Quanto spetta di pensione con una media di 1.000 euro (netti) al mese di stipendio? Ecco una previsione non particolarmente positiva.
Quando si parla di calcolo della pensione, per poter effettuare una proiezione di quanto si prenderà è necessario considerare una serie di fattori: gli anni di contributi, il periodo in cui questi sono stati versati e lo stipendio percepito.
Per rispondere alla domanda su quanto si prende di pensione con 1.000 euro di stipendio netto, quindi, mancano alcuni dati: in particolare gli anni di lavoro, determinanti per fare una previsione su quello che sarà il futuro assegno pensionistico.
D’altronde, un conto è andare in pensione con uno stipendio medio di 1.000 euro dopo 20 anni di lavoro complessivi, un altro è farlo dopo 30 o 40 anni. Anzi, va detto che con pochi anni di contributi e uno stipendio che in media non supera i 1.000 euro netti, si pensi, ad esempio, a chi ha lavorato per anni con contratto part-time, il rischio è di non riuscire proprio ad andare in pensione.
Di seguito faremo chiarezza sul perché esiste questo rischio, spiegando le regole per il calcolo della pensione e soffermandoci in particolare su chi, nel corso della carriera, non è riuscito a superare i 1.000 euro di stipendio mensile. Ecco perché queste persone devono iniziare a preoccuparsi.
Come si calcola la pensione
Prima di tutto è bene spiegare come effettivamente si calcola la pensione. Per i periodi lavorativi successivi al 1° gennaio 1996, per la trasformazione dei contributi in pensione si applica il sistema di calcolo contributivo.
Il suo funzionamento è molto semplice da capire:
- per ogni periodo lavorato viene accantonata una certa quota di contributi, pari al 33% della retribuzione imponibile lorda per i lavoratori dipendenti;
- la retribuzione accantonata viene rivalutata ogni anno grazie al coefficiente di capitalizzazione, determinato in base alla variazione quinquennale del Pil nominale.Negli ultimi anni la rivalutazione è sempre più al ribasso;
- infine, i contributi accantonati e rivalutati, ossia il cosiddetto montante contributivo, vengono trasformati in pensione attraverso l’applicazione di un determinato coefficiente, tanto più vantaggioso quanto più si ritarda l’accesso alla pensione. A tal proposito, di seguito i coefficienti di trasformazione riferiti all’anno in corso:
| Età | Valori |
|---|---|
| 57 | 4,204% |
| 58 | 4,308% |
| 59 | 4,419% |
| 60 | 4,536% |
| 61 | 4,661% |
| 62 | 4,795% |
| 63 | 4,936% |
| 64 | 5,088% |
| 65 | 5,250% |
| 66 | 5,423% |
| 67 | 5,608% |
| 68 | 5,808% |
| 69 | 6,024% |
| 70 | 6,258% |
| 71 | 6,510% |
Quanto si prende di pensione con uno stipendio di 1.000 euro?
A questo punto possiamo vedere quanto uno stipendio di 1.000 euro netti impatta sulla pensione futura. Come visto sopra, molto dipende da due diversi fattori:
- gli anni di lavoro;
- l’età in cui si accede alla pensione.
Come prima cosa va detto che lavorare 12 mesi con uno stipendio netto di 1.000 euro equivale a una retribuzione lorda annua di circa 14.200 euro: ciò significa che vengono versati 4.686 euro di contributi.
Consideriamo adesso che il lavoratore riesca a mantenere lo stesso stipendio, beneficiando di appena qualche aumento, per un periodo di 20 anni: vorrebbe dire versare circa 93 mila euro di contributi, che possiamo arrotondare a 100 mila euro se consideriamo anche gli aumenti e la rivalutazione annua delle retribuzioni.
Con un montante di 100 mila euro, quanto si prenderà di pensione? Applicando i coefficienti di trasformazione visti sopra, appena 5.608 euro lordi annui per chi ci va a 67 anni ricorrendo alla pensione di vecchiaia, oppure 5.808 euro lordi annui per chi invece ne ritarda l’accesso a 68 anni.
Un importo molto basso: stiamo infatti intorno ai 430-445 euro mensili, quindi sotto la soglia della pensione minima.
Per godere di una pensione più alta bisognerebbe quindi perlomeno lavorare per più anni: con uno stipendio di 1.000 euro, e qualche aumento, per 30 anni di lavoro, infatti, si potrebbe arrivare a un montante contributivo di 150 mila euro. In questo caso la pensione annua sarebbe pari a 8.412 euro lordi andando in pensione a 67 anni di età, ossia circa 647 euro al mese.
Perché con questi importi si rischia persino di non andarci in pensione
Che i suddetti importi non siano adeguati per una vita dopo la pensione è sotto gli occhi di tutti. Quello che molti non sanno è che il problema potrebbe non porsi neppure, perché con un importo del genere l’accesso alla pensione potrebbe essere persino negato, almeno non prima dei 71 anni di età.
C’è una regola, infatti, che impone a coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, e che quindi rientrano interamente nel sistema contributivo, di raggiungere un assegno almeno pari all’importo dell’assegno sociale per poter andare in pensione a 67 anni di età.
Nel 2026 il valore annuo dell’assegno sociale è pari a 7.101,12 euro, ossia 546,24 euro al mese. Ciò significa che si può accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni solo se si raggiunge una pensione annua almeno pari a questo importo. Un traguardo che, come risulta dai calcoli di cui sopra, non è affatto semplice da raggiungere per coloro che nel corso della carriera non si sono discostati molto da uno stipendio di 1.000 euro.
Per questi l’alternativa sarebbe la pensione a 71 anni di età, con almeno 5 anni di contributi, ossia la possibilità offerta dall’opzione contributiva della pensione di vecchiaia.
A questo si aggiunge un ulteriore problema, che riguarda soprattutto chi ha lavorato per anni con stipendi molto bassi o con contratti part-time.
Il limite per l’accredito pieno delle settimane contributive è collegato al trattamento minimo. Per questo, nel 2026, con un minimo mensile pari a 611,85 euro, la soglia settimanale per il riconoscimento della contribuzione piena è fissata a 244,74 euro, pari al 40% del minimo. Si tratta, quindi, di poco meno di 1.000 euro di stipendio lordo mensile.
Quando la retribuzione lorda è inferiore a questa soglia, non c’è il riconoscimento pieno della contribuzione. Il rischio, quindi, è di aver lavorato formalmente per 20 anni, ossia il minimo richiesto per la pensione di vecchiaia, ma di ritrovarsi con meno anni di contributi effettivamente accreditati ai fini pensionistici. E, pertanto, di non riuscire ad andare in pensione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA