul Covid della società italiana di Farmacologia e capo dell’unità operativa di Farmacologia clinica del policlinico di Catania: « Tra Pfizer e Moderna non c’è differenza . La terza dose è stata approvata dall’ente regolatorio europeo senza una indicazione precisa, per cui va bene sia nell’una che nell’altra soluzione. È perfettamente irrilevante».

Nessuna differenza neanche sui possibili effetti collaterali. «I due vaccini - aggiunge Drago - sono sostanzialmente identici per come sono stati formulati, preparati e sviluppati. La biotecnologia è la stessa. Quanto alla tollerabilità, non risulta alcuna segnalazione particolare. Diversa sarebbe stata la questione se avessimo dovuto scegliere tra Astrazeneca o Johnson and Johnson, che sono invece vaccini a vettore virale».

La vaccinazione eterologa

Diversi studi hanno dimostrato che alternare vaccini diversi può essere perfino più efficace. Per chi ha completato il ciclo vaccinale con un siero anti Covid a vettore virale come Astrazeneca e Johnson and Johnson, la terza dose con Moderna o Pfizer potrebbe essere anche più vantaggioso.

«Ci sono studi - spiega Roberto Giacomelli, direttore di Immunologia clinica e reumatologia del Policlinico universitario Campus Bio-medico di Roma - che sembrano indicare che facendo una vaccinazione eterologa, con due vaccini diversi, si ottengono anticorpi più efficienti. Dunque, non solo non c’è alcun rischio a cambiare tipo di vaccino, ma potrebbe addirittura essere più vantaggioso. Perché verosimilmente aumenta lo spettro delle particelle della molecola spike e si forma una varietà di anticorpi più ampia».

L’ultimo nodo da sciogliere è quanto dura l’efficacia del vaccino anti Covid. Ma su questo punto serviranno ancora nuovi studi. «Indipendentemente dalla durata - assicura Giacomelli - il rischio di sviluppare una malattia Covid-19 grave è sempre bassissimo. Quindi, anche se un soggetto ha ricevuto una vaccinazione 9 mesi fa, magari ha un rischio aumentato di infettarsi, però la protezione resta abbondantemente superiore all’85 per cento. Variante Omicron? Dobbiamo aspettare gli studi clinici. A parte la sequenziazione, che dice che questa variante ha molte mutazioni, ne sappiamo ancora veramente poco».

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