Anche su base annua, UE e Italia rimangono indietro. Intanto Meloni mette in evidenza il recupero del PIL pro-capite del Paese.
Oggi, venerdì 14 agosto 2026, sono stati pubblicati i dati relativi al PIL UE, dell’area euro e della Svizzera del secondo trimestre del 2026.
A saltare subito all’occhio è stata la crescita economica della Svizzera che, su base trimestrale, ha accelerato il passo in modo decisivo e che è stata tre volte tanto quella riportata dall’UE (Unione europea), 3,75 volte quella dell’area euro e addirittura 7,5 volte la crescita del PIL dell’Italia.
PIL Svizzera +1,5% t/t, rispetto a +0,4% area euro e +0,2% PIL Italia
Il prodotto interno lordo elvetico ha riportato un’espansione pari a +1,5%, rispetto al +0,4% dei primi tre mesi dell’anno, facendo impallidire l’espansione del PIL dell’UE, dell’Eurozona e ancora di più del PIL dell’Italia. Nello stesso arco temporale, ha annunciato oggi l’Eurostat, la crescita del PIL UE è stata pari a +0,5% su base trimestrale. Il PIL dell’area euro ha fatto peggio, crescendo dello 0,4%. Il PIL dell’Italia ha sottoperformato anche quello UE e dell’Eurozona, crescendo di appena lo 0,2% (t/t), come reso noto già dall’Istat alla fine di luglio.
Il paragone con la Svizzera fa impallidire sia l’area euro che l’Unione europea.
Il rialzo del PIL svizzero è stato tra l’altro il più forte dal terzo trimestre del 2021, confermando non solo la resilienza, ma anche la maggiore abilità del Paese di far fronte agli ostacoli rappresentati dagli elevati costi energetica legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle incertezze sul commercio.
Quelli diffusi oggi, sia in UE che in Svizzera, sono le stime preliminare del PIL, a cui faranno seguito i numeri definitivi.
Gap tra PIL Svizzera e PIL Europa e Italia evidente anche su base annua
Il gap è tuttavia lampante, e anche su base annua. A fronte del +1% del PIL dell’Eurozona e del +1,2% per il PIL UE (+1% su base annua per il PIL dell’Italia, in questo caso risultato in linea con la crescita dell’area euro), nel secondo trimestre del 2026 il PIL della Svizzera ha segnato un rialzo pari a +2,3%.
Non sono mancati Paesi dell’Unione europea che, in realtà, hanno fatto anche meglio: come la Bulgaria e la Spagna (+2,7%) e ancora di più Cipro (+3,3%) e la Lituania (+3,8%), così come la Polonia (+3,7%), il Portogallo (+2,5%) e soprattutto la Slovenia (+4,8%).
Ma in media la crescita del PIL svizzero, su base annua, ha più che doppiato quella dei Paesi dell’area euro.
Tornando a considerare i dati su base trimestrale, colpisce ancora di più il paragone tra il PIL della Svizzera a quello dell’Italia.
PIL Svizzera cresce 7,5 volte PIL Italia e PIL Germania
Sulla base dei dati preliminari resi noti sempre oggi dall’Eurostat - che hanno confermato le stime preliminari dell’Istat, diffuse alla fine di luglio - il PIL dell’Italia ha messo a segno per l’appunto una crescita pari ad appena +0,2%.
Mettendo a confronto le due performance emerge così che che il PIL svizzero (+1,5%) è cresciuto 7,5 volte rispetto al +0,2% del PIL italiano, così come rispetto al PIL della Germania, che è salito anch’esso dello 0,2%, su base trimestrale, nel secondo trimestre del 2026.
Ma perché la Svizzera batte il PIL UE e dell’area euro e in particolare il PIL dell’Italia?
Dai dati diramati oggi è emerso che, a trainare al rialzo il PIL elvetico è stata soprattutto la spinta arrivata dai settori farmaceutico e chimico, che contano nel Paese alcuni campioni globali.
In generale, a dispetto delle incognite dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, le esportazioni di prodotti svizzeri sono balzate nel secondo trimestre dell’8,8%.
