Perché nessun mercato (o titolo) sfugge alla regola della Mean Reversion?

Claudio Carella

21/05/2023

Una replica dei mercati del 2022 nel 2023 è estremamente improbabile mentre è più alta la probabilità di avere mercati positivi.

Perché nessun mercato (o titolo) sfugge alla regola della Mean Reversion?

L’indice azionario giapponese Nikkei ha toccato i massimi dall’agosto 1990, e questo grazie alla convergenza di fattori economici positivi, di una serie di ottime trimestrali e segnali di ripresa dell’economia. Il tutto in un contesto di generale ottimismo per un accordo sul tetto del debito statunitense, che influenza ovviamente le piazze di tutto il Mondo.
Ecco i numeri del Nikkei 225 ai valori del 19 Maggio 2023:

Closing Price Year Open Year High Year Low Annual
30,808,35 25,716.86 30,808.35 25,716.86 18,06%

Ed ecco qui di seguito il grafico proprio dal 1990, stiamo parlando di ben 33 anni: precisamente ha toccato il valore di 38.170 l’11 gennaio 1990 e pochi giorni fa, 30.808. Siamo sui valori di maggio di 33 anni fa.

Andamento indice Nikkei 225 Andamento indice Nikkei 225 Ha toccato il valore di 38.170 l’11 gennaio 1990 e pochi giorni fa è arrivato a 30.808 (19 maggio 2023).

Ci sono voluti trent’anni quindi e, a causa di questo lungo tempo di recupero, nessuno o pochi, tra analisti gestori ed esperti a vario titolo di mercati finanziari, hanno suggerito nell’ultimo anno di investire in Giappone come possibile diversificazione geografica, tutti concentrati a Est su Cina e, al massimo, su India.
Di seguito vi propongo un’analisi sull’indice giapponese, ma sappiate che la mia non vuole essere un’indicazione ad investire, solo una considerazione di come alcune informazioni vanno sempre là dove c’è una maggiore condivisione. Vi capiterà nei prossimi giorni, infatti, di leggere che esiste, guarda un po’, anche il Giappone, ed inizieranno a parlarne in molti soprattutto se l’andamento, come si vede dal quadro tecnico qui di seguito riportato, dovesse restare ben impostato:

Indice giapponese Indice giapponese Una “rottura netta” al di sopra della soglia psicologica di 30 mila punti, se confermati nelle prossime sedute, potrebbe innescare una corsa al posizionamento sul Giappone.

Del resto, osservando l’immagine riportata qui in alto, quando il grafico taglia al rialzo quelle due linee (rossa e verde, che sono due medie mobili maggiormente utilizzate) e l’indice di forza relativa – quello in basso - punta decisamente verso l’alto, l’analisi tecnica molto semplice, ma forse anche per questo efficace, indica a chi segue i grafici un evidente segnale di acquisto.
Possiamo anche immaginare che una “rottura netta” al di sopra della soglia psicologica di 30 mila punti, se confermati nelle prossime sedute, potrebbe innescare a quel punto una corsa al posizionamento sul Giappone. Ed arriveranno i flussi di denaro degli investitori retail internazionali, alla ricerca di rendimento e avvolti nelle narrazioni degli “esperti”.

Tokyo ha avuto quindi un bel rally nelle ultime sedute, dopo il superamento del massimo relativo dell’agosto 2022, ma ci sono le criticità? Certo, e come sempre, vediamo il contesto. Si deve considerare che la Banca Centrale in Giappone resta al momento ultra accomodante mentre tutte le altre Banche Centrali nel Mondo seguono politiche restrittive, anche se si immagina già una pausa e, successivamente, un inizio di taglio dei Tassi, soprattutto se i dati di inflazione risulteranno in effetti più bassi e il PIL delle principali economie occidentali dovesse scendere oltre alcuni livelli e segnare magari un inizio di recessione o meglio, e come ci si augura, un soft landing.
È inevitabile, tuttavia, che questa divergenza di politica monetaria si manifesterà più in là nel tempo ma, al momento, è questo lo stimolo per i mercati in Giappone. Ma attenzione, anche lì l’inflazione si fa sentire e segna un bel 4,2%, che è il loro massimo da inizio anni ‘80. E tutto questo a costo di uno yen fortemente deprezzato, che favorisce però l’export e spinge l’economia ma anche i prezzi.

