Pensioni, a luglio 2026 arriva il pagamento dell’assegno per chi prende importi molto bassi.
Non solo quattordicesima: sul cedolino della pensione di luglio sono in arrivo fino a 630 euro netti anche per chi percepisce una pensione molto bassa, tanto da non far scattare il pagamento mensile.
È bene sapere, infatti, che non tutte le pensioni vengono pagate ogni mese. Ci sono dei casi in cui l’assegno è talmente basso che l’Inps accorpa i singoli ratei in uno o due pagamenti annuali, secondo le regole previste dal D.m. del 25 marzo 1998 sulla periodicità di pagamento delle pensioni.
Attenzione però a non fare confusione: i 630 euro non sono un bonus e non sono la quattordicesima, misura che viene pagata a circa 3 milioni di pensionati e che nel migliore dei casi arriva a 655 euro. In questo caso parliamo invece di una vera e propria pensione, o meglio del saldo dei ratei dovuti a chi rientra nelle fasce di importo più basse.
Luglio diventa quindi un mese importante per quei pensionati che non ricevono l’accredito mensile, ma il pagamento in due tranche: una a gennaio e l’altra, appunto, a luglio. Vediamo allora quali pensioni vengono pagate in questo mese, quali sono le soglie da considerare e perché l’importo può arrivare fino a 630 euro netti.
Quali pensioni vengono pagate a luglio
Come anticipato, non tutte le pensioni vengono pagate ogni mese. Il D.m. del 25 marzo 1998, che disciplina la periodicità mensile di pagamento delle pensioni, stabilisce infatti regole diverse per i trattamenti di importo molto basso.
Nel dettaglio, quando l’importo della pensione è inferiore al 2% del trattamento minimo di pensione - nel 2026 pari a 611,85 euro - il pagamento non avviene mensilmente, ma in un’unica soluzione nel mese di gennaio. In quell’occasione vengono accreditate tutte le 12 mensilità dell’anno, più la tredicesima.
Il discorso cambia quando l’importo della pensione è superiore al 2% del trattamento minimo, ma comunque entro il 15%. In questo caso l’Inps procede con il pagamento in due tranche semestrali: la prima a gennaio, la seconda a luglio.
Le soglie così individuate vengono poi arrotondate a 5 euro per difetto. Per il 2026, quindi, pur considerando il nuovo trattamento minimo di 611,85 euro, i limiti da prendere in considerazione restano pari a 10 e 90 euro. Più precisamente:
- se l’importo della pensione è compreso tra 0,01 e 10 euro, l’accredito avviene interamente a gennaio. Vengono quindi pagati tutti i ratei dell’anno, compresa la tredicesima, per un importo complessivo che può arrivare al massimo a 130 euro;
- se invece l’importo è compreso tra 10,01 e 90 euro, il pagamento viene diviso in due momenti: il primo semestre a gennaio, il secondo semestre a luglio. La tredicesima, invece, viene pagata per intero proprio con il cedolino di luglio.
Ecco perché questo mese può essere particolarmente importante per chi rientra in questa seconda fascia. A luglio, infatti, arriva il saldo dell’anno corrente: nel migliore dei casi, quindi per chi percepisce una pensione di 90 euro al mese, l’importo complessivo è pari a 630 euro netti, di cui 540 euro per i sei ratei mensili e 90 euro di tredicesima.
Chi ha una pensione così bassa?
A questo punto viene naturale chiedersi: può davvero esistere una pensione così bassa? La risposta è sì, specialmente quando l’assegno è calcolato interamente con il calcolo contributivo, dove l’importo dipende esclusivamente dai contributi effettivamente versati durante la vita lavorativa.
È il caso, ad esempio, di chi arriva alla pensione con pochissimi anni di contributi. Una possibilità prevista dalla pensione di vecchiaia riservata ai contributivi, per la quale bastano appena 5 anni di lavoro, a condizione però di attendere il compimento dei 71 anni di età.
Un importo molto basso può riguardare anche chi smette di lavorare in anticipo a causa di un’invalidità. Si pensi, ad esempio, all’Assegno ordinario di invalidità, trattamento per il quale sono sufficienti 5 anni di contributi, di cui almeno 3 versati negli ultimi 5 anni.
Lo stesso può accadere a chi percepisce solamente una quota della pensione di reversibilità, specie quando il trattamento originario era già di importo contenuto oppure quando la percentuale spettante al superstite è ridotta.
C’è poi un altro aspetto da considerare: quando la pensione è calcolata interamente con il sistema contributivo, non spetta l’integrazione al trattamento minimo. Questo significa che l’assegno non viene automaticamente portato a circa 600 euro, come avviene invece in altri casi, ma resta pari all’importo effettivamente maturato sulla base dei contributi versati.