Perché la sovraccapacità produttiva della Cina spaventa l’Occidente

Federico Giuliani

5 Marzo 2024 - 07:31

A causa del rallentamento dell’economia della Cina i governi di Usa e Ue temono che il Dragone possa tentare di alleviare la sovraccapacità interna incrementando le sue esportazioni a basso costo.

Perché la sovraccapacità produttiva della Cina spaventa l’Occidente

Premessa doverosa: la Cina non è più la «fabbrica del mondo» e già da molti anni ha smesso di puntare sulla produzione ed esportazione di paccottiglia a basso costo per ingrossare le sue casse. L’export in Occidente di giocattoli e utensili per la casa - due categorie di beni che nel recente passato hanno stravolto sia l’economia europea che quella statunitense – è stata sostituita dall’invio oltre la Muraglia di oggetti ben più tecnologici, come smartphone, pannelli solari e auto elettriche.

Cambiano gli oggetti dunque ma, agli occhi delle aziende occidentali, non la sostanza: Pechino continua a fare leva sull’export di beni a basso costo minando l’esistenza di una nutrita schiera di concorrenti.

Adesso, dato il rallentamento del motore economico cinese, i governi di Usa e Ue temono che il Dragone possa tentare di alleviare la sovraccapacità interna incrementando le sue esportazioni. Washington ha già avvertito Pechino che gli Stati Uniti e i loro partner “agiranno” nel caso in cui la Repubblica Popolare Cinese dovesse tentare di risolvere il suddetto problema di sovraccapacità industriale scaricando merci sui mercati internazionali.

Nuove scintille economiche tra Usa e Cina

Citando due alti funzionari anonimi del Tesoro Usa, il Financial Times ha fatto sapere che una delegazione americana ha espresso chiaramente le sue preoccupazioni in una recente visita in Cina, anche in conversazioni con He Lifeng, il vice premier responsabile dell’economia cinese.

“Siamo preoccupati che le politiche cinesi di sostegno industriale e le politiche macro, che sono più focalizzate sull’offerta anziché pensare da dove arriverà la domanda, stiano entrambe andando verso una situazione di eccesso di capacità in Cina”, ha dichiarato Jay Shambaugh, sottosegretario agli affari internazionali Usa, che recentemente ha guidato un team economico a Pechino. Il rischio paventato da Washington, insomma, è che le mosse del Dragone finiranno per colpire i mercati mondiali con conseguenze ancora tutte da valutare.

Gli Stati Uniti, nello specifico, sono più preoccupati per la produzione avanzata e in particolare per i settori dell’energia pulita come i veicoli elettrici, i pannelli solari e le batterie agli ioni di litio. Shambaugh ha affermato di aver sottolineato che non sono solo gli Usa ad essere preoccupati, e che la Cina non dovrebbe considerare alcuna risposta statunitense o di altri Paesi come un qualcosa di improvviso.

Il sottosegretario in questione, tra l’altro, è a capo, per parte statunitense, di uno dei due gruppi di lavoro che Washington e Pechino avevano creato dopo la visita del segretario al Tesoro Janet Yellen a Pechino lo scorso anno per discutere dossier spinosi come l’eccesso di capacità, nel tentativo di allentare le tensioni. “Il resto del mondo risponderà, e non lo farà in un nuovo modo anti cinese, ma risponderà alla politica cinese”, ha ribadito Shambaugh.

La sfida della sovraccapacità cinese

Un anno fa l’Ue ha lanciato un’indagine anti sovvenzioni sull’industria cinese dei veicoli elettrici. Pochi giorni fa, il commissario europeo alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha invece affermato che Bruxelles è pronta a utilizzare strumenti commerciali per contrastare le pratiche eventuali commerciali sleali cinesi Un funzionario ha affermato che Washington vuole assicurarsi che Pechino prenda sul serio la questione. L’argomento costituirà una “parte importante” dell’agenda quando Yellen visiterà Pechino entro la fine dell’anno. In ogni caso, alcuni esperti sottolineano che quasi un terzo delle esportazioni cinesi di veicoli elettrici lo scorso anno riguardavano automobili prodotte da Tesla, una società statunitense, nella sua fabbrica di Shanghai.

Scott Kennedy, un esperto di economia cinese presso il think tank CSIS, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero fare pressione sulla Cina affinché il gigante asiatico aumenti la domanda interna. “Supponendo che tutto ciò non riesca a cambiare le cose, Washington non avrà altra scelta che seguire l’Ue e avviare indagini che probabilmente porterebbero a restrizioni sostanzialmente ampliate sulle importazioni cinesi”, ha commentato l’esperto.

La Cina ha riconosciuto i rischi derivanti dall’eccesso di capacità, che è stata una caratteristica del suo sviluppo industriale per decenni, ma non ha delineato un piano chiaro per affrontare il problema. Lo scorso dicembre il presidente Xi Jinping spiegava che la sovraccapacità in alcuni settori sarebbe stata una delle “sfide” da affrontare per salvaguardare la futura crescita economica. Questo mese il ministero del Commercio cinese ha annunciato piani per sostenere lo “sano sviluppo” dell’espansione dei veicoli elettrici all’estero, inclusa una maggiore cooperazione con partner stranieri.