Perché Salvini vuole andare in Russia

Giorgia Bonamoneta

29/05/2022

30/05/2022 - 09:48

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Il viaggio di Salvini in Russia ha colto tutti di sorpresa. Il ministro degli Esteri ha risposto che serve senso di responsabilità, mentre Draghi non ha rilasciato commenti.

Perché Salvini vuole andare in Russia

Matteo Salvini sembra pronto a volare a Mosca, in Russia, per andare a discutere di negoziati e pace con Vladimir Putin. La risposta al perché Salvini vuole andare in Russia si esaurisce in poche battute secondo il leader della Lega e suona come se non ci fossero problemi di sorta nel compiere un simile viaggio scavalcando i rappresentanti del governo italiano.

Quando sabato mattina Salvini ha annunciato che stava lavorando per organizzare la visita in Russia, tutto il governo italiano si è dimostrato colto di sorpresa. Nessuno sapeva niente, neanche il ministero degli Esteri. Luigi Di Maio ha voluto sottolineare come un viaggio simile è una responsabilità, ha un certo peso e che la guerra «non è un tema da tour estivo». Per tutte queste motivazioni, a dialogare con Putin dovrebbe essere Draghi, ha concluso il ministro degli Esteri.

Non solo questi motivi, verrebbe da aggiungere. Dopotutto la posizione di Matteo Salvini e della Lega è sempre stata filo putiniana e i legami tra le due parti non sono stati sempre trasparenti. Neanche troppi anni fa la Lega finì al centro di uno scandalo per corruzione internazionale. La vicenda, che vide protagonista il partito, si è esaurita non per la conferma di innocenza, ma per mancata risposta della controparte russa, salvando così gli esponenti della Lega dal processo.

Infine, va citato l’ultimo viaggio diplomatico e “ufficiale” di Matteo Salvini, quello tenutosi in Polonia e che si è concluso tra insulti, critiche e cori.

Pare che Salvini non sia fortunato nei viaggi rappresentativi e quello in Russia è un rischio piuttosto alto da correre solo per fare propaganda e riacquistare qualche punto rispetto al partito di Giorgia Meloni, come hanno scritto alcuni giornali.

D’altra parte Salvini ha spiegato che andrebbe a rappresentare non il governo, ma il sentimento della maggioranza degli italiani. «Non è un viaggio di piacere», ha detto, «Si fa se serve». E forse la risposta al dubbio se andare o meno è tutta nell’ultima affermazione: «se serve». Ma serve?

Il viaggio in Russia di Matteo Salvini scontenta tutti

Il possibile viaggio in Russia di Matteo Salvini non piace a nessuno. Diversi i commenti negativi, come quello di Enrico Letta che lo ha definito un viaggio «strampalato» e altrettanti silenzi di ghiaccio da parte del governo, Draghi compreso. A dare una risposta più completa al possibile viaggio di Salvini a Mosca è stato Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, che ha confermato la sorpresa del suo ministero e del governo alla notizia uscita sui giornali nella mattinata di sabato. «Consiglio molta prudenza rispetto a quello che si vuole fare», ha detto, rivolgendosi a Salvini, per poi concludere con un riferimento a quanto accaduto in Polonia.

Il viaggio è stato annunciato come una missione di pace di un piccolissimo che prova a fare tutto quello che può per mettere fine alla guerra. «A me interessa che tornino a dialogare parti che si stanno sparando», ha detto Salvini, ma più tardi ha aggiunto: «Viste le reazioni isteriche soprattutto della sinistra [...] Se devo creare divisioni sto con i miei figli».

Perché il viaggio di Salvini non s’ha da fare: i precedenti della Lega

La notizia del possibile viaggio di Matteo Salvini, leader della Lega, non cade nel vuoto. Sono i precedenti del partito e del leader stesso a mettere in dubbio la credibilità del viaggio. Il caso più recente è quello della missione umanitaria in Polonia, quando Salvini si recò in visita a Przemysl. L’accoglienza fu delle peggiori: il sindaco della città polacca mostrò la maglietta con il volto di Putin indossata da Salvini tempo prima e tutto il discorso venne accerchiato da fischi e cori quali “buffone” e “pagliaccio”.

C’è poi il più serio affare dei finanziamenti russi alla Lega. Gianluca Savoini nel 2019 finì indagato per corruzione internazionale. Savoini, insieme a rappresentanti delle schiere politiche russe, si sarebbe incontrato nell’hotel Metropol per un affare a sei zeri.

La trattativa prevedeva uno stock di carburante - almeno tre milioni di tonnellate di diesel - cedute da una compagnia russa e acquistate da un’azienda italiana. La compravendita, come si legge su l’Espresso che per primo trattò l’inchiesta, serviva per rifocillare le casse della Lega alla vigilia delle europee.

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