Pensioni: la rinuncia alla riforma è il prezzo da pagare per evitare la procedura d’infrazione

Riforma delle pensioni: nonostante le rassicurazioni di Di Maio e Salvini qualcosa dovrà pur essere “toccato”. Lo stesso premier Giuseppe Conte conferma: “Dobbiamo evitare a tutti i costi la procedura d’infrazione”.

Pensioni: la rinuncia alla riforma è il prezzo da pagare per evitare la procedura d'infrazione

La riforma delle pensioni è uno dei tavoli più importanti tra quelli in cui si gioca il braccio di ferro tra Governo italiano e Unione Europea che potrebbe portare all’avvio della procedura di infrazione per debito eccessivo che potrebbe avere conseguenze particolarmente negative per l’Italia.

Eppure Di Maio e - sopratutto - Salvini, sembrano sordi agli avvisi dell’Unione Europea, dicendosi pronti ad andare avanti con le riforme, compresa quella delle pensioni che dovrebbe portare all’estensione di Quota 41 per tutti i lavoratori, annunciate nel contratto di Governo.

Al momento quindi c’è un “muro contro muro”, con l’Unione Europea che non sembra essere disposta a fare un passo indietro e per questo avvierà una procedura di infrazione qualora l’Italia non si rimetterà alle direttive UE. A tal proposito in queste ore sono arrivate le parole di un preoccupato Giuseppe Conte, secondo il quale “la procedura d’infrazione metterà a rischio i risparmi degli italiani”; lavoratori e pensionati sono avvisati.

Procedura d’infrazione: quali conseguenze per le pensioni (e non solo)

Ci sono due diverse tipologie di conseguenze negative qualora la procedura d’infrazione ai danni dell’Italia dovesse essere approvata: la prima è economica, dal momento che porterà ad una sanzione pari allo 0,2 del PIL, ossia di 3,6 miliardi di euro.

Come spiegato da Giuseppe Conte a rischio sarebbero anche i risparmi degli italiani, visto che la procedura per debito eccessivo “esporrebbe l’Italia ad uno spread difficilmente controllabile e a fibrillazioni dei mercati finanziari che - in caso di declassamento [...] renderebbero più difficile al Governo collocare il nostro debito sui mercati”.

La seconda conseguenza è politica, dal momento che per il Governo lo spazio di manovra verrebbe notevolmente ridotto visto che l’Unione Europea ci assoggetterà a controlli per anni. Addio quindi alla sovranità nazionale, con l’UE che avrebbe l’ultima parola su eventuali riforme delle pensioni e su qualsiasi altro provvedimento che pesa sui conti pubblici.

In ogni caso per il Governo sarà molto difficile evitare la procedura d’infrazione e mantenere allo stesso tempo quanto fatto con l’ultima riforma delle pensioni. È proprio l’aumento della spesa previdenziale ad aver portato all’attuale situazione ed è per questo che l’Italia dovrà inevitabilmente portare delle argomentazioni solide per evitare che il prossimo 9 luglio la maggioranza dell’Ecofin (Consiglio economia e finanza) voti in favore dell’avvio della procedura d’infrazione ai nostri danni.

Per questo motivo nonostante le rassicurazioni di Di Maio e Salvini, i quali dichiarano che “le pensioni non verranno toccate”, c’è comunque la possibilità che sulla riforma delle pensioni venga fatto un passo indietro. Non sappiamo in che modo, ma non è da escludere ad esempio che ci possano essere dei ritocchi a Quota 100.

D’altronde se non è adesso sarà poi: difficilmente, infatti, una volta che verrà avviata la procedura d’infrazione si potrà mantenere una spesa previdenziale così elevata, per buona pace di Quota 100 destinata comunque a sparire nel 2021 e di Opzione Donna, per la quale una conferma dopo l’ultima proroga appare sempre meno probabile.

Riforma delle pensioni il conto da pagare per evitare la procedura d’infrazione?

La procedura d’infrazione è la peggior ipotesi possibile per l’Italia, tanto che Conte dichiara che nel caso in cui questa venisse confermata c’è “il rischio di andarcene tutti a casa”.

Secondo Conte non bisogna aspettarsi altre concessioni dall’UE e avere un atteggiamento “duro e non dialogante” non sarebbe d’aiuto per l’Italia, anzi; Conte quindi appare più distensivo nei confronti dell’Europa, auspicando che anche Lega e Movimento 5 Stelle facciano altrettanto.

I primi “sacrificati” potrebbero essere i fondi risparmiati da reddito di cittadinanza e Quota 100, visto che per entrambi si è speso meno di quanto previsto; nonostante Di Maio avesse garantito che questi soldi sarebbero stati destinati comunque alle famiglie, quindi, sembra che il loro utilizzo possa essere un altro.

E potrebbe non bastare: secondo l’UE, infatti, è proprio l’aumento della spesa sul fronte pensioni ad essere responsabile per la stagnazione economica e l’instabilità finanziaria; bisognerà dimostrare che non è così e nonostante Di Maio e Salvini, così come in parte anche Tria, abbiano promesso che Quota 100 e reddito di cittadinanza non verranno toccati, qualche “sacrificio” dovrà pur essere fatto.

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