Opzione donna 2022: requisiti, scadenze e domanda

Simone Micocci

3 Marzo 2022 - 16:32

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Opzione donna è stata confermata ed estesa nel 2022. Ecco una guida per requisiti e scadenze aggiornate.

Opzione donna 2022: requisiti, scadenze e domanda

Opzione donna resta in vigore anche nel 2022 e - per effetto di quanto deciso dall’ultima Legge di bilancio - ne viene anche estesa la platea dei beneficiari. Opzione donna anche nel 2022 mantiene gli stessi requisiti, sia per quanto riguarda l’età anagrafica che per gli anni di contributi richiesti: la novità semmai interessa il termine entro il quale questi vanno maturati, in quanto questo è stato prorogato di ulteriori 12 mesi.

Possono accedere a Opzione donna per andare in pensione nel 2022 - e per effetto della cristallizzazione del diritto alla pensione anche negli anni a venire - coloro che ne hanno raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2021.

Anche il Governo Draghi, quindi, ha seguito l’esempio dei suoi predecessori, confermando sì Opzione Donna ma non rendendola ancora strutturale come richiesto dalle lavoratrici. E sarà difficile arrivare a questo traguardo in quanto Opzione Donna ogni anno diventa meno conveniente per lo Stato, per il motivo che approfondiremo di seguito.

Prima di tutto vediamo chi e come può andare in pensione con Opzione donna nel 2022, facendo chiarezza su quali sono i requisiti da soddisfare e le tempistiche da osservare, tenendo conto del fatto che anche questa misura - al pari della pensione anticipata, prevede delle finestre mobili.

Opzione donna 2022: cos’è e come funziona

Opzione donna è un trattamento pensionistico che viene erogato, a domanda, alle lavoratrici dipendenti e autonome che maturano determinati requisiti entro la scadenza definita dalla legge e fissata in ultimo al 31 dicembre 2021 dalla Legge di Bilancio 2022.

Per l’Opzione donna 2022 la nuova Legge di Bilancio rivede la data entro la quale devono essere maturati i requisiti per accedervi che diventa il 31 dicembre 2021, rinviandola così di 12 mesi. Introduce poi, sempre con modifica, la data del 28 febbraio 2022 che è invece è quella entro la quale potranno fare domanda per Opzione donna coloro che fanno parte del personale del comparto scuola e AFAM.

Come vedremo meglio di seguito, Opzione donna ha il vantaggio di permettere alla lavoratrice di andare in pensione molto prima rispetto a quanto stabilito dalla pensione di vecchiaia e da quella anticipata. Tuttavia, c’è un “prezzo” da pagare.

Possono accedere a Opzione donna, infatti, solamente quelle lavoratrici che optano per il sistema di calcolo contributivo della pensione, accettando quindi di subire una penalizzazione sull’assegno (variabile a seconda della posizione contributiva della lavoratrice).

Opzione donna: chi può andarci nel 2022

Possono accedere a Opzione donna nel 2022 le lavoratrici dipendenti e autonome che soddisfano i requisiti previsti entro il termine del 31 dicembre 2021.

Grazie a questa novità, entrano a far parte della platea delle potenziali beneficiarie di Opzione donna le lavoratrici nate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 1963, o tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 1962 nel caso delle lavoratrici autonome.

Ricordiamo, infatti, che i requisiti per l’accesso a Opzione donna sono:

  • 58 anni di età per la lavoratrice dipendente;
  • 59 anni di età per l’autonoma;
  • 35 anni di contributi (“ai fini del perfezionamento del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata”);
  • aver cessato il rapporto di lavoro nel caso delle dipendenti.

Opzione donna prevede due finestre mobili, vale a dire l’arco temporale tra la maturazione del diritto alla pensione e la decorrenza della stessa. E sono:

  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;
  • 18 mesi per le autonome.

Opzione donna 2022: decorrenze

La decorrenza della pensione, ossia il primo pagamento, varia dunque a seconda della finestra mobile che è di 12 o 18 mesi.

La prima decorrenza per Opzione donna 2022 dipende dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio che è il 1° gennaio 2022. La decorrenza della pensione con Opzione donna 2022 quindi non può essere anteriore:

  • al 1° febbraio 2022, per le lavoratrici dipendenti e autonome la cui pensione è liquidata a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima;
  • al 2 gennaio 2022, per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico delle forme esclusive della predetta assicurazione generale obbligatoria;
  • al 1° settembre 2022 e 1° novembre 2022 per il comparto scuola e AFAM.

Domanda Opzione donna 2022

È con il messaggio Inps 169/2022 che sono state aggiornate le procedure e le tempistiche per la domanda di pensione con Opzione donna secondo quelle che sono le novità introdotte dalla Legge di bilancio.

Qui viene confermato che lavoratrici che vogliono accedere a Opzione donna nel 2022 possono fare domanda dal momento che il servizio telematico di INPS è stato aggiornato.

Ma ci sono anche altre soluzioni. Le lavoratrici che vogliono andare in pensione con Opzione donna nel 2022, infatti, possono fare richiesta attraverso i seguenti canali:

  • in autonomia accedendo al servizio dedicato INPS di cui sopra;
  • attraverso Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • tramite enti di patronato e intermediari dell’Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Opzione donna conviene?

Si tratta di una domanda a cui non è semplice rispondere visto che, come anticipato, Opzione donna prevede sia dei vantaggi che degli svantaggi. Tale misura, infatti, è stata costruita in modo tale da consentire sì il pensionamento anticipato, ma allo stesso tempo facendo “pagare” alla lavoratrice il costo dell’anticipo.

Come anticipato, chi accede a Opzione donna accetta che la propria pensione venga calcolata interamente con il sistema contributivo, anche per la quota retributiva. Il problema è che nella generalità dei casi le regole del calcolo contributivo sono meno vantaggiose rispetto a quelle del retributivo: ciò significa che la pensione calcolata interamente con il contributivo sarà più bassa rispetto a quella spettante con il sistema misto (per una parte con il retributivo e per l’altra con il contributivo).

Di fatto, più è ampia la quota retributiva e meno conviene accedere alla pensione con Opzione donna, almeno sul piano economico. Per la lavoratrice, infatti, la percentuale di penalizzazione potrebbe essere molto ampia, arrivando anche al 60%. Viceversa, tanto più la quota nel retributivo è minima, quanto più conviene accedervi.

Ed è questo il motivo per cui ogni anno Opzione donna diventa sempre meno conveniente per lo Stato. Più passano gli anni, infatti, e più si riduce la quota di contributi calcolati con il retributivo, mentre si allarga la quota di contributivo.

Arriverà un momento in cui per tutti i lavoratori si applicherà esclusivamente il sistema di calcolo contributivo. E allora la penalizzazione insita in Opzione donna non avrà ragione di esistere, con la misura che non avrebbe più alcuna convenienza per lo Stato.

Ecco per quale motivo in questi anni i Governi hanno deciso di muoversi prudentemente con Opzione Donna, decidendo in favore di proroghe ma mai di una conferma strutturale.

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