Perché le azioni europee continuano (e continueranno) a battere Wall Street

R. F.

5 Giugno 2025 - 18:06

Le azioni globali raggiungono un nuovo massimo storico grazie all’ottimismo per un’economia USA, ma l’interesse degli investitori si sta rivolgendo verso altri mercati, diversi da quelli americani.

Perché le azioni europee continuano (e continueranno) a battere Wall Street

È sotto gli occhi di tutti. I mercati finanziari globali hanno raggiunto un nuovo massimo storico per la prima volta da febbraio, grazie ai segnali di un’economia statunitense resiliente alla “Trump Economics” che hanno messo in secondo piano le incertezze legate alle trattative commerciali.

Prendiamo in considerazione un indice globale come l’MSCI All-Country World - salito ieri dello 0,2%, toccando quota 887,73 punti e superando il precedente record di 887,72 punti registrato a febbraio 2025. Tuttavia, se osserviamo indici azionari geograficamente puri, l’S&P 500 e lo Stoxx Europe 600 restano entrambi oltre il 2% al di sotto dei massimi raggiunti all’inizio dell’anno.

I mercati azionari, ben oltre le mie aspettative, si sono ripresi dai minimi di aprile dopo che il presidente USA Donald Trump ha adottato un tono più morbido riguardo ai dazi. Le speranze di una tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina hanno ulteriormente migliorato il sentiment, mentre i dati economici recenti hanno confermato la solidità del mercato del lavoro americano.

Alcuni sottolineano che l’ottimismo legato all’intelligenza artificiale, emerso dopo la pubblicazione dei risultati aziendali relativi al 1° trimestre 2025, sta contribuendo a sostenere il sentiment, soprattutto per il settore tecnologico, mentre un dollaro più debole ha incrementato il valore delle azioni internazionali extra-USA, cioè quelle denominate in euro, in yen o in sterline.

Sembra che ora gli investitori temano meno Trump, dato il suo comportamento definito TACO (acronimo che sta per “Trump Always Chickens Out”, cioè sui dazi Trump prima fa la voce grossa ma poi se la controparte effettua ritorsioni si tira indietro e si ammorbidisce). Ma io no mi fido di Trump. Sono passati solo 5 mesi dal suo insediamento e ha già terremotato la politica internazionale e i mercati internazionali. Che cosa ci aspetterà nei 3 anni e mezzo che gli sono rimasti alla presidenza USA?

Ci vuole un po’ di prudenza, indubbiamente. L’incertezza commerciale è infatti tornata a crescere negli ultimi giorni, con Washington e Pechino che si accusano reciprocamente di violare gli accordi. Trump ha dichiarato sui social di apprezzare Xi Jinping, ma ha sottolineato che il leader cinese è molto difficile da trattare, evidenziando le tensioni ancora presenti tra le due maggiori economie mondiali.

La drammatica situazione della guerra sui dazi è sempre più vista per quello che è realmente: una grande incertezza commerciale piuttosto che un crollo del commercio globale. L’attenzione si concentrerà nei prossimi giorni sui dati chiave sull’occupazione negli Stati Uniti, che dovranno confermare la robustezza della crescita economica. Più in generale però mi interessa sottolineare una cosa: il capitale vagante internazionale ha già scelto l’Europa per il 2025. Basta guardare le performance assolute da inizio anno fino al 4 giugno 2025, calcolate in euro, dei principali listini europei, raffrontata alle performance in dollari del Nasdaq, del Dow Jones e dell’SP500.

INDICEPERF. DA INIZIO ANNO IN VALUTA LOCALE
DOW JONES -0,05%
SP500 +1,50%
NASDAQ +0,5%
DAX +22,20%
IBEX +22,01%
FTSEMIB +17,50%

Se calcoliamo invece le performance in euro anche dei listini americani (noi infatti siamo europei e l’estratto conto della posizione titoli della nostra banca arriva denominato in euro) la disparità peggiora ulteriormente, data la debolezza del dollaro nel 2025:

INDICE PERF. DA INIZIO ANNO IN EURO
DOW JONES -9,15%
SP500 -7,72%
NASDAQ -8,67%
DAX +22,20%
IBEX +22,01%
FTSEMIB +17,50%

Qualcuno obbietterà che arrivati a questi livelli i listini europei siano sopravvalutati rispetto ai listini americani. Nient’affatto. Con l’ausilio di Bloomberg ho calcolato i Price/Earnings dei listini summenzionati, con i prezzi rilevati alla sera del 3 giugno 2025, ma con gli utili stimati al 2026.