Accelerazione esportazioni svizzere in vista dazi di Trump sostengono il PIL
A sostenere il PIL svizzero è stato anche l’effetto anticipatore legato ai dazi: le aziende farmaceutiche hanno infatti accelerato le esportazioni verso gli Stati Uniti prima dell’introduzione, a luglio, dei nuovi dazi di Trump sul settore.
Ha inciso inoltre sull’espansione dell’economia l’espansione del settore dei servizi.
Per quanto riguarda il PIL dell’Italia, l’ultimo dato - che ha indicato una crescita su base trimestrale per l’appunto pari allo 0,2% e dell’1% su base annua - è stato così commentato dall’Istat:
“Dal lato dell’offerta la crescita congiunturale risulta trainata dal comparto terziario, mentre si registrano flessioni per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, si rileva un contributo negativo della componente estera netta al quale si associa un più marcato contributo positivo della domanda interna al lordo delle scorte”.
Le ragioni più profonde della forza dell’economia svizzera
Vanno tuttavia segnalate le ragioni più profonde del trend del prodotto interno lordo elvetico.
Il dato di oggi è significativo, ma va considerato in un ambito più ampio, ovvero nel modello economico della Svizzera.
Queste caratteristiche sono state evidenziate nell’ultimo rapporto diramato alla fine di giugno dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) a seguito della sua missione nel Paese.
Nel report si legge che i fattori che hanno garantito la stabilità e la crescita del PIL svizzero in un anno caratterizzato dalla volatilità globale sono stati la politica economica solida e la flessibilità della stessa economia.
Inoltre, “nonostante un contesto esterno difficile, le esportazioni hanno mantenuto la loro resilienza e l’impatto dello shock globale dei prezzi dell’energia è stato più contenuto rispetto ai Paesi vicini”.
FMI segnala effetto franco su inflazione elvetica. E il Paese vanta un’elevata produttività
L’FMI si è detto fiducioso nei confronti della capacità del PIL elvetico di continuare a recuperare terreno segnalando anche che “la forza del franco svizzero ha attenuato le pressioni al rialzo sull’inflazione derivanti dai prezzi dell’energia e le aspettative di inflazione rimangono all’interno dell’intervallo di stabilità dei prezzi fissato dalla BNS”.
Guardando al PIL svizzero nel complesso, si può giustamente osservare che i punti di forza sono rappresentati da un’economia molto aperta e diversificata, contrassegnata da una forza lavoro qualificata, da un’elevata produttività e, anche, da politiche macroeconomiche prudenti.
Tra le grandi differenze, il nodo italiano della produttività
Proprio l’elevata produttività è il campo in cui la Svizzera (e non solo), batte l’Italia, posizionandosi tra l’altro ben al di sopra delle medie internazionali e dell’OCSE.
L’elevato livello del rendimento per lavoratore è guidato nel Paese, oltre che da una forza lavoro qualificata, da ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e da un forte orientamento globale verso settori ad alto valore aggiunto come il farmaceutico, gli strumenti di precisione e la manifattura specializzata.
L’Italia fa invece i conti con una debolezza della produttività diventata ormai uno dei freni più importanti alla crescita.
Basti pensare che, stando ai numeri dell’Istat, nel periodo compreso tra il 2015 e 2025 la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media appena dello 0,2% annuo.
Meloni cita PIL pro-capite ma ammette problema annoso produttività
Intanto, in un’intervista rilasciata a MF-Milano Finanza, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a mettere in risalto i progressi compiuti dall’economia italiana con il suo governo.
Meloni si è soffermata sul PIL pro-capite, “che rispecchia l’effettiva ricchezza dei cittadini e che “è cresciuto, rispetto al 2022, di quasi 4.500 euro. Per fare un confronto pre-Covid, dal 2016 al 2019, l’aumento era stato di circa 1.850 euro”.
“Dopodiché”, ha continuato Meloni, “certamente l’economia italiana sconta un annoso problema di bassa produttività del lavoro, legato alla sua struttura produttiva fatta principalmente di micro e piccole imprese, oltre che ai ridotti investimenti in innovazione, ricerca e in capitale umano”.