Perché la guerra commerciale non spaventa Wall Street?

Malgrado i passi avanti di Trump verso una minaccia sempre più concreta alla pace commerciale, Wall Street non ha mostrato reazioni significative per il momento. Vediamo perché.

Perché la guerra commerciale non spaventa Wall Street?

Quella passata è stata una settimana spaventosa sul fronte della guerra commerciale, eppure non si ha questa impressione se si osserva la fredda risposta di Wall Street.
Il mercato ha a malapena mostrato una reazione, malgrado Trump stia minacciando la pace commerciale nel mondo come mai nessun presidente americano della storia moderna aveva fatto.

Vanno infatti presi in considerazione gli sviluppi allarmanti degli ultimi giorni: la Casa Bianca ha imposto dazi del valore di 50 miliardi di dollari sulle merci dalla Cina. I colloqui per rinegoziare il NAFTA si sono fermati. E Trump ha fatto partire tariffe a carico di diretti alleati come Canada, Messico e Unione Europea.

Viraj Patel, strategist di ING, ha scritto ai clienti venerdì che la minaccia di una guerra commerciale mondiale si è spostata sul livello d’allarme “DEFCON 4”, facendo riferimento all’acronimo di “defense readiness condition”, ovvero la “condizione di prontezza difensiva”, una classificazione dello stato d’allarme utilizzata dalle forze armate statunitensi (il quarto livello, identificato col colore verde, indica un rischio generale in tempo di pace).

La risposta degli alleati colpiti dai dazi è stata forte. Il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, l’ha definito “un affronto”, e ha preparato controtariffe che replicano quelle degli Usa. L’UE ha criticato Trump definendo il suo come “puro e semplice protezionismo”, e ha preparato dazi su bourbon, motocicli e molti altri prodotti americani. Il Messico ha annunciato che introdurrà presto tariffe sulle esportazioni americane.

Persino un editoriale del Wall Street Journal notava come mentre Trump aspira a essere Ronald Reagan, “la sua follia tariffaria ricorda Herbert Hoover” (presidente degli Stati Uniti durante la grande depressione, ndr).

Guerra commerciale: effetti devastanti, ma a Wall Street c’è calma

Eppure la reazione di Wall Street è stata molto più calma del previsto. L’indice S&P 500 ha perso lo 0,7% giovedì dopo che Trump ha imposto dazi su acciaio e alluminio ai tre alleati, ma ha recuperato da quel calo già il giorno successivo. Il mercato è rimasto pressoché fermo durante la settimana, mentre dall’inizio dell’anno ad oggi il Nasdaq è in rialzo di quasi il 9%.

Forse gli investitori la stanno considerando una semplice strategia di negoziazione da parte di un presidente atipico. O forse sono solo storditi dalle continue e divergenti decisioni della poco compatta squadra economica di Trump. Dopotutto solo due settimane fa il segretario al Tesoro Steven Mnuchin aveva parlato di una guerra commerciale giunta a una “tregua”, facendo scattare una festa in Borsa.

Ma Wall Street potrebbe minimizzare - se non addirittura ignorare - i crescenti rischi in arrivo dall’aggressiva agenda commerciale di Trump. Gli analisti sono d’accordo sul fatto che le tariffe rappresentano un danno per l’economia, intaccano la solida fiducia delle imprese e possono paralizzare gli investimenti. In più, secondo la Camera di commercio le politiche commerciali di Trump possono mettere in pericolo almeno 2,6 milioni di posti di lavoro americani.

Possibili effetti collaterali: inflazione e investimenti paralizzati

Secondo gli economisti di Barclays, in caso di guerra commerciale l’economia mondiale subirebbe uno “shock negativo dal punto di vista dell’offerta”.

I prezzi più alti per via delle tariffe genererebbero preoccupazioni anche per l’inflazione, e potrebbero coprire i benefici che arrivano dai tagli fiscali di Trump ai privati e alle aziende. Le imprese che hanno intenzione di investire il loro guadagno fiscale resterebbero immobili, non sapendo quali prodotti potrebbero essere colpiti dalle tariffe.

Secondo David Kelly, strategist di JPMorgan Funds, i dazi rappresentano un aspetto “chiaramente negativo” per l’economia e i mercati.
Ma allora perché il mercato prosegue nella sua corsa spedita?

La teoria di Kelly è che l’agenda commerciale di Trump sta raffreddando un’economia che era sul punto di surriscaldarsi visti i tagli fiscali. Questo ha a sua volta ridotto le paure di un’inflazione galoppante, che costringerebbe la Fed ad alzare in modo aggressivo i tassi di interesse.

Per Kelly, la quantità inappropriata di stimoli viene ridimensionata da tutta la confusione in arrivo dai dazi; mentre le tariffe possono portare inflazione, gli aspetti negativi in arrivo da una guerra commerciale sono molto più potenti.

“In questo caso, due torti possono creare una ragione”,

secondo Kelly.

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