Pensioni, blocco dell’adeguamento con le speranze di vita: è possibile?

Nel dossier sulla riforma delle pensioni il Governo ha inserito - momentaneamente - la possibilità di bloccare il meccanismo che, dal 1° gennaio 2019, rivede i requisiti per il pensionamento per effetto dell’incremento delle aspettative di vita.

Il Governo sta valutando la possibilità di bloccare per il 2019 l’aumento dei requisiti per la pensione previsto con l’adeguamento delle aspettative di vita.

Al momento si tratta solamente di un’indiscrezione, riportata dalla maggior parte degli organi di stampa, tuttavia sembra che da parte dell’Esecutivo ci sia almeno la volontà di valutare la fattibilità di questa proposta così da rivedere concretamente la riforma Fornero del 2011.

Ricordiamo, infatti, che nonostante fu Maurizio Sacconi - con la Legge 174/2009 - a stabilire che ogni tre anni i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione sarebbero dovuti essere aggiornati secondo le speranze di vita rilevate dall’Istat, è stata la Fornero nel 2011 a decidere che questo aggiornamento sarebbe dovuto essere biennale.

Per questo motivo dal 1° gennaio 2019 è previsto un incremento dei requisiti per la pensione che porterà a:

  • 67 anni l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia (per la quale sono richiesti anche 20 anni di contributi);
  • 71 anni l’età per la pensione di vecchiaia contributiva (più 5 mesi di contributi);
  • 43 anni e 3 mesi (uomini) e 42 anni e 2 mesi (donne) di contributi per accedere alla pensione anticipata;
  • 64 anni l’età anagrafica per la pensione anticipata contributiva.

A tal proposito è bene precisare che nel dossier sulla riforma delle pensioni su cui il Governo sta lavorando - e che dovrebbe essere presentato per metà ottobre - è previsto il blocco dell’adeguamento esclusivamente per i requisiti necessari per accedere alla pensione anticipata Inps, i quali - come possiamo vedere sopra - verranno incrementati di 5 mesi.

Quindi, se la proposta dovesse andare a buon fine anche nel 2019 si potrà accedere alla pensione anticipata con soli 42 anni e 10 mesi (se uomini) e 41 anni e 10 mesi di contributi (se donne), indipendentemente dall’età anagrafica.

Blocco dell’adeguamento con le aspettative di vita: è possibile?

Sabato scorso il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha incontrato una delegazione dei Gruppi Uniti, scesi in piazza per chiedere al Governo di mantenere tutte le promesse fatte nel contratto in ambito previdenziale.

Tra le proposte fatte al leader del M5S - che ha dato loro un appuntamento privato per questa settimana - c’è appunto quella che riguarda il blocco dell’età pensionabile. Proposta alla quale Di Maio ha risposto con: “Valuteremo” (qui il video dell’incontro).

Il problema è che nel contratto di Governo non si parla della possibilità di rivedere questo meccanismo, segno che Lega e Movimento 5 Stelle inizialmente non hanno preso in considerazione questa ipotesi (probabilmente per i costi troppo alti della riforma).

Nell’accordo firmato alla vigilia della formazione del Governo, infatti, si legge che per la riforma delle pensioni - nella quale dovrà esserci la Quota 100, l’estensione della Quota 41 e la proroga dell’Opzione Donna - saranno stanziati 5 miliardi di euro.

Nel frattempo il costo della riforma è aumentato; solamente per la Quota 100, nonostante i paletti previsti, sono necessari 8 miliardi di euro nell’immediato, cifra che il Governo intende recuperare grazie all’aumento del rapporto deficit/Pil, portato al 2,4% nella nota di aggiornamento al DEF.

Una parte di queste risorse poi verrà utilizzata per la proroga dell’Opzione Donna, mentre per l’estensione della Quota 41 Di Maio ha dichiarato - ma non sono da escludere novità in tal senso - che se ne parlerà dal prossimo anno.

Ci resta difficile quindi pensare che nella già onerosa riforma delle pensioni trovi spazio anche il blocco dell’adeguamento con le aspettative di vita, visto che il Governo dovrebbe dare priorità al mantenimento delle promesse fatte nel contratto.

Blocco dell’adeguamento con le speranze di vita già nel 2019 (ma per pochi)

Prima di concludere è bene ricordare che per alcune categorie di lavoratori nel 2019 non si applicherà - indipendentemente da quella che sarà la scelta del Governo - l’adeguamento dei requisiti per la pensione con le aspettative di vita.

Nel dettaglio, la Legge di Bilancio 2018 ha stabilito che ciò non si applica per le seguenti categorie:

  • lavori usuranti;
  • turni notturni (per almeno 78 notti l’anno);
  • lavori gravosi.

Coloro che negli ultimi 10 anni hanno svolto per almeno 7 anni una delle suddette attività, quindi, possono andare in pensione a 66 anni e 7 mesi; in tal caso, però, il requisito contributivo richiesto non è di 20 anni (come previsto genericamente dalla pensione di vecchiaia) bensì di 30 anni.

Il blocco dell’età pensionabile, però, non è automatico; spetta al lavoratore, infatti, farne domanda in via telematica all’Inps. Per maggiori informazioni, ecco una guida utile - Aumento dell’età pensionabile non è per tutti: casi di esenzione.

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