Perché il coronavirus in Bangladesh mette in pericolo l’Italia

Pericolo Bangladesh per l’Italia? Il coronavirus nel Paese asiatico potrebbe rappresentare un rischio sempre più alto per i contagi nella nostra nazione. L’allerta è già scattata: la situazione

Perché il coronavirus in Bangladesh mette in pericolo l'Italia

Il coronavirus in Bangladesh è un pericolo per l’Italia?

Il quesito è di stretta attualità visto i numerosi bengalesi che stanno arrivando nel nostro Paese per motivi di lavoro o ricongiungimenti familiari.

All’aeroporto di Fiumicino è scattata un’operazione accurata di controllo sui passeggeri che atterrano da Dacca, con tamponi, test sierologici e isolamento obbligatorio. A Roma è massima allerta.

Inoltre, il ministro della Salute Speranza, in accordo con il titolare della Farnesina Di Maio, ha disposto la sospensione dei voli dal Bangladesh per una settimana.

L’allarme è alto visto che negli ultimi giorni sono nati piccoli focolai proprio dalle comunità bengalesi e che gli arrivi dalla nazione hanno fatto registrare decine di positivi.

Paesi poco controllati e dalla gestione epidemia piuttosto controversa quale il Bangladesh potrebbero, dunque, essere un veicolo dell’epidemia pericoloso per l’Italia.

Coronavirus Bangladesh: perché è un pericolo per l’Italia?

Le parole del rappresentante dei bengalesi in Italia sono eloquenti per comprendere la situazione coronavirus in Bangladesh:

“Chi cerca di arrivare dal Bangladesh in Italia oggi lo fa per due motivi. Il primo è per tornare sul luogo di lavoro. Il secondo è più preoccupante ed è collegato alla diffusione del coronavirus nel nostro Paese. Il governo non riesce a controllare chi parte e siamo preoccupati”

Attualmente, il Paese asiatico conta oltre 140.000 contagiati e circa 1.800 deceduti per l’epidemia. Ma la situazione potrebbe peggiorare da un momento all’altro, considerando l’alta densità di popolazione, la povertà, il fragile sistema sanitario.

Meno del 3% del PIL del Bangladesh è destinato all’assistenza sanitaria.

Il Paese ha uno dei rapporti più bassi di letti d’ospedale per i pazienti del mondo. C’è stata una carenza di letti in terapia intensiva durante l’epidemia di coronavirus. Le cifre variano ma si stima che ci siano poco più di 1.000 posti letto per una popolazione di oltre 160 milioni.

E con letti limitati, continuano a emergere storie di pazienti allontanati dagli ospedali.

I casi stanno aumentando bruscamente tra la popolazione bengalese dopo l’abolizione di un blocco a livello nazionale. I primi positivi sono stati confermati l’8 marzo e il blocco è iniziato il 26 marzo.

Con il passare del tempo, però, sono state concesse esenzioni al lockdown, con migliaia di operai nel settore abbigliamento autorizzati a tornare al lavoro per evadere gli ordini per i marchi occidentali.

Non solo, ad aprile, oltre 100.000 persone sono scese in strada per partecipare al funerale di Maulana Jubayer Ahmed Ansari, un membro popolare del partito islamista del Bangladesh. E di fronte a difficoltà economiche, migliaia di migranti sono tornati a casa nei loro villaggi.

Spostamenti, pochi controlli, scarse precauzioni, sanità fatiscente: per questi motivi i cittadini del Bangladesh in Italia hanno lanciato l’allarme.

Le ultime notizie provenienti dalla nazione asiatica, inoltre, sono inquietanti: per soli 35 euro i bengalesi che vogliono prendere un aereo - anche per l’Italia - possono acquistare un certificato falso che attesta la negatività al virus. Vengono così aggirati i controlli e i possibili stop ai viaggi nell’aeroporto di Dacca e gli aerei si riempiono di passeggeri potenzialmente positivi.

Tamponi e isolamento per i bengalesi: le novità

La Regione Lazio ha ordinato misure urgenti e severe per il controllo dei bengalesi che atterrano a Roma: test sierologici, tamponi e isolamento obbligatorio in attesa dei risultati.

Le nuove disposizioni sono state già attivate per i 225 cittadini del Bangladesh arrivati a Fiumicino il 6 luglio. Scortati dalla Polizia, sono stati tutti controllati accuratamente in un terminal non in uso, grazie anche alla collaborazione di mediatori culturali.

Già 36 persone sono risultate positive al coronavirus, mentre si aspettano i risultati dei tamponi a tappeto, con il sospetto che altri risulteranno contagiati, visto che alcuni passeggeri avevano la temperatura corporea oltre la soglia consentita.

A mettere in guardia il nostro Paese sono le stesse comunità bengalesi presenti nel territorio italiano.

“Siamo a favore di controlli più rigidi sugli arrivi dal Bangladesh. Condanniamo l’irresponsabilità del governo del nostro Paese che non riesce a gestire la situazione. Il governo del Bangladesh non riesce a dare risposte: non ci sono tutele per la salute, cure mediche, è il far west

Il messaggio è di Mohamed Taifur Rahman Shah, presidente dell’Associazione Italbangla.

A testimonianza di una situazione poco sicura per l’Italia, l’unità di crisi COVI-19 della Regione Lazio aveva chiesto la sospensione dei voli da Dacca per comprovato pericolo a livello sanitario, ora operativa con ordine dal ministero della Salute.

Il Bangladesh, quindi, con la sua precaria gestione del coronavirus potrebbe essere un pericolo reale per l’Italia. Sono centinaia i cittadini bengalesi arrivati nella nostra nazione nelle ultime settimane, diretti a Roma e nella Romagna per lavorare durante la stagione estiva.

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