Pensioni, ultim’ora: c’è davvero il rischio di una nuova Legge Fornero?

Riforma delle pensioni: l’Unione Europea ci chiede un sacrificio? Facciamo chiarezza sulla possibile approvazione di una nuova riforma in stile Fornero.

Pensioni, ultim'ora: c'è davvero il rischio di una nuova Legge Fornero?

Pensioni: il leader della Lega - Matteo Salvini - in questi giorni di tour elettorale in Italia, in vista delle elezioni regionali del 20 e 21 settembre, ha più volte ribadito che vi è la possibilità concreta di un “ritorno della Legge Fornero”.

Vi abbiamo già spiegato di come in realtà la Legge Fornero non è mai stata eliminata; la sola Quota 100, che in questi due anni ha raggiunto risultati soddisfacenti ma non esaltanti, non è infatti sufficiente per poter dire che abbiamo superato la riforma del 2011. Anche perché è bene ricordare che Quota 100 è una misura temporanea che cesserà di esistere - salvo una proroga che ad oggi risulta essere improbabile - dal 1° gennaio 2022.

Negli ultimi giorni, però, il leader della Lega ha aggiunto che è l’Unione Europea a chiederci un “ritorno alla Legge Fornero. Parole che hanno allarmato i lavoratori, preoccupati della possibilità che dall’Europa possa arrivare l’imposizione rispetto ad una nuova riforma da “lacrime e sangue” come quella attuata nel 2011 dal Governo Monti.

Il rischio, infatti, non è tanto quello di un ritorno alla Fornero, visto che il regime pensionistico italiano si basa ancora su quanto deciso nel 2011, quanto quello che possa esserci un’ulteriore stretta per i requisiti di accesso alla pensione. Una preoccupazione diffusa che tuttavia, ad oggi, non sembra avere elementi a sostegno.

Pensioni, ultim’ora: non ci sono segnali di una nuova “Legge Fornero”

Ovviamente quando parliamo di “nuova Legge Fornero” ci riferiamo ad una riforma che ripercorra quanto fatto nel 2011, con un nuovo allungamento dei requisiti per l’accesso alla pensione, e non ad un ritorno di Elsa Fornero in politica.

Un rischio che secondo Salvini è concreto visto che dall’Unione Europea approfitteranno dell’accordo raggiunto per il Recovery Fund per obbligare l’Italia ad attuare una nuova riforma delle pensioni che possa ridurre la spesa previdenziale. Spesa che - come confermato dall’INPS - ammonta a circa il 14% del PIL.

Ma quanto c’è di vero in tutto questo? Di concreto ci sono due aspetti: il primo è quello per cui l’Unione Europea avrà effettivamente un controllo sull’Italia riguardo al come saranno utilizzate le risorse in arrivo con il Recovery Fund.

Il secondo è che dall’Unione Europea da tempo chiedono ai vari Paesi di contenere il più possibile la spesa previdenziale, specialmente alla luce di quanto succederà nei prossimi anni quando l’invecchiamento della popolazione avrà ripercussioni negative sulle pensioni.

Questo però non significa che l’Unione Europea possa imporre all’Italia di attuare una nuova riforma delle pensioni da “lacrime e sangue”, né tantomeno che ne abbia l’intenzione. Semplicemente, l’UE avrà la possibilità di impedire che tra gli investimenti fatti con il Recovery Fund ci possano essere misure volte a favorire l’accesso alla pensione che possano comportare un ulteriore incremento della spesa previdenziale.

Nessun rischio Fornero per le pensioni: cosa aspettarsi allora?

Su cosa dobbiamo aspettarci per le pensioni dovremo attendere la prossima settimana, quando riprenderà il confronto tra Ministero del Lavoro e sindacati riguardo alle misure da adottare in ambito previdenziale.

Si parlerà solamente di obiettivi davvero realizzabili: ad esempio, per l’aumento delle pensioni dovrebbe esserci il via libera in quanto questo avverrà tramite una riduzione della tassazione su cui il Governo sta già lavorando con la riforma delle aliquote Irpef.

Altro obiettivo, sul quale però non sarà semplice arrivare ad un accordo, è quello che punta ad individuare una misura di flessibilità che possa sostituire Quota 100 quando questa sarà in scadenza. Non sarà semplice perché appunto il Governo non potrà attuare una misura che vada ad incrementare la spesa previdenziale: per questo motivo, ipotesi come la pensione a 62 anni o Quota 41 per tutti potranno concretizzarsi solo prevedendo delle penalizzazioni sull’assegno per coloro che anticipano l’uscita dal lavoro.

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