Pensioni, paghi più o meno tasse rispetto ai lavoratori dipendenti?

Simone Micocci

1 Maggio 2026 - 09:10

Pensionati più penalizzati dei lavoratori dipendenti sull’Irpef: ecco perché pagano più tasse e con quali importi il divario è maggiore.

Pensioni, paghi più o meno tasse rispetto ai lavoratori dipendenti?

Ti sei mai chiesto se pagano più tasse i lavoratori dipendenti o i pensionati? Fermo restando che, in genere, la differenza tra lordo e netto sorride ai pensionati, visto che viene meno la quota di contributi a carico del lavoratore - pari generalmente al 9,19% dello stipendio lordo -, se si guarda solamente all’Irpef sono proprio i pensionati a risultare svantaggiati.

La ragione è che sia le detrazioni previste - nel confronto tra quelle riconosciute per il lavoro dipendente e quelle spettanti sulla pensione - sia la possibilità che sullo stipendio si aggiungano trattamenti integrativi, come ad esempio il bonus Renzi, portano i pensionati a pagare più tasse rispetto ai lavoratori dipendenti.

A mettere in luce questo divario è il Caf Cgil, che in una sua indagine ha confrontato i redditi da lavoro dipendente con quelli da pensione, rilevando come, a parità di importo, siano appunto i pensionati a versare più Irpef.

Ne risulta quindi che la stessa attenzione riservata ai lavoratori dipendenti, attraverso il riconoscimento di una serie di misure volte a ridurre il cuneo fiscale - cioè la differenza tra lordo e netto - non c’è stata nei confronti dei pensionati.

Un paradosso, se si considera che parliamo di una categoria già penalizzata dalle regole di calcolo dell’importo, che portano a un tasso di sostituzione - ossia il rapporto tra ultimo stipendio e prima pensione - sempre meno favorevole. Nonostante, quindi, al momento del pensionamento si debba già fare i conti con una riduzione dell’entrata mensile, bisogna anche considerare che, sotto il profilo dell’Irpef, i pensionati rischiano di pagare più tasse dei lavoratori dipendenti.

Perché i pensionati pagano più di Irpef

Lo abbiamo già spiegato nella parte introduttiva, ma è bene soffermarsi sulla ragione per cui, a parità di reddito lordo, i pensionati finiscono per pagare più Irpef rispetto ai lavoratori dipendenti.

La differenza non dipende dalle aliquote Irpef, che sono le stesse per tutti i contribuenti: il 23% per i redditi fino a 28.000 euro, il 35% per la parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% per quella che supera i 50.000 euro. A cambiare, quindi, non è il meccanismo di calcolo dell’imposta lorda, ma tutto ciò che interviene dopo: detrazioni, bonus e altri strumenti di riduzione dell’imposta netta.

I lavoratori dipendenti, infatti, possono beneficiare di un sistema più favorevole, costruito negli ultimi anni con l’obiettivo di alleggerire il peso del Fisco sullo stipendio. Si pensi, ad esempio, al trattamento integrativo - il cosiddetto bonus Renzi - riconosciuto entro determinate soglie di reddito, oppure alla maggiore detrazione da lavoro dipendente pari a 1.000 euro l’anno per i redditi fino a 32.000 euro, che poi si riduce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro.

Ecco perché, superata una certa soglia di reddito, il confronto diventa penalizzante per chi percepisce una pensione. A parità di lordo, il pensionato non subisce le trattenute contributive che gravano sul lavoratore, ma quando si guarda alla sola Irpef il risultato cambia: l’imposta netta può essere più alta proprio perché mancano quei correttivi fiscali che, invece, contribuiscono a ridurre il prelievo sugli stipendi.

Su questo punto insiste anche Giacomo Licata, segretario generale dello Spi Cgil di Varese, secondo cui il problema non riguarda soltanto il confronto tra pensionati e lavoratori dipendenti, ma più in generale l’equilibrio del nostro sistema fiscale. Alla disparità tra diverse “generazioni” di contribuenti, infatti, si aggiunge anche il tema della flat tax per gli autonomi, che secondo Licata finisce per introdurre un trattamento differenziato non solo in base a quanto si guadagna, ma anche in base alla categoria a cui si appartiene.

Il risultato è un sistema in cui redditi simili possono essere tassati in modo molto diverso a seconda della loro origine. “Se sei un lavoratore dipendente sotto i 15.000 euro, lo Stato ti riconosce, giustamente, 1.200 euro di trattamento integrativo e una somma aggiuntiva. Se sei un pensionato con lo stesso reddito, non solo non ricevi questi aiuti, ma l’Irpef da trattenere ti costa 1.913 euro, portando la differenza totale a oltre 2.400 euro. Se poi sei un autonomo con 85.000 euro paghi il 15%. Questo non è fisco, è una gerarchia sociale”, denuncia Licata.

Con quale importo di pensione sei più svantaggiato

Ma con quale importo il pensionato risulta maggiormente penalizzato rispetto a un lavoratore dipendente?

Il divario più evidente si registra nelle fasce di reddito medio-basse.

Nel dettaglio, con un reddito annuo di 15.000 euro il lavoratore dipendente non solo non paga Irpef, ma beneficia anche di un credito di imposta di circa 500 euro. Il pensionato, invece, versa 1.913 euro di Irpef. La differenza, quindi, supera i 2.400 euro, il picco massimo.

Il divario resta significativo anche salendo di reddito: con 20.000 euro annui, il pensionato paga 3.385 euro di Irpef, mentre il lavoratore dipendente si ferma a 1.046 euro, con una differenza di 2.339 euro. A 25.000 euro il confronto è ancora sfavorevole per il pensionato, che versa 4.857 euro contro i 2.565 euro del dipendente.

Anche a 30.000 euro la distanza resta superiore ai 2.000 euro: il pensionato paga 6.464 euro di Irpef, mentre il lavoratore dipendente ne paga 4.339. Solo oltre questa soglia il divario inizia a ridursi in modo più marcato. A 40.000 euro, infatti, la differenza scende a 310 euro, con 10.082 euro di Irpef per il pensionato contro 9.772 euro per il lavoratore dipendente.

Il pareggio arriva intorno ai 50.000 euro annui, dove l’Irpef dovuta è pari a 13.700 euro per entrambe le categorie. Questo perché, a quel livello di reddito, vengono meno i principali strumenti che rendono più favorevole il trattamento fiscale dei lavoratori dipendenti, e il confronto torna a basarsi sostanzialmente sulle aliquote ordinarie.

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