Perché la Svezia è diventata l’arma segreta della NATO?

Andrea Muratore

28/12/2025

Dall’ingresso nella NATO alla centralità nel Baltico, passando per industria bellica e Gripen: la Svezia emerge come nuovo pilastro della sicurezza e della strategia militare europea.

Perché la Svezia è diventata l’arma segreta della NATO?

Una nuova, dinamica potenza militare vuole farsi strada in Europa a cavallo tra proiezione geopolitica, resilienza industriale e ambizioni strategiche: la Svezia, ultima nazione a entrare nella NATO, nel 2024, sull’onda lunga della guerra in Ucraina ma attore sempre più centrale nelle filiere produttive e nelle decisioni strategiche dell’Alleanza Atlantica.

Stoccolma lo ha dimostrato operativamente tirando le fila dell’operazione Baltic Sentry con cui la NATO ha controllato, lungo l’intero arco dell’anno, le infrastrutture sottomarine critiche nella sua regione di pertinenza, il Mar Baltico, a seguito di presunti attacchi russi ai cavi sottomarini connettenti Finlandia e Estonia e a diversi incidenti che tra fine 2024 e inizio 2025 hanno alzato l’allarme per la guerra ibrida di Mosca.

L’adesione della Svezia alla NATO, ancora più di quella della Finlandia, ha contribuito a fare del Baltico un “lago atlantico”. Il Foreign Policy Research Institute ricorda inoltre che l’adesione della Svezia alla NATO ha migliorato la capacità dell’alleanza di coordinare la pianificazione della difesa per l’isola di Gotland, strategicamente importante, situata nel Mar Baltico centrale, assieme a quella danese di Bornholm.

La Svezia ha anche dispiegato un’unità, il 71esimo battaglione di fanteria meccanizzata, a partecipare con 550 unità al contingente delle Forze Terrestri Avanzate in Lettonia, segno del fatto che la storica neutralità svedese, sancita dal Congresso di Vienna del 1815, è venuta definitivamente meno e che il regno è pronto a giocare un ruolo attivo nella sicurezza continentale.

Ma non finisce qui. La Svezia porta in dote alla NATO e ai progetti di autonomia strategica europea un comparto industriale della difesa resiliente, ben sostanziato nell’aiuto all’Ucraina: 20 pacchetti di armi per 3 miliardi di euro, tra cui i semoventi Archer e i veicoli CV90. Centrale anche il ruolo della Polonia, che nel 2024 ha investito 1,5 miliardi di euro in fucili Carl Gustav M4, e successivamente nei sottomarini A26 della Saab, per un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro, rafforzando la sicurezza del Baltico.

Last but not least, la Svezia è al centro del gioco aeronautico europeo grazie al Jas-39 Gripen, impiegato dall’aviazione thailandese e rilanciato nella versione Gripen E, progettata per operare da autostrade e laghi ghiacciati, simbolo di robustezza e resilienza operativa. Secondo la European Future Society, il Gripen potrebbe diventare un’alternativa europea alla dipendenza dagli Stati Uniti, anche grazie all’integrazione con i missili Taurus.

Non a caso, anche l’Ucraina guarda al Gripen: a ottobre, Volodymyr Zelensky e il premier svedese Ulf Kristersson hanno firmato a Kiev un accordo per 150 caccia Gripen. Il tutto mentre Stoccolma pianifica una spesa extra di 31 miliardi di euro per portare gli investimenti in Difesa al 3,5% del PIL, presentandosi come una “Sparta del Nord” nel nuovo scenario strategico europeo.