La stabilità del mercato azionario è influenzata da numerosi fattori economici e finanziari. Tra questi, le politiche monetarie delle banche centrali svolgono un ruolo cruciale. Negli ultimi anni, le banche centrali, tra cui la Federal Reserve statunitense, hanno adottato misure straordinarie per sostenere l’economia globale. Tuttavia, queste stesse misure potrebbero portare a una nuova crisi borsistica nel 2026. Per quale motivo? E come prepararsi per questo evento?
Come il QE (quantitative easing) abbia influenzato il susseguirsi di crisi
Negli ultimi decenni, il debito pubblico degli Stati Uniti è cresciuto a un ritmo molto più rapido rispetto al PIL. Questo squilibrio ha creato preoccupazioni per una possibile crisi del credito e una spirale deflazionistica. Per contrastare tali rischi, la Federal Reserve ha implementato politiche di monetizzazione del debito pubblico attraverso il quantitative easing (QE).
Il QE consiste nell’acquisto di titoli di Stato e altri asset finanziari da parte della banca centrale, iniettando così liquidità nel sistema economico. Questa strategia ha liberato capitale, permettendo al settore privato di sfruttare il proprio debito e sostenendo la crescita economica. Altre principali banche centrali, come la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone, hanno seguito un approccio simile, causando un aumento esponenziale della liquidità globale.
In che modo il QE influenza i mercati azionari?
L’abbondanza di liquidità ha avuto diversi effetti sui mercati finanziari. In primo luogo, ha mantenuto i tassi di interesse a livelli storicamente bassi, incentivando gli investimenti in asset con rendimenti più elevati, come le azioni. Questo ha spinto i mercati azionari verso nuovi massimi, con l’S&P 500 che ha visto un incremento significativo del suo valore negli ultimi anni.
Tuttavia, questa situazione non può durare indefinitamente.Quando nel 2022 le banche centrali hanno iniziato a ridurre i loro bilanci e a ritirare la liquidità dal sistema per raffreddare l’inflazione, i mercati azionari subiranno inevitabilmente una correzione. Questo ciclo di espansione e contrazione si è verificato ogni quattro anni circa dal 2008, anno della Grande Crisi Finanziaria.
Uno sguardo alle crisi precedenti: 2022 e 2018
Nel 2022, i mercati azionari hanno subito una significativa correzione. L’inflazione crescente ha spinto la Federal Reserve ad aumentare i tassi di interesse più rapidamente del previsto. Questa stretta monetaria ha ridotto la liquidità disponibile e ha aumentato il costo del capitale, portando a una diminuzione degli investimenti e a un calo dei prezzi delle azioni. Inoltre, le tensioni geopolitiche e le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali hanno contribuito a creare un clima di incertezza economica, aggravando ulteriormente la situazione.
Anche nel 2018, i mercati azionari hanno vissuto una fase di volatilità e declino. In quell’anno, la Federal Reserve ha continuato ad aumentare i tassi di interesse, preoccupata per i segnali di surriscaldamento dell’economia. Questo ha portato a una diminuzione della liquidità e a una revisione al ribasso delle aspettative di crescita. Inoltre, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno creato un clima di incertezza che ha spinto gli investitori a vendere asset rischiosi, causando un calo generalizzato dei prezzi delle azioni.
Da cosa è dettato questo ciclo? La teoria del ciclo economico di Dow e Ray Dalio
Le dinamiche sopra descritte possono essere comprese meglio attraverso la teoria dei cicli economici. Charles Dow, uno dei pionieri dell’analisi tecnica, ha introdotto la teoria dei cicli economici per spiegare i periodi alternati di espansione e contrazione nell’economia. Secondo Dow, i mercati finanziari tendono a seguire cicli regolari che riflettono le condizioni economiche sottostanti.
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha sviluppato ulteriormente questa teoria, identificando vari tipi di cicli economici, tra cui il ciclo del debito a lungo termine. Dalio sostiene che i cicli economici sono guidati principalmente dalla dinamica del debito e dal comportamento delle banche centrali. Quando il debito cresce troppo rapidamente rispetto alla capacità dell’economia di sostenerlo, si rendono necessarie misure correttive, come l’aumento dei tassi di interesse e la riduzione della liquidità, che portano a periodi di recessione.
Quali sono le prospettive per il 2026?
Sulla base dei cicli storici e delle attuali dinamiche economiche, è plausibile prevedere una nuova serie di ribassi in borsa a partire dal 2026. Le banche centrali, nel 2022, hanno appesantito le condizioni economiche alzando i tassi d’interesse a livelli record e avviando in maniera molto graduale un processo di tapering. Questo ha ridotto il tasso d’inflazione fino ad avvicinarlo al target delle banche centrali nel 2024.
In sostanza, nell’arco temporale compreso tra il 2026 e il 2028, seguendo il concetto di ciclo economico-monetario, diventa statisticamente probabile assistere a una nuova importante contrazione dei mercati. Bisogna considerare che i tassi d’interesse sono ancora molto alti e la Fed non ha ancora iniziato a ridurre i tassi, al contrario della BCE, che ha già ridotto i tassi della zona euro di 25 punti base.
Nonostante questo e un «accenno» di tapering, la liquidità globale resta ancora ai massimi storici, preoccupando molto gli esperti riguardo a una possibile seconda ondata di inflazione e quindi una seconda ondata di restrizioni monetarie.