Una particolare attività sembra in grado di preservare l’invecchiamento del cervello dopo i 50 anni e aumentare le sue capacità. Scopriamo di cosa si tratta
Saper parlare e capire una nuova lingua è uno dei modi migliori per comprendere culture diverse dalla nostra e uno strumento utilissimo quando si viaggia.
Ma recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato che c’è un motivo in più per impegnarsi a imparare vocaboli e frasi di un altro Paese: lo studio delle lingue straniere aumenta la neuroplasticità del cervello, lo preserva dall’invecchiamento e riduce il rischio di demenza.
Imparare una lingua mantiene il cervello giovane
Uno studio del Global Brain Health Institute, condotto su 86.000 cittadini europei di età compresa tra i 51 e i 90 anni, ha confermato che chi parla due lingue diverse ha un cervello molto più giovane e attivo.
Si stima addirittura che i bilingui hanno una velocità di invecchiamento della mente dimezzata rispetto a chi conosce una sola lingua.
La buona notizia è che non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo e mantenere la mente fresca. Secondo gli studiosi è sufficiente qualche esercizio linguistico quotidiano per rallentare il declino cognitivo.
Non serve diventare professori di lingue
Studiare una nuova lingua e usarla ogni giorno porta il cervello a creare nuove connessioni neuronali che rappresentano una delle migliori barriere contro l’invecchiamento cerebrale.
Non serve conoscere decine e decine di termini arcaici, frasi desuete e verbi irregolari. Anche un piccolo esercizio linguistico al giorno, di qualsiasi tipo, rappresenta un piccolo mattoncino contro l’invecchiamento.
E questo senza considerare gli aspetti sociali. Imparare più di una lingua aiuta a connettersi con persone diverse, ad aprirsi al mondo e a conoscere modi di pensare e vivere diversi dal nostro.
Imparare due lingue aumenta le capacità del cervello
Le persone che sono in grado di parlare più lingue, indipendentemente dal livello di preparazione, non solo riescono a rallentare il declino, ma potrebbero anche essere più intelligenti della media.
La conferma arriva da approfonditi studi di neuroimaging strutturale che hanno mostrato che i bilingui hanno maggiore densità di materia grigia nelle zone del cervello dedicate al linguaggio e al controllo esecutivo, ovvero il giro frontale inferiore e il lobulo parietale inferiore. La seconda scoperta è che la conoscenza di due o più lingue rafforza l’integrità della materia bianca, la parte responsabile della connessione tra le regioni cerebrali e della comunicazione tra i due emisferi.
L’altro dato molto interessante di queste ricerche è che i benefici apportati dal bilinguismo non si limitano all’infanzia o all’adolescenza, ma si verificano anche tra gli adulti e gli anziani.
Tornando alla protezione dall’invecchiamento, è molto interessante il risultato di uno studio legato al rapporto tra Alzheimer e conoscenza delle lingue. Secondo questa ricerca, il rischio di sviluppare la patologia è lo stesso per i monolingui e i bilingui, ma l’organizzazione del cervello di questi ultimi permette di ridurre i danni e di ritardare l’arrivo dei sintomi della demenza di quasi 4-5 anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA