Pensioni news, la riforma spiegata dalla Lega: Quota 100 “aspettando Quota 41”

Al via Quota 100: 1.000 domande di pensionamento nel primo giorno. Intanto la Lega pubblica una serie di slide come guida alle ultime novità sul fronte pensioni.

Pensioni news, la riforma spiegata dalla Lega: Quota 100 “aspettando Quota 41”

Di riforma delle pensioni e Quota 100 si è detto tutto, o quasi. Per “celebrare” la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, però, la Lega ha pubblicato una guida contenente una serie di slide per illustrare tutte le ultime novità in tema di riforma delle pensioni.

Da Quota 100 ad Opzione Donna, fino ai chiarimenti sulla possibilità per i dipendenti pubblici di anticipare il TFS o il TFR (a seconda del regime di riferimento); una serie di immagini che sono utili per fare chiarezza sulle ultime notizie sulle pensioni.

E non solo, perché la guida di Quota 100 si conclude con un messaggio chiaro su quello che sarà il prossimo obiettivo del Governo: l’estensione di Quota 41 per tutti, una promessa che Salvini ha fatto già nella conferenza stampa post approvazione del decreto legge.

Di seguito trovate la guida completa alla riforma delle pensioni realizzata dalla Lega con il motto “prima gli italiani” con tutte le spiegazioni utili per capire cosa è cambiato.

Quota 100 e riforma pensioni: la guida della Lega

Quota 100, secondo le stime del Governo, nel triennio 2019-2021 coinvolgerà 1 milione di lavoratori, di cui circa 350.000 donne. In effetti questa misura sembra essere partita già con “il botto”: nel primo giorno in cui si può fare domanda per Quota 100, infatti, l’Inps ha ricevuto oltre 1.000 richieste.

La Lega poi fa chiarezza su come sono cambiati i requisiti per l’accesso alla pensione rispetto a prima della riforma. Senza Quota 100, infatti, oggi gli italiani avrebbero potuto smettere di lavorare all’età di 67 anni (pensione di vecchiaia) oppure tramite l’accesso alla pensione anticipata che senza gli interventi approvati dal decreto sarebbe salita a 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e a 43 anni e 3 mesi per le donne.

Il decreto, invece, oltre a confermare i requisiti della pensione anticipata dello scorso anno (quindi 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne) introduce una nuova opzione per il pensionamento: Quota 100, con cui già da oggi si può andare in pensione (rispettando le decorrenze previste) all’età di 62 anni e con 38 anni di contributi.

Nel dettaglio, mentre per i dipendenti pubblici dal raggiungimento dei suddetti requisiti alla decorrenza della pensione devono trascorrere sei mesi, per i lavoratori privati le finestre mobili hanno durata trimestrale.

In ogni caso, dopo aver effettuato l’accesso alla pensione con Quota 100 non si può riprendere a lavorare (fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia). Tuttavia, la pensione resta cumulabile con il reddito da lavoro occasionale fino ad un massimo di 5.000€.

Ecco invece una serie di esempi che ci fanno capire meglio il funzionamento di Quota 100 e le novità rispetto alla scorsa Legge Fornero.

Il decreto appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale proroga anche Opzione Donna, la misura che consente alle lavoratrici che hanno compiuto i 58 anni di età (o 59 anni nel caso delle autonome) e hanno maturato 35 anni di contributi di andare in pensione. L’importante è che questi requisiti siano stati raggiunti entro il 31 dicembre 2018.

Opzione Donna vale solo per un anno, ma il Governo ha promesso una nuova proroga con la prossima Legge di Bilancio. Secondo le stime della Lega, grazie a questa misura nel triennio 2019-2021 andranno in pensione 32.000 donne.

C’è poi la proroga dell’Ape Sociale per i lavoratori in condizioni svataggiate per la quale sono stati confermati i requisti dello scorso anno: 63 anni di età, 30 anni di contributi per disoccupati, invalidi e caregivers e 36 anni per i lavoratori con mansioni gravose.

Si parla anche di pace contributiva, con la possibilità - per coloro che rientrano esclusivamente nel sistema contributivo - si riscattare periodi di buco contributivo non obbligatori per un massimo di 5 anni, con una detrazione del 50% sull’onere sostenuto.

In quest’ottica si posiziona anche il riscatto laurea agevolato per chi ha meno di 45 anni: per questi, l’onere del riscatto è pari a 5.241,30€ per ogni anno di Università.

Con il decreto si può andare in pensione anche all’età di 59 anni e con 35 anni di contributi, ossia con 3 anni di anticipo rispetto a Quota 100. Si tratta di una novità introdotta per favorire il ricambio generazionale; questo, però, è possibile solo quando è previsto un accordo aziendale che stabilisce il numero dei nuovi assunti a fronte delle uscite.

Sarà l’azienda stessa a finanziare il Fondo per far sì che questo possa erogare, negli anni che mancano al pensionamento, l’assegno sostitutivo al’ex lavoratore.

Il decreto posticipa l’erogazione del TFS per i dipendenti pubblici che accedono alla pensione con Quota 100; questi lo riceveranno solo dopo il compimento dei 67 anni di età.

Parimenti, al Governo viene data la possibilità di siglare delle convenzioni con banche e istituti di credito per far sì che questi possano erogare fino a 30.000€ di TFS in anticipo. Per questa novità sono stati introdotti 12 miliardi di euro nel triennio.

Nel dettaglio, i dipendenti pubblici possono ricevere come anticipo fino a 30.000€, ossia circa il 40% del TFS/TFR medio. Il vantaggio è che rispetto agli anni scorsi il prestito siglato con la banca sarà a tasso agevolato per il dipendente...

...con il vantaggio poi di non dover pagare - esclusivamente per i finanziamenti sotto i 18 mesi - 216,00€ di imposte. Inoltre, sul 2% dell’ammontare erogato ci sono 600,00€ di imposte in meno.

Il finanziamento, infatti, è esente da: imposta di registro, imposta di bollo e di ogni altra imposta indiretta nonché da ogni altro tributo o diritto.

Il tasso di interesse agevolato, concordato con ABI, oggi è pari al 2,485%, rispetto ad una media attuale del 6%.

Infine, c’è una vera e propria anticipazione dei prossimi obiettivi del Governo: l’estensione di Quota 41, la misura oggi riservata ai soli precoci che appartengono alle categorie svantaggiate, i quali possono andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica con soli 41 anni di contributi (e con una finestra mobile di tre mesi).

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