Pensioni, l’addio a Quota 100 spiegato da Conte: ecco cosa succede adesso

Giuseppe Conte conferma l’addio di Quota 100 (nel 2022): la prossima riforma terrà conto della gravosità del lavoro svolto. Salvini attacca: “Vogliono far tornare la Legge Fornero”.

Pensioni, l'addio a Quota 100 spiegato da Conte: ecco cosa succede adesso

Pensioni, ultime notizie: il Premier Conte fa chiarezza - questa volta definitivamente - sul futuro di Quota 100. Lo ha fatto nel corso del Festival dell’Economia di Trento, dove il Presidente del Consiglio ha parlato della riforma delle pensioni, per cui il cantiere seppur a rilento - è ormai partito, e di possibili modifiche al Reddito di Cittadinanza.

Rispetto a Quota 100, il Presidente del Consiglio ha detto quello che ormai sapevamo da mesi: “Non sarà rinnovata”. Parole a cui è seguita una dura reazione di Matteo Salvini, secondo cui la Lega non permetterà al Governo di “tornare alla Legge Fornero”. Ma su queste dichiarazioni ci torneremo in un secondo momento.

Concentriamoci piuttosto su quanto detto da Giuseppe Conte in merito a Quota 100 e sulla prossima riforma delle pensioni: proprio nei giorni in cui Governo e sindacati si stanno incontrando per definire la soluzione migliore per dopo Quota 100, è il Premier ad indicare la via da seguire ribadendo che bisognerà riconoscere maggiormente la gravosità del lavoro svolto.

Pensioni: Quota 100 non verrà confermata

Partiamo da Quota 100 e dalla sua mancata conferma. Nel dettaglio, il pensionamento a 62 anni di età e 38 anni di contributi sarà un’opzione ancora per il 2021, dopodiché finirà in soffitta.

Conte spiega la motivazione per cui il Governo ha deciso di andare in questa direzione non rinnovando Quota 100:

“Si è trattato di un progetto triennale di riforma che veniva a supplire ad un disagio sociale”.

Le parole di Conte, quindi, ribadiscono ancora una volta che il termine di Quota 100 fosse già stato preventivato al momento in cui questa misura è stata introdotta. D’altronde si è trattato di un progetto sperimentale e i numeri raggiunti non sono sufficienti per motivare una conferma di questa onerosa misura, specialmente adesso che la situazione economica italiana è cambiata (in peggio).

Soddisfazione assoluta di Matteo Renzi, visto che il leader di Italia Viva è sempre stato un oppositore di Quota 100, poiché convinto del fatto che questa misura agevoli poche persone e maggiormente coloro che hanno avuto carriere agiate. Il tutto ad un prezzo proibitivo.

Secondo Renzi, l’abolizione di Quota 100 (che poi abolizione non è in quanto è più opportuno parlare di mancato rinnovo) rappresenta “una svolta importante” in quanto dopo aver cambiato linea in Europa torniamo alla serietà sulle pensioni rimediando ai “danni fatti dal Governo populista”.

Matteo Salvini ribadisce: “La Lega non permetterà il ritorno alla Fornero

Le dichiarazioni di Conte sono state commentate con durezza dal leader della Lega, Matteo Salvini, convinto del fatto che l’addio a Quota 100 rappresenti un ritorno alla Legge Fornero.

È importante sottolineare, però, che in realtà la Legge Fornero è ancora lì al suo posto, tant’è che le regole del nostro attuale regime pensionistico sono ancora quelle decise dalla riforma del 2011. Quota 100 ha rappresentato una via alternativa, una misura di flessibilità come è anche l’Ape Sociale.

Parlare di ritorno della Fornero, quindi, non è corretto: semmai Salvini potrebbe dire che nel caso fosse rimasto lui al Governo avrebbe esteso il periodo di validità di Quota 100 (anche se in tal caso è difficile credere che sarebbe arrivato il via libera dall’Europa).

Riforma pensioni: ecco cosa succederà adesso

In questi giorni il Governo sta discutendo con i sindacati riguardo alla possibilità di introdurre nuove regole per il pensionamento - mantenendo comunque quelle stabilite dalla Fornero - per tutelare alcune categorie di lavoratori.

A tal proposito, Conte ha confermato la necessità di “mettersi attorno ad un tavolo per discutere della riforma delle pensioni”, cominciando ad esempio dal fare una lista - più completa rispetto a quella che abbiamo oggi - dei lavori usuranti, dando a coloro che svolgono queste mansioni la possibilità di andare in pensione in anticipo.

Secondo il premier la differenziazione dei requisiti per il pensionamento in base alla gravosità del lavoro svolto è la soluzione migliore: d’altronde, “un professore universitario vorrebbe lavorare a settant’anni, mentre in tante occupazioni usuranti non possiamo prospettare una vita lavorativa così lunga”. Per questo motivo l’Italia deve avere il coraggio di “differenziare”.

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