Hantavirus e nuovo lockdown: cosa prevede il piano pandemico italiano? Ecco quali misure potrebbe adottare il governo Meloni e perché oggi non bisogna preoccuparsi.
Sui social network si è iniziato a ironizzare, ma non troppo, sulla possibilità di un nuovo lockdown a causa di una possibile pandemia provocata dall’Hantavirus. L’allarme nasce da un focolaio partito dalla nave da crociera MV Hondius, in viaggio nell’Atlantico, il cui bilancio accertato dall’Oms prevede per il momento tre decessi e otto contagi.
Per quanto vada subito detto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, pur adottando un atteggiamento di massima allerta per tracciare i contatti e limitare il più possibile i contagi da Hantavirus, ha minimizzato le possibilità che possa verificarsi una grande epidemia, e ancora meno una vera e propria pandemia, le persone guardano comunque con preoccupazione a cosa potrebbe succedere.
D’altronde, la memoria della pandemia da Covid-19 e di tutte le misure di restrizione adottate per contenere i contagi è ancora fresca. Per questo basta una prima notizia di questo tipo per far scattare l’allarme.
Quindi, per quanto vada chiarito che al momento non va presa in considerazione la possibilità di un nuovo lockdown, essendo ancora molto lontani anche solo dall’ipotesi che possa diventare un’idea concreta, è comunque interessante affrontare l’argomento da un altro punto di vista: come si è preparata l’Italia in vista di una prossima, eventuale, pandemia?
D’altronde oggi al governo c’è Giorgia Meloni, che nel periodo del Covid si era mostrata contraria a diverse delle restrizioni adottate dagli organi decisionali in quelle occasioni. Cosa farebbe oggi, quindi, per contenere i contagi di un virus? Ecco cosa prevede il piano attuale.
Lockdown, mascherine e vaccini: cosa prevede il piano Meloni contro la pandemia?
Visto quanto successo nel recente passato, l’Italia ha deciso di non farsi più trovare impreparata in caso di pandemia. Ecco quindi che lo scorso anno il governo Meloni ha approvato, in Conferenza Stato-Regioni, il nuovo piano pandemico, in vigore fino al 2029.
Si tratta di una serie di provvedimenti da adottare nel caso in cui il nostro Paese dovesse essere colpito da una nuova ondata pandemica, che riprendono gran parte di quanto già fatto per contenere i contagi da Covid-19.
Ma attenzione, perché l’aspetto rilevante è che il piano del governo Meloni non prevede un lockdown, almeno non automatico. Nessun obbligo generalizzato a restare in casa, quindi, per quanto non sia esclusa la possibilità di introdurre misure restrittive modulabili sulla base della situazione epidemiologica, da adottare tramite leggi ordinarie, decreti-legge o altri atti con forza di legge.
È ancora presto, quindi, per fare scorte di lievito e farina, visto che questa eventualità verrebbe presa in considerazione dal governo Meloni solamente come extrema ratio.
Per il momento, infatti, il piano punta soprattutto sullo smart working, con il lavoro da remoto che assume un ruolo rilevante nella prevenzione sanitaria, specialmente per proteggere i lavoratori più fragili.
Confermato poi l’utilizzo di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale, specialmente nelle fasi più critiche della pandemia, come pure il ruolo determinante dei tanto contestati vaccini. All’interno del Piano, infatti, i vaccini vengono definiti strumenti “efficaci”, con la conferma del modello di approvvigionamento europeo comune già sperimentato nel corso della pandemia da Covid-19.
Ci sono poi alcune novità rispetto al passato, in particolare l’utilizzo di impianti i ventilazione per il ricambio e la filtrazione dell’aria in tutti quei luoghi chiusi che potrebbero favorire la diffusione dei contagi, come scuole, luoghi di lavoro e mezzi pubblici.
Hantavirus, quanto è probabile un lockdown?
Al netto di quanto stabilito dal piano pandemico, oggi l’ipotesi di un lockdown appare del tutto fuori scala rispetto alla situazione attuale. Prima di tutto perché, almeno per il momento, l’Italia non rientra tra i 12 Paesi attenzionati dall’Oms per i passeggeri sbarcati dalla MV Hondius: nella lista comunicata dall’Organizzazione mondiale della sanità figurano infatti Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, ma non il nostro Paese.
Lo stesso ministero della Salute, Orazio Schillaci, ha confermato che a bordo della nave non erano presenti passeggeri di nazionalità italiana, pur precisando di seguire con attenzione l’evoluzione del focolaio in raccordo con le autorità sanitarie internazionali, in particolare Ecdc e Oms. A scopo precauzionale, inoltre, il ministero ha già trasmesso un’informativa alle Regioni e agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, così da mantenere alta la sorveglianza.
C’è poi un secondo elemento, ancora più importante: la stessa Oms ha invitato a ridimensionare l’allarme, chiarendo che “questo non è il coronavirus” e che si tratta di “un virus molto diverso”. Non siamo quindi davanti, almeno sulla base delle informazioni disponibili, all’inizio di una nuova epidemia globale, né tantomeno di una pandemia.
È vero che non si possono escludere ulteriori casi collegati al focolaio della nave, soprattutto per via della lunga incubazione del virus e dei passeggeri già sbarcati, ma un conto è parlare di tracciamento, test diagnostici e monitoraggio dei contatti, un altro è immaginare misure generalizzate sulla popolazione, come quelle viste durante la pandemia da Covid-19.
Per questo, oggi, parlare di lockdown in Italia è prematuro e rischia di alimentare un allarme sproporzionato. Il piano pandemico serve proprio a stabilire quali strumenti utilizzare in caso di emergenza, ma la sua applicazione dipende dalla gravità dello scenario epidemiologico.
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