Per la prima volta in quattro anni i dipendenti Oracle sono meno di 150.000. Tagliati 21.000 posti (13%)

P. F.

23 Giugno 2026 - 15:19

Oracle taglia il 13% del personale nel 2026: 21.000 posti in meno, organico sotto quota 150.000 per la prima volta in quattro anni. Pesano AI e maxi investimenti nel cloud.

Per la prima volta in quattro anni i dipendenti Oracle sono meno di 150.000. Tagliati 21.000 posti (13%)

Oracle ha chiuso l’anno fiscale 2026 con un taglio del 13% del personale, pari a circa 21.000 posti di lavoro. Al 31 maggio 2026 il gruppo statunitense contava infatti 141.000 dipendenti a tempo pieno, contro i 162.000 circa dello stesso periodo dell’anno precedente.

È la prima volta in quattro anni che l’organico scende sotto quota 150.000, secondo quanto emerge dalla relazione annuale diffusa lunedì 22 maggio. Dietro i tagli c’è la riorganizzazione con cui la colosso dello sviluppo software sta ridisegnando le proprie attività intorno all’intelligenza artificiale.

L’organico di Oracle scende sotto le 150.000 unità per la prima volta in quattro anni

Nella relazione l’azienda è esplicita sul peso dell’AI nella contrazione della forza lavoro: “L’adozione di tecnologie di AI nelle nostre attività ha portato, e potrà continuare a portare, a riduzioni del personale”, si legge nel documento. La società precisa che sull’organico hanno inciso anche scelte di gestione e di prodotto, oltre a riposizionamenti strategici e ad alcune acquisizioni. Già ad aprile alcuni dipendenti senior avevano segnalato online tagli al personale consistenti, ma l’entità complessiva è rimasta ignota fino al deposito della relazione.

Sul piano dei costi, la ristrutturazione ha comportato oneri per circa 1,8 miliardi di dollari tra buonuscite e altre voci nell’esercizio 2026, una cifra ben superiore ai 374 milioni del precedente anno fiscale. La stessa Oracle ha avvertito che il processo “può rivelarsi destabilizzante” e che la riorganizzazione rischia di creare carenze di personale qualificato in alcune funzioni, con possibili cali di produttività capaci di incidere sui risultati economici. Interpellata sui licenziamenti, la società ha difeso le proprie scelte:

“Con la crescita delle attività cloud e AI, bilanceremo di continuo le risorse e riorganizzeremo il gruppo di sviluppo per assicurarci di avere le persone giuste a offrire i migliori prodotti cloud e AI ai clienti di tutto il mondo”.

L’ondata di tagli nel settore tecnologico

Il caso Oracle si inserisce in una tendenza più ampia che attraversa il settore tecnologico. Nell’ultimo anno oltre 100.000 lavoratori del comparto hanno perso il posto, secondo le stime delle società che monitorano il mercato del lavoro.

Solo dall’inizio del 2026, stando a Layoffs.fyi, 196 aziende hanno annunciato l’uscita di oltre 119.800 dipendenti. Tra i protagonisti principali dei tagli figurano Amazon e Meta, che hanno ridotto migliaia di posti mentre investono in modo massiccio nelle infrastrutture destinato all’intelligenza artificiale. Il gruppo fondato da Jeff Bezos, in particolare, ha annunciato circa 30.000 tagli distribuiti su più tornate e prevede da solo una spesa per l’AI di 200 miliardi di dollari, la più alta del comparto. Nel complesso le Big Tech puntano a investire quasi 650 miliardi nella tecnologia nel corso il 2026.

La corsa al cloud e la scommessa sugli investimenti

Per anni attore marginale nel cloud computing, Oracle ha siglato negli ultimi mesi accordi di peso per la realizzazione di data center destinati ai grandi nomi dell’AI, tra cui OpenAI e Meta, nel tentativo di insidiare avversari come Microsoft.

Una quota consistente del portafoglio ordini è legata a OpenAI: secondo le stime, più di metà del cosiddetto “backlog” dipende dal solo gruppo guidato da Sam Altman, una concentrazione che lega le sorti della società alla capacità dei suoi maggiori clienti di rispettare gli impegni presi. A guidare la scommessa è il cofondatore di Oracle Larry Ellison, tra gli uomini più ricchi al mondo e oggi Chief Technology Officer del gruppo, deciso a ritagliare per l’azienda un ruolo di primo piano nelle grandi applicazioni di AI. Per finanziare l’espansione, Oracle prevede una spesa netta in conto capitale (capex) intorno ai 70 miliardi di dollari nell’esercizio in corso e raccoglierà altri 40 miliardi tra debito e capitale, compresa un’emissione azionaria da 20 miliardi già annunciata.

Il mercato resta cauto. Il titolo viaggia attualmente intorno ai 175 dollari e da inizio anno ha ceduto circa il 10%, pur conservando un progresso di oltre il 55% in tre anni e del 138% in cinque. A pesare sul giudizio degli investitori è soprattutto la solidità finanziaria, con un portafoglio ordini che ha ormai superato la stessa capitalizzazione di mercato e sposta il confronto dalla pura crescita alla capacità di tradurre gli impegni in flussi di cassa, in un quadro segnato dalla liquidità bruciata e dal ricorso all’indebitamento.