Pensioni in anticipo: il Presidente dell’Inps è favorevole, ma solo ad una condizione

Riforma delle pensioni, Presidente Inps: “Pensione anticipata solo con il ricalcolo contributivo dell’assegno”.

Pensioni in anticipo: il Presidente dell'Inps è favorevole, ma solo ad una condizione

In questi giorni non si parla d’altro che di riforma delle pensioni. La prossima settimana partirà il confronto tra il Ministro del Lavoro e i sindacati, i quali presenteranno le loro proposte di uscita anticipata dal mercato del lavoro.

Nelle ultime ore, al lungo elenco di coloro che hanno espresso un proprio pensiero riguardo alla prossima riforma delle pensioni si è aggiunto anche il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il quale è stato protagonista di un’intervista pubblicata da Repubblica.

Già nei giorni scorsi Tridico aveva avuto modo di parlare di quella che secondo lui dovrebbe essere la strada che il Governo dovrà intraprendere per definire la prossima riforma del sistema pensionistico: prevedere requisiti differenti a seconda della gravosità del lavoro svolto. Un’idea ripresa anche da quella che, molto probabilmente, presto sarà nominata vice Presidente dell’Inps, Maria Luisa Gnecchi.

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, però, Tridico aggiunge dei pezzi alla sua proposta di riforma delle pensioni, spiegando anche quale dovrebbe essere il “prezzo” da pagare per smettere di lavorare con largo anticipo.

Pensione in anticipo: il Presidente dell’Inps è favorevole, ma solo ad una condizione

Pasquale Tridico si è detto favorevole ad una riforma delle pensioni che preveda una maggiore flessibilità in uscita. Parole importanti alla vigilia dell’incontro che avrà luogo la prossima settimana tra il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e i sindacati, durante il quale quest’ultimi presenteranno la loro proposta di pensione a 62 anni.

Secondo il Presidente dell’Inps, però, ogni misura di flessibilità - affinché possa essere economicamente sostenibile - dovrebbe prevedere una penalizzazione per il lavoratore. D’altronde, così com’è la proposta dei sindacati avrebbe un costo di 20 miliardi di euro, difficilmente sostenibile per le nostre casse.

Ecco perché secondo Tridico, ulteriori misure di flessibilità potrebbero essere introdotte solamente ad una condizione: prevedendo un ricalcolo contributivo dell’assegno per coloro che scelgono di anticipare l’uscita dal lavoro, così come previsto oggi per Opzione Donna.

Il “prezzo” che il lavoratore dovrebbe pagare potrebbe essere più o meno caro a seconda della propria condizione contributiva, con una penalizzazione che potrebbe anche essere superiore al 50%.

Secondo Tridico, quindi, bisognerà fissare una “linea di età per l’uscita”, dando poi al lavoratore la possibilità di scegliere quando andare in pensione. Il costo della flessibilità, però, sarebbe un ricalcolo contributivo dell’assegno, come tra l’altro “avverrà per tutti a partire dal 2036”.

Riforma pensioni: le altre proposte del Presidente dell’Inps

Come anticipato, Pasquale Tridico nei giorni scorsi si è detto favorevole ad un sistema pensionistico che preveda requisiti differenti in base alla gravosità delle ultime professioni svolte dal lavoratore. Una proposta che il Governo prenderà certamente in considerazione, anche perché in Parlamento è stata appena istituita la commissione che avrà il compito di studiare la gravosità delle professioni al fine di dare elementi di studio per la nuova riforma.

Il Presidente dell’Inps ha poi ribadito la necessità di prevedere una pensione di garanzia per i giovani, richiesta che vede d’accordo i sindacati. Per farlo sarà necessario “coprire i vuoti contributivi dovuti al lavoro precario”, facendo in modo che chi ha iniziato a lavorare oggi non sia troppo penalizzato dalle difficoltà del mercato del lavoro (e dalle ultime riforme delle pensioni che hanno introdotto l’adeguamento dei requisiti con le aspettative di vita e il calcolo contributivo dell’assegno).

E ancora: un fondo pubblico di previdenza integrativa gestito dall’Inps, con le somme che verrebbero investite dalla Cassa depositi e prestiti. Un modo per dare al lavoratore la possibilità di incrementare il futuro assegno di pensione avvalendosi di un fondo pubblico; d’altronde, come spiegato da Tridico, già oggi l’Inps si trova ad amministrare 800 miliardi di euro, non ci sarebbe alcun problema nell’aggiungerne altri 20.

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