Riforma pensioni: il progetto del (prossimo) vice presidente dell’Inps

Pensioni, novità: il prossimo vice presidente dell’Inps - Maria Luisa Gnecchi - ha parlato di riforma, indicando gli obiettivi da raggiungere.

Riforma pensioni: il progetto del (prossimo) vice presidente dell'Inps

Riforma pensioni: nuove dichiarazioni in merito sono arrivate da Maria Luisa Gnecchi che su Repubblica ha indicato le sue proposte per una revisione del sistema previdenziale.

A molti il nome di Maria Luisa Gnecchi non dirà molto; ex parlamentare del Partito Democratico è stata lei a lavorare alla riforma delle pensioni che nella scorsa legislatura è stata presentata da Cesare Damiano.

Presto per Maria Luisa Gnecchi potrebbe arrivare uno degli incarichi più importanti della sua carriera: per questa, infatti, si stanno per aprire le porte dell’Inps, con il ruolo di vicepresidente.

La sua candidatura ha già ricevuto il via libera delle commissioni parlamentari e solo la valutazione della Corte dei Conti la separa dal conferimento ufficiale dell’incarico.

In attesa di affiancare Pasquale Tridico alla guida dell’Inps, la Gnecchi ha indicato quelle che secondo lei dovrebbero essere le priorità della prossima riforma delle pensioni. D’altronde, come vi abbiamo anticipato nei giorni scorsi, i tempi per una revisione del sistema previdenziale italiano sembrano essere maturi, tant’è che già nei prossimi giorni il Ministro del Lavoro dovrebbe avviare un tavolo di confronto con i sindacati per individuare una soluzione che soddisfi tutte le parti.

Riforma delle pensioni: “Servono maggiori tutele per i lavori gravosi

Il progetto di riforma dettato da Maria Luisa Gnecchi non è tanto distante da quello che sembra avere in mente il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Anche secondo la prossima “numero due” dell’Istituto bisognerà dare maggiore importanza ad alcune categorie di lavori particolarmente gravosi. D’altronde “operai e macchinisti dei treni non hanno certamente la stessa aspettativa di vita di un dirigente”.

Ecco perché, così come spiegato qualche giorno fa da Pasquale Tridico, anche per la Gnecchi è necessario “dotare il sistema di misure flessibili che tengano in considerazione le differenti tipologie di professioni ed attività”.

Proprio in questi giorni, d’altronde, verranno avviati i lavori della commissione tecnica impegnata nello studiare la gravosità delle professioni, uno strumento utile per valutare la fattibilità di una riforma delle pensioni tale da prevedere requisiti differenti a seconda della gravosità delle mansioni svolte.

Riforma delle pensioni: “Quota 100 va rivista

Altro aspetto su cui si è soffermata Maria Luisa Gnecchi è quello riguardante Quota 100. Mentre il Movimento 5 Stelle - tramite una nota pubblicata nelle ultime ore - ha assicurato che questa resterà in vigore regolarmente fino al dicembre 2021, c’è ancora chi vorrebbe modificarla rendendola più sostenibile.

La Gnecchi è una di queste; nel dettaglio, secondo il prossimo vice presidente dell’Inps, la pensione anticipata dovrebbe essere riservata a coloro che accettano che l’assegno maturato venga ricalcolato interamente con calcolo contributivo, così come oggi è previsto per Opzione Donna.

Allo stesso tempo bisognerebbe rivedere i limiti previsti per l’accesso alla pensione con Quota 100: l’età dovrebbe passare da 62 a 64 anni, mentre il limite contributivo dovrebbe scendere fino a 36 anni.

Riforma delle pensioni: “Urgono novità per le donne

La Gnecchi non ha mancato di ricordare che le donne sono state le più penalizzate dalla riforma Fornero del 2011; per queste, infatti, dall’oggi al domani c’è stato uno scatto di ben sei anni per quanto riguarda le soglie di uscita dal lavoro.