Se il cambio contro Yen ha quindi da un lato sottratto rendimento sino ad oggi agli investitori esteri di Titoli ed Azioni giapponesi, immaginando che il neopresidente della Banca Centrale del Giappone inizierà però ad alzare i tassi di almeno di 50 bp, un eventuale posizionamento su Equity giapponese andrebbe quindi preferito oggi a cambio aperto, magari in settori finanziari che sono più sensibili al possibile futuro rialzo dei tassi. Ma con lo Yen probabilmente in crescita ed una politica monetaria meno accomodante, non è detto che andamento del Nikkei sino ad oggi possa proseguire a lungo almeno agli stessi ritmi e, probabilmente, ciò avverrà quando invece inizieranno ad arrivare gli investimenti dei clienti retail. Aspettiamo quindi di sapere cosa dirà Ueda – presidente della BOJ - al prossimo meeting del 16 Giugno.

Meglio attendere metà giugno per investire? Purtroppo, io non sono un esperto e un narratore, non vendo previsioni ma faccio “solo” asset allocation, auspicabilmente robuste e che riescano a superare, magari con qualche acciacco momentaneo, anche le tempeste più impegnative che, sebbene ci possano spaventare, rientrano tra gli eventi possibili. Mi affido alla diversificazione anche quando non funziona e per questo evito di sopravvalutarla, e commetto errori come tutti, ma cerco di ridurne al minimo l’impatto, consapevole che gli errori non si possono eliminare, e tuttavia si può provare a commetterne di meno, con lo studio continuo ed il lavoro quotidiano nel tentativo di capire ogni giorno qualcosa in più, per scoprire tuttavia ad ogni passo in avanti che la strada da percorrere è, nella conoscenza, infinita. Scommesse? Non ci possono essere, la merce più preziosa che tratto non sono i Titoli o gli indici, ma la fiducia di chi mi ha affidato il suo patrimonio.

Difficile navigare nei Mercati, soprattutto se non si accetta la volatilità, l’incertezza e il fatto che ogni previsione che viene fatta può essere smentita successivamente dall’andamento degli indici. E quanti oggi, nonostante l’analisi che ho fatto ed i segnali di acquisto indicati, investirebbero sul Nikkei sapendo che i prezzi solo ora sono tornati sui livelli di trent’anni fa? A parte il cambio, 1000 euro investiti nel 1990 solo ora rivedono lo stesso valore nominale. E poi vogliamo scontare l’inflazione? Acquistereste azioni sul Nikkei? Eppure, c’è un cambiamento in atto, non solo sugli indici, e per questo potrebbe essere un peccato non considerarlo tra le varie opzioni possibili, al di là di ogni analisi e previsione futura.

Andiamo ora invece ad inizio anno ed a ciò che ci ha fatto soffrire maggiormente l’anno passato: Quanti il 1° gennaio 2023 hanno o avrebbero investito o aumentato l’esposizione sul Nasdaq e sui titoli growth dopo la debacle del 2022? Eppure, lo sappiamo bene, sulla carta si investe o si aumenta l’esposizione quando i prezzi sono bassi, si dovrebbe avere insomma un comportamento anticiclico. Ma in Borsa i saldi non creano mai la fila come avviene nelle vie dello shopping.
Soprattutto, ricordiamo quali erano ad inizio anno le previsioni sui growth e sul Nasdaq? Si immaginavano scenari apocalittici o sbaglio? E quanta paura c’era in chi aveva (e si spera abbia ancora) esposizioni su titoli o fondi che hanno una certa volatilità? E invece il Nasdaq, che non legge le previsioni degli esperti e degli investitori, soprattutto ignora le previsioni che si sentono al bar e che influenzano più di quanto pensiamo le scelte di quei risparmiatori non assistiti da un Consulente, ha deciso di salire oltre il 20% dal 1° gennaio ad oggi. Avete compreso? Oltre il 20%. Eh già, il 20%. Potrà salire ancora? Certo. Ma sapete, potrebbe anche scendere, come è normale per un indice azionario.

