Petrolio giù: segnali negativi dall’OPEC. Cosa è successo?

Violetta Silvestri

5 Gennaio 2021 - 08:25

5 Gennaio 2021 - 08:32

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Prezzo del petrolio in balia del caos OPEC: il vertice non decide e viene sospeso. Cosa è successo e quali conseguenze sull’oro nero?

Petrolio giù: segnali negativi dall'OPEC. Cosa è successo?

Prezzo del petrolio trascinato dal caos OPEC: il vertice dei produttori iniziato ieri, 4 gennaio, si è concluso con un nulla di fatto.

Entrambe le quotazioni sono scese di oltre l’1% dopo che l’organizzazione dei Paesi esportatori e i suoi alleati non sono riusciti a concordare le modifiche alla produzione di petrolio di febbraio.

Il greggio ha quindi esteso le perdite nei mercati asiatici di oggi, martedì 5 gennaio, con un calo massimo da due settimane. Il caos OPEC+ sta mettendo a dura prova la materia prima, già colpita drasticamente dalla crisi pandemica del 2020 e destinata a un’altalena di ribassi e rialzi.

La sospensione dei colloqui e le divergenze dei produttori sono segnali negativi che aumentano incertezza sul mercato dell’oro nero. Cosa succede e cosa aspettarsi per il prezzo del petrolio?

Petrolio: nuova guerra dei prezzi OPEC?

Quotazioni in netta perdita stamane: i futures WTI sono al ribasso dello 0,31% a 47,47 dollari al barile e i contratti Brent stanno scendendo dello 0,41% a 50,88 dollari al barile al momento in cui si scrive.

I colloqui OPEC+ sospesi nella giornata di ieri riprenderanno oggi, martedì 5 gennaio, con l’auspicio che le divergenze e lo stallo tra i produttori vengano positivamente risolti.

Nella riunione di lunedì 4 gennaio la maggioranza dei membri OPEC+, compresa l’Arabia Saudita, si è opposta alla proposta russa di un altro aumento dell’offerta di greggio per febbraio. La spaccatura tra Riyadh e Mosca riporta alla memoria la paralizzante guerra dei prezzi dello scorso anno.

Quali prospettive per il greggio?

Il caos del cartello, che in parte riflette le difficoltà già evidenziate nell’incontro di dicembre durato più giorni del previsto, sta aumentando l’incertezza sulle previsioni di rilancio del settore energetico.

I colloqui, infatti, si stanno svolgendo in un contesto traballante se si considera la domanda a breve termine. Il Regno Unito è tornato in lockdown fino a metà febbraio e il Giappone sta valutando un altro stato di emergenza per l’area di Tokyo.

Diverse raffinerie asiatiche quest’anno non stipuleranno contratti di fornitura a lungo termine per la vendita di combustibili, segno che il recupero del consumo energetico della regione è tutt’altro che certo, sebbene una ondata di freddo nell’emisfero settentrionale stia aiutando la domanda di combustibili per riscaldamento.

Lunedì il greggio era salito a circa 50 dollari al barile, aiutato da un dollaro debole. Le prime fasi del lancio del vaccino hanno alimentato l’ottimismo sul fatto che la domanda si riprenderà con l’economia globale. Ma con così tanti ostacoli alla mobilità ancora all’orizzonte, le prospettive della domanda di benzina e diesel peggioreranno prima di migliorare, secondo Amrita Sen, di Energy Aspects Ltd.

Non solo pandemia. Nel mirino del petrolio ci sono anche le vicende geopolitiche. L’Iran ha sequestrato una petroliera battente bandiera sudcoreana nello Stretto di Hormuz, l’ultimo di una serie di incidenti marittimi nel Golfo Persico, poche ore prima di annunciare che avrebbe aumentato le sue attività nucleari. L’ansia nella regione aumenta mentre l’amministrazione del presidente Donald Trump entra nelle ultime settimane.

In questa cornice, cosa deciderà l’OPEC+ sul petrolio?

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