Pensioni: Opzione Donna, la proroga è un diritto per tutti. Di Maio conferma: “Si farà”

Di Maio annuncia la proroga dell’Opzione Donna per il 2019; nel frattempo le lavoratrici scese in piazza ci hanno spiegato l’importanza di questo strumento.

La proroga dell’Opzione Donna ci sarà. Lo ha confermato Di Maio ad una delegazione dei Gruppi Uniti (tra i quali figuravano le rappresentanti del Movimento Opzione Donna) che nella giornata di sabato 29 settembre si sono dati appuntamento a piazza Montecitorio (salvo poi raggiungere il leader del Movimento 5 Stelle al Campidoglio) per fare pressione al Governo Conte affinché vengano mantenute le promesse fatte nel contratto.

Il Ministro del Lavoro, rispondendo alle varie domande poste da lavoratori e lavoratrici ha ribadito che l’Opzione Donna è già stata inviata al MEF come rifinanziata; da parte del Governo, quindi, non c’è mai stata la volontà di mettere in discussione questa misura per il pensionamento anticipato delle lavoratrici.

Ricordiamo che Opzione Donna consentirebbe alle lavoratrici di andare in pensione a 57 anni e 7 mesi (per le subordinate) e a 58 anni e 7 mesi (per le autonome), ma allo stesso tempo bisogna contare una finestra mobile di 12 mesi, 18 per le autonome.

In poche parole le subordinate verranno collocate effettivamente in pensione a 58 anni e 7 mesi, mentre le autonome a 60 anni e 3 mesi, accettando inoltre una riduzione dell’assegno pensionistico che con il ricalcolo contributivo può arrivare - a seconda della situazione contributiva dell’interessata - anche al 40%.

Per questo motivo le lavoratrici rivendicano il loro atteggiamento di massima correttezza, visto che chiedono una proroga della misura così com’è, senza introdurre alcun correttivo.

Perché l’Opzione Donna è importante: parola alle donne

Nel corso dell’evento, a cui noi di Money.it eravamo presenti, abbiamo ascoltato le opinioni delle donne presenti in piazza, in special modo di Teresa Ginetta Caiazzo e Lucia Rispoli, le due portavoce del gruppo.

Queste hanno ricordato come l’Opzione Donna sia l’unica misura pensionistica che consente allo Stato un risparmio consistente. Un risparmio di 24 miliardi in 15 anni, ma solo dopo i 5 anni necessari per il pareggio dei costi iniziali. Insomma, più lavoratrici vanno in pensione con Opzione Donna e più lo Stato ci guadagna.

Poi è stata posta l’attenzione sugli errori fatti dai precedenti Governi che per rendere più flessibile la riforma del 2011 hanno introdotto delle misure - vedi l’Ape Sociale - riservate a solamente alcune categorie di lavoratori.

Le donne sono tutte uguali; non si può dare uno sgravio contributivo - ad esempio per una maternità - solamente a coloro che appartengono a delle fasce disagiate, perché questa è un’ingiustizia enorme. Dobbiamo riconoscere alla donna una funzione, come può essere quella di una maternità o comunque un impegno sociale in generale; pensare che questo possa essere stato riservato solamente a delle specifiche categorie di donna - secondo il punto di vista delle rappresentanti del Movimento Opzione Donna - “è un’aberrazione”.

Noi rivendichiamo un diritto per tutte le donne, indistintamente; un diritto al lavoro e alla pensione.” Una lotta che durerà fino a quando il Governo e il Parlamento non si impegneranno per avere delle politiche sociali che consentano alle donne di accedere con gli stessi diritti al mondo del lavoro, di mantenere un impiego per libera scelta e di accedere alla pensione; fino a questo momento, infatti, le donne hanno diritto ad una flessibilità, che oggi si chiama Opzione Donna.

Non bisogna dimenticare inoltre che la riforma delle pensioni che ha comportato un sostanzioso allungamento dell’età pensionabile è stata fatta in poche ore. Un destino deciso in una notte, quando la riforma del 2011 ha “rubato 10 anni di vita alle donne”.

Quell’allungamento di vita è servito allo Stato per risanare i conti pubblici in un periodo di difficoltà. Un costo che le donne hanno dovuto pagare, in attesa di una restituzione che però non c’è stata. Quei fondi sarebbero dovuti tornare alle donne sotto forma di servizi pubblici, di assistenza specifica e in forme di flessibilità, ma “non è ritornato nulla”.

Tutte le misure fatte dal 2011 per rendere più flessibile la riforma Fornero sono state inutili; sono stati stanziati dei fondi per misure a cui solo pochi lavoratori hanno fatto ricorso. “Che fine hanno fatto quei soldi?” Si chiedono le manifestanti in piazza. In sostanza si sono compiuti dei gravi abusi pagati dalle donne.

Inoltre le manifestanti hanno posto l’attenzione sul concetto di “lavori di cura”: secondo loro, infatti, il Governo non può commettere l’errore di pensare solamente alle donne che nella situazione attuale hanno questo carico, poiché molte donne in realtà nel corso della loro vita si sono occupate di assistere genitori e altri familiari nel frattempo scomparsi. Senza dimenticare nonostante l’assistenza debba essere certificata - solitamente tramite la Legge 104 - ci sono molte donne che pur non avendo ottenuto il riconoscimento del loro carico di lavoro si occupano attualmente di assistere un genitore in età avanzata.

Concludiamo nel riportare un’importante dichiarazione di Lucia Rispoli, portavoce del Gruppo Movimento Opzione Donna:

“Una cosa è certa: noi ci aspettiamo che l’impegno che è stato assunto venga rispettato. Noi ci aspettiamo che nella Legge di Bilancio del 2019 la proroga di Opzione Donna ci sia. Noi non ce lo dimentichiamo se non c’è. Questa è una promessa fatta dalle donne, le quali solo solite mantenerle. Non è una minaccia.

Noi non dimenticheremo se Governo e Parlamento - opposizione compresa - non manterranno le promesse; avremo una forza elettorale non indifferente tanto da far sì che questi deputati e senatori come sono arrivati andranno via”.

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Opzione donna Pensione

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