Cosa succede se perdi il lavoro dopo i 60 anni? Trovare un altro impiego è complicato, ma ci sono diverse opportunità per andare subito (o quasi) in pensione.
Hai perso il lavoro dopo i 60 anni di età e ovviamente guardi con preoccupazione a cosa può succedere adesso vista la difficoltà di trovare un nuovo impiego. Ma attenzione perché c’è un’alternativa al ricollocamento, ossia imboccare subito la strada del pensionamento ricorrendo ad alcune opzioni previste dal nostro ordinamento.
Come noto, infatti, una volta licenziati - indipendentemente dalla causa - si può accedere all’indennità di disoccupazione Naspi, un importante ammortizzatore sociale dal momento in cui che nella maggior parte dei casi, ossia laddove gli ultimi 4 anni risultino coperti da contribuzione, va a coprire i successivi 2 anni con un’indennità sostitutiva dello stipendio il cui importo - almeno per i primi 8 mesi nel caso degli over 55, ossia prima che scatti la decurtazione mensile - non è così distante dall’ultima retribuzione.
Ma non è solo questa l’importanza della Naspi. Aver avuto accesso all’indennità di disoccupazione, indipendentemente dalla durata, permette anche di essere inquadrato nelle categorie dei più fragili, le quali vengono maggiormente tutelate dal legislatore consentendo loro di accedere a delle forme agevolate di pensionamento.
In particolare sono due, ed entrambe richiedono di soddisfare determinati requisiti al momento del licenziamento. Da una parte l’Ape Sociale, dall’altra Quota 41: in entrambi i casi l’ultimo giorno di lavoro prima del licenziamento potrebbe essere stato l’ultimo dell’intera carriera. Vediamo quindi quali sono i requisiti da soddisfare per far sì che il licenziamento si trasformi in un’opportunità per il lavoratore.
Perde il lavoro dopo i 60 anni, ecco come andarci prima con l’Ape Sociale
Come anticipato, il punto di partenza è il licenziamento, che deve essere involontario: dimettersi non consente di accedere alla disoccupazione e fa saltare tutto il percorso. Per questo conviene confrontarsi con l’azienda e valutare un’uscita concordata, spesso utile anche al datore di lavoro per favorire il ricambio generazionale.
Dopo la cessazione si può fare domanda di Naspi all’Inps, che spetta fino a 24 mesi, o meglio per la metà delle settimane contributive presenti negli ultimi 4 anni.
L’assegno copre il 75% della retribuzione media (più una quota aggiuntiva), ma dal 9° mese cala del 3% ogni mese: all’inizio resta vicino allo stipendio, poi si riduce progressivamente.
Terminata la Naspi, raggiunti 63 anni e 5 mesi e almeno 30 anni di contributi, si può accedere all’Ape Sociale, un’indennità fino a 1.500 euro mensili che accompagna fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni.
In pratica, tra Naspi e Ape, il lavoro può finire già poco dopo i 61 anni: una strada poco conosciuta, ma particolarmente utile per chi perde l’occupazione in età avanzata.
Perde il lavoro dopo i 60 anni, ecco come andarci prima con Quota 41
Un’alternativa all’Ape Sociale è la combinazione tra Naspi e Quota 41, la misura che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. In pratica, se si raggiunge questa soglia, non serve aspettare i 63 anni dell’Ape Sociale o i 67 anni della pensione di vecchiaia: il collocamento in quiescenza può scattare subito, “scavalcando” i requisiti più rigidi della riforma Fornero.
Anche in questo caso il primo passo è il licenziamento, perché solo con la perdita involontaria del lavoro si può ottenere la Naspi. Ed è proprio l’indennità di disoccupazione, pagata dall’Inps, a fare la differenza: durante il periodo coperto vengono riconosciuti contributi figurativi, utili a completare il conteggio.
Chi, ad esempio, ha già 39 anni di versamenti può sfruttare i 2 anni di Naspi per arrivare automaticamente a 41 e perfezionare il diritto alla pensione anticipata, senza dover tornare a lavorare. Attenzione però: Quota 41 richiede un requisito fondamentale, cioè almeno un contributo versato prima del 31 dicembre 1995. È inoltre necessario essere lavoratori precoci, ossia aver maturato 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età.
Se tutte le condizioni sono rispettate, allora il licenziamento è un’opportunità: finita la Naspi si passa direttamente alla pensione, accorciando di diversi anni l’uscita dal lavoro rispetto ai canali ordinari.
© RIPRODUZIONE RISERVATA