E ne viene fuori che anche con la performance eccezionale del 2025, i listini europei rimangono ancora meno cari in termini di prezzi relativi:

INDICE P/E FORWARD 2026
DOW JONES 21,4 X
SP500 23,5 X
NASDAQ 32,1 X
DAX 18,5 X
IBEX 12,5 X
FTSEMIB 11,4 X

Quindi, dopo uno storno dei mercati - tecnicamente possibile nel breve, perché assistiamo ad un iper-comprato marcato da un po’ di tempo sui listini - è possibile che la preferenza degli investitori internazionali continui ad essere orientata ai mercati europei, più che ai mercati americani. Anche perché, nonostante il rally da inizio anno ad oggi, i listini europei sono anche i più “remunerativi” per gli azionisti rispetto a quelli americani. Vediamo perché.

Ho fatto una comparazione - sempre grazie a Bloomberg - del tasso di dividendo fra i vari listini e ne esce anche in questo caso una netta superiorità dell’area euro rispetto a mercati USA, calcolando il tasso di dividendo dell’indice come il rapporto fra il suo dividendo stimato 2026 e il prezzo dell’indice alla data del 3 giugno 2025.

INDICE DIVIDEND YIELD FORWARD 2026
DOW JONES 1,70%
SP500 1,29%
NASDAQ 0,69%
DAX 2,45%
IBEX 3,90%
FTSEMIB 4,66%

Come si può osservare, i listini europei sono più generosi con gli azionisti rispetto ai listini americani, anche grazie al maggior peso di bancari e assicurativi, e addirittura si arriva all’indice di borsa italiana che ha un tasso di dividendo che è oltre 6 volte il tasso di dividendo del Nasdaq.

Dopo i P/E migliori, i tassi di dividendo migliori, la debolezza del dollaro e l’incertezza Trump, c’è un ultimo fattore che potrebbe far proseguire l’appetito estero per i listini azionari europei, e quindi il rally dei listini europei, ed allargare ancor più la disparità di performance rispetto a quelli americani nel 2025: il diverso atteggiamento delle due banche centrali, la Fed e la BCE, sulla politica monetaria del 2025.

La Banca Centrale Europea era già considerata quasi certa tagliare i tassi nella riunione di giovedì, e qualsiasi ostacolo è stato ora rimosso dall’inflazione (1,9% annualizzata) sorprendentemente bassa nell’area euro a maggio, come ho già scritto nel mio articolo pubblicato il 4 giugno su Money.it Premium.

Nel frattempo, gli ultimi dati statunitensi continuano a fornire pochi elementi a favore di tagli ai tassi. I dati sull’occupazione in uscita venerdì offriranno indicazioni sul mercato del lavoro, ma l’ultimo sondaggio JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) suggerisce che l’occupazione rimane stabile.

E così, con l’ausilio del database Bloomberg, ho fatto un’analisi del mercato dei derivati sul tasso overnight (il tasso a 1gg del mercato interbancario) delle due banche centrali, per cercare di capire quello che il mercato pensa sarà il livello futuro (marzo 2026) del tasso ON sul dollaro e del tasso ON sull’euro alla fine del 1° trimestre dell’anno prossimo.

Sono stime dei mercati, non sono valori futuri che realmente accadranno (nessuno ha la sfera di cristallo).

TASSO O.N. ATTUALE EURO TASSO O.N. EURO STIMA MARZO 2026
2,25% 1,50%
TASSO O.N. ATTUALE DOLLAROTASSO O.N. DOLLARO STIMA MARZO 2026
4,30% 3,75%

Si vede chiaramente che i mercati pensano che ambedue le banche centrali effettueranno tre tagli da 25bps da oggi a marzo 2026 in area euro e circa 2 tagli da 25 bps in area dollaro. Quindi, comunque vada, il livello terminale (marzo 2026) del tasso interbancario in euro è nettamente più basso del livello del tasso ON dollaro a marzo 2026.

Che cosa implica tutto ciò? Tassi più bassi supportano le valutazioni azionarie e, in Europa, queste continuano e continueranno a essere molto più convenienti rispetto agli Stati Uniti. Soprattutto se prendete in considerazione il differenziale tra DIVIDEND YIELD AZIONARIO E IL RENDIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI GOVERNATIVE nelle due macroaree che stiamo esaminando.

Questo rappresenta un problema per il cosiddetto “American Exceptionalism trade”, che si è basato principalmente, ma non esclusivamente, sull’espansione delle valutazioni legate ai sette giganti tecnologici, i cosiddetti “Magnificent Seven”. Ora non è più così.

In sintesi, le azioni europee, anche dopo la recente sovraperformance, appaiono ancora attraenti e lo saranno ancor di più con un eventuale allentamento monetario da parte della BCE più deciso rispetto a quello della Fed negli USA.

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