Tutto questo andamento positivo a New York che ha portato lo S&P500 intorno ai 4.200 ed in Europa a rialzi a doppia cifra, avviene mentre è in pieno svolgimento la solita sceneggiata a Washington sul debito americano. I Repubblicani, come da copione, hanno abbandonato il tavolo delle trattative sul debt ceiling – anche questo è un classico - e si sono presi una "pausa”. Anche la Casa Bianca ha ammesso che ci sono problemi nella trattativa e che la distanza sul budget tre Repubblicani e Democratici è eccessiva. Strano, vero?
E giù fiumi di parole nei TG ed inchiostro sui quotidiani, analisi di scenario come fosse Antani, e anche su questo tema si sprecano i “secondo me”. Ma, in realtà, sappiamo tutti come andrà a finire, vero? Ma certo, con un ricorrente ed inevitabile accordo. Magari sul filo di lana, ma con un accordo. Ed i Mercati che festeggeranno.
Se poi sommiamo questo inevitabile accordo ai toni più dovish di Powell, gli indici a Wall Street, già impostati positivamente anche dal punto di vista grafico, potrebbero ricevere un ulteriore boost.

Ma ci sono delle criticità che possono compromettere tutto questo? Certo, ci mancherebbe, perché l’inflazione non è certo sconfitta e, nonostante le attese al ribasso future, non possiamo sapere per quanto tempo davvero si aggirerà tra noi, con la sua presenza inquietante.
E poi ci sono le curve obbligazionarie invertite, ma anche i livelli di disoccupazione ai minimi storici in US ed EU, i prezzi delle case in USA che hanno fatto i massimi storici, i margini aziendali che restano elevati ed anche i multipli in USA, piuttosto alti. E ancora la politica monetaria che doveva portare ad una recessione leggera che però, ancora, non si vede. Resta solo l’inflazione.
Tirando le somme, da inizio anno ad oggi c’è da riconoscere che sono stati saggi i consigli a non vendere nel 2022, ad aver pazienza, a spostare in avanti le nostre attese sugli investimenti. E l’effetto positivo si deve ancora dispiegare sulle componenti obbligazionarie dove però il recupero, se vogliamo, può dirsi anche più meccanico come in molte occasioni spiegato e, su questi livelli, meno aleatorio. Certo oggi si dovrebbe puntare sul debito di alta qualità ed in Italia, invece, si fa il pieno di BTP anche lunghi, ignorando il livello di rating ed i rischi quando si è fuori dall’investment grade. Il Tesoro fa il suo mestiere, e lo fa anche bene, ma i risparmiatori dovrebbero prestare minore attenzione alle sirene e concentrarsi sulla opportunità di assumere rischi spesso inutili.

Basterebbe solo ricordare sempre alcuni concetti per seguire i nostri investimenti con maggiore serenità: ricordarsi, ad esempio, che nessun mercato o titolo sfugge alla regola della Mean Reversion o Ritorno alla Media e, ancora, che nel calcolo delle probabilità condizionate, un evento recente (ad esempio l’andamento dei mercati nel 2022) ha un peso statistico diverso rispetto ad un evento remoto, ed ha quindi minore probabilità di verificarsi l’anno successivo. Insomma, una replica dei mercati del 2022 nel 2023 è estremamente improbabile mentre è più alta la probabilità di avere mercati positivi. Semplice vero? Eppure, non è affatto facile.