Misure di flessibilità come Opzione Donna sono state utili, ma allo stesso tempo prevedono penalizzazioni troppo severe per coloro che vi ricorrono. Ecco perché una prossima riforma delle pensioni, almeno stando al pensiero di quella che tra qualche settimana dovrebbe sedere alla vicepresidenza dell’Inps, non dovrà mancare di novità importanti in favore delle lavoratrici.

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2 commenti

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Vincesko • 2 settimane fa

@Pulp
Io ho scritto un saggio sulle pensioni. La premessa è errata. L’adeguamento all’aspettativa di vita è stato introdotto da SACCONI con il DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, e da lui modificato sostanzialmente con il DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi 12-bis, ter, ecc., relativamente alle pensioni di vecchiaia, alle ’quote’ e all’assegno sociale (escluse, quindi, quelle di anzianità).
Oltre all’aumento delle pensioni di anzianità da 40 a 41 anni e 3 mesi (che tutti ascrivono a Fornero).
La riforma Fornero non è stata cattiva con le donne: aumento di un anno da 41 anni e 3 mesi (SACCONI) a 42 anni e 3 mesi per la pensione anticipata soltanto per gli uomini; le uniche misure d’impatto per le donne sono state l’abolizione delle ‘quote’, che però erano utilizzate meno dalle donne, e l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne private gradualmente entro il 2018, chiesti dalla famosa lettera della BCE; ma da 65 a 67 anni nel 2019 è dovuto a SACCONI (‘finestra’ di 12 mesi, uniformata per tutti, quindi riducendola di 6 mesi per gli autonomi, e 12 mesi per l’adeguamento all’aspettativa di vita); l’estensione dell’adeguamento all’aspettativa di vita alle pensioni anticipate (ex anzianità), utilizzate meno dalle donne.
Lo è stata molto di più la Riforma SACCONI (aumento di 12 o 18 mesi dell’età di pensionamento di vecchiaia, tramite la «finestra», per gli uomini; aumento di 5 anni + ’finestra’ di 12 mesi per le dipendenti pubbliche; allineamento a tutti gli altri delle donne del settore privato gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento alla speranza di vita).
PS: Neppure la prossima vice presidente dell’INPS Maria Luisa Gnecchi conosce bene la normativa pensionistica. Infatti, parla sempre soltanto della Riforma Fornero e mai della ben più severa Riforma SACCONI, le cui misure vengono da TUTTI, inclusi gli esperti come la Gnecchi, attribuite erroneamente a Fornero.
Vincesko

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Pulp • 2 settimane fa

Non sono affatto d’accordo con le maggiori tutele per le donne, perche’ con la riforma Fornero (che e’ servita a coprire i buchi creati dall’esplosione di vitalizi ai consiglieri regionali/federalismo) la giustificazione fu l’innalzamento dell’eta’ lavorativa rapportata alle aspettative di vita. Al di la’ del fatto che in questi anni le aspettative di vita per entrambi i sessi sono diminuite, statisticamente le donne vivono piu’ degli uomini, quindi, sempre secondo il criterio della Fornero le donne non solo dovevano eguagliare gli uomini, ma siamo arrivati al punto che (sempre secondo il teorema Fornero-aspettative di vita) le donne dovrebbero lavorare piu’ degli uomini.
Probabilmente influira’ un meccanismo ormonale, una maggiore resistenza allo stress, le gravidanze (cellule staminali del feto che riparano i danni del corpo della mamma).....sta di fatto che se uguaglianza debba esserci deve essere un’uguaglianza su tutti i fronti.
Mi sembra che invece l’uguaglianza la si cerca solo per cio’ che piu’ ci fa comodo. Anche i recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che sia le donne che gli uomini sono soggetti a corruzione, a commettere reati, ad essere incompetenti ecc.
Il sistema pensionistico e’ gia’ molto ingiusto in questo modo, e andrebbe ritoccato per migliorare le condizioni, non per peggiorarle.
Vadano a ritoccare o eliminare le pensioni multiple, le pensioni super ricche ecc.

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