Pensione prima dei 60 anni, per le donne è più semplice: requisiti e misure

Simone Micocci

27 Agosto 2022 - 11:01

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Le donne possono andare in pensione prima dei 60 anni ricorrendo a una serie di misure: ecco quali.

Pensione prima dei 60 anni, per le donne è più semplice: requisiti e misure

Per una donna andare in pensione prima dei 60 anni è più semplice, se non altro per il maggior numero di misure che lo consentono.

Ad esempio, a una donna è richiesto un anno di contributi in meno per l’accesso alla pensione anticipata, mentre il diritto alla pensione agevolata d’invalidità si raggiunge all’età di 56 anni. Senza dimenticare, poi, che per le lavoratrici che vogliono andare in pensione in anticipo il legislatore ha previsto una misura ad hoc, quell’Opzione Donna per la quale si spera in una proroga con la prossima legge di Bilancio così da permetterne l’accesso anche a coloro che sono nate nel 1964.

E infine, vi è la pensione maturata grazie all’iscrizione all’apposito fondo casalinghe; anche in questo caso il diritto all’assegno - che tuttavia essendo calcolato con il sistema contributivo e su un numero spesso esiguo di contributi potrebbe avere un importo davvero molto basso - si matura prima del compimento dei 60 anni di età.

Alla luce di ciò, possiamo fare chiarezza su ogni singola misura che consente a una donna di andare in pensione prima dei 60 anni, analizzandone requisiti e condizioni affinché l’uscita dal lavoro possa essere anticipata da qualche anno.

Pensione anticipata: per le donne un anno in meno

Come detto sopra, per l’accesso alla pensione anticipata - per il quale si guarda solamente all’anzianità contributiva e non a quella anagrafica - alle donne è richiesto un anno in meno rispetto che agli uomini.

Mentre nel primo caso servono 42 anni e 10 mesi di contributi per andare in pensione, per le donne ne sono sufficienti 41 anni e 10 mesi. Va detto, tuttavia, che solitamente per una donna è più complicato raggiungere requisiti contributivi elevati, poiché spesso la carriera è caratterizzata da diversi vuoti, motivati ad esempio dalla necessità di prendersi cura della famiglia in determinati momenti.

A dimostrarlo c’è quanto successo con Quota 100, per cui erano richiesti 38 anni di contributi a fronte di un’età anagrafica di 62 anni, alla quale hanno avuto accesso molti più uomini che donne.

Difficilmente, quindi, una donna riesce ad andare in pensione prima dei 60 anni ricorrendo alla pensione anticipata, anche perché vorrebbe dire che ha iniziato a lavorare non appena raggiunta la maggiore età e senza interruzioni.

Pensione anticipata con Opzione Donna

Più semplice per una donna ricorrere all’Opzione a lei dedicata. Quell’Opzione Donna per la quale proprio in questi giorni si discute della possibilità di una proroga, consentendone l’accesso anche a coloro che ne maturano i requisiti tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2022.

Oggi, infatti, Opzione Donna è riservata a coloro che ne hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2021, ossia a chi entro l’anno scorso poteva vantare 35 anni di contributi e un’età anagrafica di 58 anni per le lavoratrici dipendenti, 59 anni per le autonome.

Tuttavia, per andare in pensione a 58 anni con Opzione Donna bisogna accettare una condizione che potrebbe ridurre, e non di poco, l’assegno previdenziale: con tale misura, infatti, la pensione viene calcolata interamente con le regole del contributivo.

Pensione anticipata per donne con invalidità

Tra le categorie a cui il legislatore ha riconosciuto una maggiore flessibilità in uscita, consentendo di andare in pensione molto prima rispetto alla maturazione dei requisiti ordinariamente richiesti per la pensione di vecchiaia, ci sono gli invalidi.

Riconosciuta dal decreto Amato, la pensione anticipata “agevolata” è una misura destinata a particolari categorie protette, ossia a coloro che o possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari all’80%, oppure sono non vedenti.

Per questi il diritto alla pensione, a fronte di 20 anni di contributi maturati, si raggiunge all’età di 61 anni per gli uomini, 56 anni per le donne. Nel caso dei non vedenti, invece, il requisito contributivo è più basso, in quanto sono sufficienti 56 anni per gli uomini e 51 per le donne.

Pensione anticipata casalinghe

Dall’1 gennaio 1997 presso l’Inps è stato istituito il Fondo Casalinghe e Casalinghi, il quale si rivolge a quelle persone che svolgono lavori di cura non retribuiti e derivanti da responsabilità familiari.

L’iscrizione ha un costo minimo di 25,82 euro al mese, poco meno di 310 euro l’anno; tuttavia, per far sì che venga riconosciuta una pensione d’importo dignitoso sarebbe opportuno aumentare l’investimento, altrimenti si rischia di maturare un assegno di qualche centinaia di euro che neppure può godere dell’integrazione al trattamento minimo visto che ricade interamente nel regime di calcolo contributivo.

Per gli iscritti a tale fondo il diritto alla pensione si raggiunge già all’età di 57 anni, a patto che risultino versati almeno 5 anni di contributi. Tuttavia, è richiesta un’ulteriore condizione: l’assegno maturato deve essere pari a quello dell’assegno sociale maggiorato del 20%, ossia deve risultare maggiore di 561,72 euro stando ai valori del 2022. Tale requisito non è richiesto quando l’accesso alla pensione avviene dopo i 65 anni.

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