Cos’è l’hantavirus e quali sono i sintomi della malattia trasmessa dai topi

Emanuele Di Baldo

4 Maggio 2026 - 16:07

Si parla del 30% di mortalità e, al momento, non sembra esserci cura: ecco cosa sapere sull’hantavirus, la malattia trasmessa dai topi che ha scatenato un’epidemia sulla nave da crociera MV Hondius

Cos’è l’hantavirus e quali sono i sintomi della malattia trasmessa dai topi

Si parla di hantavirus come di una malattia grave, potenzialmente contagiosa e dalla storia molto particolare. Si trasmette dai topi - non proprio facilmente - ma sa essere aggressiva e irrimediabilmente letale anche perché, purtroppo, non vi è cura. Ed è la stessa ragione che causò la morte, lo scorso anno, della moglie della stella del cinema Gene Hackman, in una vicenda che, tra notizie vere e rumors, ancora non è del tutto chiara.

Ma cos’è l’hantavirus e, soprattutto, dobbiamo iniziare a preoccuparci? Sicuramente l’epidemia in corso è molto tragica ed è tuttora in fase acuta tra i mari a largo di Capo Verde, su una nave da crociera MV Hondius, in viaggio tra Argentina e, appunto, Capo Verde. Qui già tre persone sono morte e altre tre sono in gravi condizioni in queste ore. E per un’epidemia dai risvolti fatali come questa, un luogo chiuso e isolato come una nave può avere sicuramente due risvolti: da una parte confinare la malattia, dall’altra, ahinoi, condannare i viaggiatori a giorni, forse settimane di quarantena ad altissimo rischio.

Cerchiamo, però, di capire meglio cosa significa hantavirus, come si trasmette e, soprattutto, quali sono i potenziali sintomi di un virus che, stando ai dati a disposizione, non ha ancora trovato l’antidoto definitivo, anzi.

Cos’è l’hantavirus e cosa ci dice l’epidemia in corso

L’hantavirus non è un singolo virus, ma una famiglia di agenti patogeni diffusi a livello globale, il cui nome deriva dal fiume Hantan in Corea del Sud, dove furono identificati negli anni ’70. Si tratta di virus zoonotici, cioè trasmessi dagli animali all’uomo, in particolare dai roditori. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’infezione avviene soprattutto attraverso l’inalazione di particelle contaminate da urina, saliva o feci di topi infetti.

Una volta entrato nell’organismo, il virus può dare origine a due forme cliniche principali: la sindrome polmonare da hantavirus (HPS), tipica delle Americhe e caratterizzata da una mortalità che può arrivare al 38%, e la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più diffusa in Europa e Asia, che colpisce i reni e può portare a insufficienza renale acuta.

Il caso della nave MV Hondius rappresenta un’anomalia epidemiologica. Come riportato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tratta di un evento raro e ancora oggetto di indagini approfondite. Gli esperti ritengono infatti che i passeggeri siano stati contagiati prima dell’imbarco, considerando che il periodo di incubazione può variare da due settimane fino a due mesi.

A livello globale si stimano circa 150 mila casi all’anno, con una forte concentrazione in Asia, soprattutto in Cina. In Europa, invece, la diffusione è più contenuta ma in crescita, sia per numero di casi che per aree interessate.

I sintomi comuni dell’hantavirus

L’infezione da hantavirus si presenta inizialmente con sintomi subdoli, quasi indistinguibili da una comune influenza. I primi segnali includono febbre improvvisa, affaticamento intenso, dolori muscolari diffusi e mal di testa. A questi si aggiungono spesso disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolori addominali.

Il problema è che questa fase iniziale può evolvere rapidamente in forme molto più gravi. Nella sindrome polmonare da hantavirus, ad esempio, dopo pochi giorni compaiono tosse secca e difficoltà respiratoria, seguite da un accumulo di liquidi nei polmoni che compromette la respirazione. In questa fase, il peggioramento può essere fulmineo, con necessità di ventilazione assistita.

Nella forma emorragica con coinvolgimento renale, invece, si osservano ipotensione, emorragie interne e insufficienza renale acuta. Possono comparire sangue nelle urine, ecchimosi cutanee e un drastico calo della produzione urinaria.

Secondo gli esperti, la mortalità media si aggira tra il 25% e il 30%, ma può variare in base al ceppo virale e alle condizioni del paziente. Chi sopravvive affronta spesso un lungo periodo di recupero, che può durare settimane o addirittura mesi. Non esistendo terapie antivirali specifiche, il trattamento è esclusivamente di supporto: ossigenoterapia, monitoraggio intensivo e, nei casi più gravi, intubazione.

Cause e fattori di rischio: ecco cosa sappiamo tra trasmissione e contagio

La trasmissione dell’hantavirus è strettamente legata al contatto con roditori infetti. Il contagio avviene principalmente per inalazione di particelle virali disperse nell’aria, provenienti da escrementi secchi, urina o saliva. Più raramente può verificarsi tramite morsi o graffi.

Un aspetto cruciale è che il contagio tra esseri umani è estremamente raro. Solo alcuni ceppi, come quello Andes identificato in Sud America, hanno mostrato sporadici casi di trasmissione interumana. Questo limita fortemente la possibilità di diffusione su larga scala.

I fattori di rischio sono quindi ambientali: vivere o soggiornare in luoghi con scarsa igiene, infestazioni di roditori o accumulo di rifiuti aumenta sensibilmente la probabilità di esposizione. Nel caso della nave MV Hondius, gli epidemiologi ipotizzano che i passeggeri siano stati esposti durante le tappe precedenti, probabilmente in aree a rischio.

Anche la triste vicenda legata alla moglie di Gene Hackman conferma questo schema: la donna fu trovata in un’abitazione infestata da topi, un contesto ideale per la trasmissione del virus.

Come sottolineano i virologi, l’alimentazione non è coinvolta nel contagio. Il vero pericolo è l’ambiente contaminato e la presenza di roditori infetti, spesso invisibili ma estremamente pericolosi.

C’è davvero un rischio epidemia nel mondo? E in Italia?

Nonostante la gravità dei casi registrati, gli esperti invitano alla cautela ma non all’allarmismo. L’hantavirus è infatti un’infezione rara e non possiede le caratteristiche per diventare una pandemia globale. La trasmissione limitata tra esseri umani rappresenta un fattore chiave che ne contiene la diffusione.

In Italia, ad oggi, non si registrano casi confermati, anche se sono in corso studi per comprendere meglio la possibile circolazione del virus. In Europa, le forme più diffuse sono quelle renali, generalmente meno letali rispetto alle varianti americane.

Secondo gli specialisti, il rischio per la popolazione generale resta molto basso e legato a situazioni specifiche: contatto diretto con roditori o ambienti contaminati. Episodi come quello della MV Hondius, pur drammatici, rappresentano eccezioni più che la regola.
Il vero nodo resta un altro: non esiste una cura. Ed è proprio questo, più della diffusione, a rendere l’hantavirus una minaccia silenziosa ma concreta.

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