Pensioni, arrivano i pignoramenti dell’Inps dopo l’ultima sentenza della Corte Costituzionale. Ecco chi deve temere.
Come noto la pensione è un bene pignorabile. Questo significa che può essere “aggredita” dai creditori del pensionato al fine di recuperare i propri soldi. Esistono però dei limiti, in quanto la normativa stabilisce che la pensione è pignorabile solamente oltre una certa soglia, garantendo al pensionato il mantenimento del cosiddetto minimo vitale.
Tra i soggetti che possono pignorare la pensione va fatta una distinzione tra privati e pubblici; anche l’Agenzia delle Entrate, infatti, è legittimata a pignorare la pensione in caso di debiti con la pubblica amministrazione. Ma il dubbio che è rimasto in questi anni ha riguardato un altro ente pubblico: l’Inps stessa. Ci si è sempre chiesti, infatti, se l’Istituto di previdenza possa o meno esercitare direttamente azioni di pignoramento della pensione. D’altronde non è raro il caso in cui il pensionato abbia maturato dei debiti nei confronti dell’Inps: ad esempio degli indebiti previdenziali, come pure delle omissioni contributive.
In quel caso può agire direttamente sull’assegno trattenendo le somme previste entro i limiti imposti dalla normativa? A rispondere - in maniera affermativa - è la Corte Costituzionale che con la sentenza n. 216 del 30 dicembre scorso ha confermato la legittimità di una tale operazione. Non una buona notizia quindi per i pensionati a cui già nel 2026 si aggiunge anche l’Inps come soggetto autorizzato a procedere con il pignoramento della pensione.
Perché la Consulta ha dato ragione all’Inps
Nel dettaglio, i giudici hanno stabilito che l’Inps può procedere al pignoramento della pensione per recuperare indebiti previdenziali o omissioni contributive, purché l’operazione avvenga entro i limiti fissati dalla legge e nel rispetto del minimo vitale.
La decisione nasce da un dubbio sollevato dal Tribunale di Ravenna, che aveva messo a confronto la disciplina speciale prevista per i crediti previdenziali con le regole ordinarie sul pignoramento dei crediti presso terzi. Secondo la Consulta, però, non c’è alcuna disparità irragionevole: il recupero di somme indebitamente erogate dall’Inps non risponde a un interesse “privato” dell’ente, ma a un’esigenza generale di tutela dell’equilibrio finanziario del sistema pensionistico, fondato su un principio di solidarietà che ha rilevanza costituzionale.
Proprio per questo, spiegano i giudici, il legislatore può prevedere una disciplina differenziata. Il pignoramento resta comunque circoscritto: può arrivare al massimo a un quinto dell’assegno e non può intaccare il trattamento minimo, così da non compromettere i mezzi essenziali di sostentamento del pensionato. Un bilanciamento che, secondo la Corte, rispetta sia l’articolo 3 che l’articolo 38 della Costituzione.
La portata della sentenza, infine, va letta con attenzione. La possibilità per l’Inps di agire direttamente sulla pensione riguarda esclusivamente i crediti previdenziali e contributivi. Per tutti gli altri debiti, di natura civile o commerciale, continuano ad applicarsi le regole ordinarie previste dal codice di procedura civile.
Quanto può pignorare l’Inps sulla pensione
Il pignoramento della pensione incide direttamente sulle disponibilità economiche del pensionato ed è per questo che la legge prevede limiti molto rigidi. Il primo è il cosiddetto minimo vitale, che deve essere sempre garantito prima di qualsiasi trattenuta. Per le pensioni questa soglia coincide con il doppio dell’assegno sociale.
Nel 2026 l’assegno sociale è pari a 546,22 euro, quindi il minimo vitale sale a 1.092,44 euro. Fino a questo importo la pensione è completamente impignorabile: se l’assegno mensile non lo supera, l’Istituto non può trattenere nulla. Solo la parte eccedente può essere pignorata e, per i crediti previdenziali, nel limite massimo di un quinto appunto, il 20%.
Il pignoramento può aumentare solo in presenza di più trattenute di diversa natura. In questi casi, il totale non può comunque superare i due quinti dell’eccedenza. Se invece i debiti sono dello stesso tipo, resta valido il limite di un quinto, con i creditori che si collocano in ordine di arrivo.
Regole ancora più restrittive valgono per i pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate, che applica percentuali ridotte in base all’importo della pensione. In ogni caso, il minimo vitale resta sempre intoccabile e qualsiasi trattenuta che superi questi limiti può essere contestata dal pensionato.
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