Perché l’Italia può diventare come l’Ungheria dopo le elezioni secondo l’Unione europea

Giacomo Andreoli

23/09/2022

23/09/2022 - 16:29

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Ursula Von der Leyen ha spiegato che se dopo le elezioni politiche in Italia le “cose andranno male”, la Commissione europea è pronta ad intervenire “come in Polonia e in Ungheria”.

Vedremo il risultato del voto in Italia. Se le cose andranno in una direzione difficile, abbiamo degli strumenti, come nel caso di Polonia e Ungheria”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, mentre era in visita ieri all’università di Princeton, ha commentato le elezioni politiche italiane di dopodomani, domenica 25 settembre.

Le dichiarazioni hanno fatto discutere, con tutto il centrodestra che protesta e parla di ingerenza non richiesta e non dovuta. In particolare, poi, gli eurodeputati della Lega hanno presentato un’interrogazione alla Commissione Ue, chiedendo spiegazioni e forse procederanno con una mozione di censura. “Von der Leyen - scrivono - non ritiene questo intervento lesivo del principio di indipendenza della Commissione?”.

La Commissione, per bocca del portavoce Eric Mamer ha replicato dicendo che “è assolutamente chiaro come la presidente non sia intervenuta nelle elezioni italiane quando ha parlato di strumenti e ha fatto riferimento a procedure in corso in altri Paesi”. Possono scattare delle sanzioni contro l’Italia dopo le elezioni politiche, a seconda della natura politica del prossimo governo o no?

La polemica della Lega e la difesa del Pd

Secondo il leader della Lega quella di von der Leyen sarebbe una “squallida, disgustosa e arrogante minaccia” contro il centrodestra italiano. Secondo il numero uno del Partito democratico, Enrico Letta, “la frase della presidente si presta ad ambiguità: crea casino in Italia e va chiarita”, la presidente “viene dallo stesso partito del quale fanno parte Berlusconi e Tajani, non è che stiamo parlando di una pericolosa comunista: è una persona equilibrata che non ha nulla di pregiudiziale verso quell’area culturale”.

La Commissione europea, quindi, ha fatto sapere che “lavorerà con tutti i governi che usciranno dalle elezioni e che vogliono lavorare con noi”, con la presidente che avrebbe solo “cercato di spiegare il ruolo di guardiana dei trattati della Commissione e in particolare nel campo dello Stato di diritto”.

Cosa intendeva dire von der Leyen

Leggendo in maniera letterale le parole di von der Leyen non è chiaro a cosa si riferisca quando parla del possibile esito delle elezioni italiane. L’unico riferimento chiaro della dalla presidente è al fatto che tra i candidati italiani ci sarebbero figure vicine a Putin e questo fa pensare i maligni proprio alla Lega o forse a Forza Italia, storicamente più vicini al partito Russia Unita del numero uno di Mosca.

Cosa può fare l’Unione europea

Di certo gli strumenti di cui parla von der Leyen sono le procedure di infrazione per violazione dei trattati europei. Nel caso dell’Ungheria sono stati avviati per violazione del trattato fondamentale sull’Unione europea, in relazione alla mancanza di indipendenza della magistratura, la scarsissima libertà di stampa e la carenza di diritti e tutele o la vera e propria vessazione delle minoranze (a partire dalla comunità Lgbt), con critiche associate anche alle norme di emergenza particolarmente restrittive di libertà e diritti varate durante le prime ondate di Covid-19.

Per questo motivo la Commissione Ue, che assieme alla Corte di giustizia europea ha già fatto pagare diversi milioni all’Ungheria per alcune violazioni legate al trattamento dei migranti, ha congelato i 7 miliardi di euro del Pnrr ungherese e ora ha proposto di tagliare il 65% dei fondi di coesione, pari ad altri 7.5 miliardi.

In cosa l’Italia può essere simile all’Ungheria

Non è un mistero che Lega e Fratelli d’Italia, nel nostro Paese, difendano il modello politico-economico del presidente ungherese Viktor Orbán, mentre gli alleati Forza Italia e Noi Moderati si allineano alla posizione del Partito popolare europeo, da cui gli eurodeputati ungheresi di Fidesz se ne sono andati.

Tuttavia anche un atteggiamento eurocritico da parte di un eventuale governo di centrodestra, a meno di violare lo Stato di diritto europeo, non porterebbe a sanzioni da parte della Commissione Ue.

Altro discorso è la rinegoziazione del Pnrr proposta dal centrodestra, a partire da Giorgia Meloni. Cambiare il Piano, secondo i regolamenti europei si può, ma senza stravolgerlo e convincendo tutta l’Unione europea, compresi i Paesi più riottosi. Farlo entro fine anno è rischioso per l’Italia visti i tempi stretti per ricevere la seconda rata annua del Piano, poi il discorso si può riaprire dato che la rata successiva arriva a giugno del 2023.

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