Perché Meta e Google stanno per affrontare un processo senza precedenti?

P. F.

28 Gennaio 2026 - 12:50

I colossi dei social network si preparano ad affrontare un processo storico relativo alla salute mentale dei minori. Ecco quali sono le accuse e cosa potrebbe succedere se venissero condannati.

Perché Meta e Google stanno per affrontare un processo senza precedenti?

Per la prima volta nella loro storia, i grandi colossi dei social media saranno chiamati a difendersi davanti a una giuria popolare dalle accuse di aver danneggiato la salute mentale dei più giovani.

A partire da questa settimana, in un tribunale di Los Angeles, si apre un processo che vede coinvolte alcune tra le società che controllano le principali piattaforme digitali al mondo: TikTok, Meta, Snapchat e Google. Tra i testimoni attesi, anche Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Meta.

Le ragioni della causa contro Meta, Google, TikTok e Snap

Al centro del procedimento c’è la denuncia presentata da una ragazza oggi diciannovenne, indicata negli atti come K.G.M., insieme alla madre Karen Glenn. Le due accusano TikTok, Meta, Snap e Google - quest’ultimo per il ruolo svolto da YouTube - di aver progettato consapevolmente piattaforme capaci di creare dipendenza, pur conoscendo i rischi per la salute mentale dei minori.

Secondo la causa, l’uso intensivo dei social, iniziato quando la ragazza aveva appena dieci anni, avrebbe contribuito a un progressivo peggioramento del suo benessere psicologico, fino ad arrivare ad autolesionismo e pensieri suicidi.

Nel mirino finiscono alcune caratteristiche chiave delle piattaforme, come lo scrolling infinito dei contenuti, le notifiche continue, gli algoritmi di raccomandazione e i meccanismi di confronto sociale e di immagine corporea. I querelanti chiedono un risarcimento economico non quantificato.

Un processo che può fare la differenza

Il processo, che dovrebbe durare diverse settimane, è uno dei cosiddetti “bellwether case”, processi pilota destinati a orientare l’esito di un contenzioso molto più ampio. Negli Stati Uniti sono infatti pendenti circa 1.500 cause simili contro le grandi piattaforme social, tutte basate su presunti danni alla salute mentale di bambini e adolescenti.

In aula sono attesi dirigenti ai vertici di Meta, ByteDance (TikTok) e Google, chiamati a fare chiarezza su struttura e comportamento dei loro prodotti di punta. La giudice che segue il caso ha chiarito che la giuria dovrà valutare se elementi come i feed “infiniti” o i sistemi di raccomandazione abbiano contribuito direttamente ai danni denunciati. Un’eventuale condanna potrebbe tradursi in risarcimenti miliardari e nell’obbligo di modificare in profondità il funzionamento delle piattaforme.

Il patteggiamento di TikTok e Snap

Alla vigilia del processo, però, il fronte delle aziende si è parzialmente ridotto. TikTok ha raggiunto un accordo extragiudiziale con la famiglia della ragazza, con termini non resi pubblici, evitando così il confronto davanti alla giuria. Una settimana prima aveva fatto lo stesso Snap.

Secondo l’avvocato della diciannovenne, questi patteggiamenti potrebbero rappresentare un precedente importante e spingere le aziende a chiudere anche molti altri procedimenti simili ancora aperti.

Le difese delle piattaforme e il clima politico

Da anni i vertici delle Big Tech respingono l’idea che i social network siano direttamente responsabili della crisi di salute mentale tra i giovani, data l’assenza di studi scientifici definitivi che comprovino questa tesa. Le aziende fanno inoltre leva sulla Section 230, la norma federale statunitense che limita la loro responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti.

Il contesto politico e sociale, però, è cambiato. Nel 2024 l’allora chirurgo generale degli Stati Uniti Vivek Murthy aveva chiesto l’introduzione di avvisi sanitari sui social sul modello di quelli per il tabacco, mentre diversi studi mostrano come una parte consistente degli adolescenti percepisca un impatto prevalentemente negativo delle piattaforme sulla loro generazione.

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