Pensioni, il governo vuole cambiare il metodo di calcolo

Simone Micocci

3 Giugno 2026 - 10:10

Pensioni, nuovo sistema di contabilizzazione della spesa previdenziale per consentire a tutti di andarci a 64 anni. Ecco le novità della riforma firmata governo Meloni.

Pensioni, il governo vuole cambiare il metodo di calcolo

Si lavora a una nuova riforma delle pensioni e questa volta le opzioni sul tavolo possono essere definite “travolgenti”.

È ancora una volta la Lega la più attiva nella maggioranza per quel che riguarda il tema previdenziale e, questa volta, almeno secondo le anticipazioni emerse dalla stampa, starebbe cercando una soluzione per superare il problema dei costi, ossia l’ostacolo principale sul quale i governi si sono sempre scontrati quando hanno provato a introdurre nuove misure di flessibilità per offrire un’alternativa rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero, i cui effetti continueranno a farsi sentire anche nei prossimi anni visto che è in programma un incremento complessivo di 3 mensilità, per il biennio 2027-2028 (dovuto all’adeguamento alla speranza di vita).

Abbiamo più volte ribadito come la spesa pensionistica rappresenti oggi un problema non solo per l’Italia, ma per tutti i Paesi industrializzati: il fatto che sia in corso una crisi demografica mette a rischio l’equilibrio sul quale si poggia la sostenibilità del sistema previdenziale, ossia il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. Sono i contributi di oggi, infatti, a pagare le pensioni, rendendo così necessario che le entrate contributive risultino superiori alle uscite.

E in un contesto in cui questo equilibrio è precario è ovvio che non si possa pensare a misure che da una parte permetterebbero sì di andare prima in pensione, ma dall’altra andrebbero ad aumentare la spesa pensionistica.

Qui si scontra l’intenzione della Lega di voler abbassare l’età pensionabile ed è per questo che nel Carroccio stanno lavorando a una soluzione del problema alla base: nel dettaglio, sembra che tanto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti - particolarmente attento a far quadrare i conti - quanto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, stiano lavorando a una vera e propria rivoluzione su come vengono calcolati i costi del sistema. Ecco come potrebbe strutturarsi.

Pensioni, nuove regole per il calcolo

È bene subito specificare che a cambiare non sarebbe il metodo di calcolo delle singole pensioni, quanto quello della spesa pensionistica. Come già spiegato da Matteo Salvini, l’obiettivo della Lega resta infatti il superamento della legge Fornero, ma per farlo il Carroccio dovrà trovare un modo per far quadrare i conti.

Nel dettaglio, come spiegato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, sempre esponente della Lega, si sta lavorando a una norma che possa dare “linearità alla spesa pensionistica, oggi costruita al lordo”. Cosa significa questo? Per capirlo basta guardare alle cifre: oggi la spesa per le pensioni ammonta a 326 miliardi, mentre le entrate contributive sono appena 290 miliardi. C’è già un disavanzo di 30 miliardi e già questo dovrebbe precludere qualsiasi altra misura di flessibilità. Anzi, in questa condizione non si può non pensare a un aumento dell’età pensionabile, in un’operazione simile a quella attuata dalla Fornero nel 2011.

Secondo i tecnici della Lega, però, l’errore che si commette è guardare alla spesa pensionistica lorda: circa 70 miliardi di euro, infatti, tornano allo Stato attraverso l’imposta Irpef, ribaltando così il rapporto tra uscite ed entrate in favore di queste ultime.

La Lega auspica quindi un nuovo sistema di contabilizzazione della spesa pensionistica, per quella che rappresenterebbe una sorta di “operazione verità” volta a liberare risorse da destinare a una maggiore flessibilità, con l’obiettivo di permettere a tutti di andare in pensione già al compimento dei 64 anni di età.

Pensione a 64 anni, ecco il vero obiettivo della Lega

Ci sono quindi circa 70 miliardi di euro sui quali poter far leva per quello che secondo la Lega dovrebbe essere un obiettivo raggiungibile da tutti i lavoratori: la possibilità di andare in pensione al compimento dei 64 anni.

Essendo una partita di giro”, ha spiegato Durigon in riferimento al fatto che circa 70 miliardi di euro oggi rientrano nelle casse dello Stato sotto forma di imposte, si può pensare già oggi a una formula di uscita a 64 anni di età, con un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno e solo per chi raggiunge una soglia minima di importo, oggi pari a 3 volte il valore dell’assegno sociale e quindi superiore a 1.500 euro lordi.

Una pensione a 64 anni che consentirebbe anche di favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro, liberando più assunzioni per i giovani, anche se l’esperienza passata di Quota 100 insegna che non è propriamente detto.

Tutto però passa dai conti pubblici, perché se le entrate faticano ad aumentare allora bisognerà trovare un modo per liberarle diversamente. Che quello di considerare le imposte possa essere una soluzione “furba”, ma capace di portare al risultato sperato, lo dirà solo il tempo.

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