Omicron 4 e 5: cosa significa che i vaccinati sono protetti al 10%

Giorgia Bonamoneta

08/05/2022

09/05/2022 - 14:52

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I vaccini non sono efficaci contro Omicron 4 e 5. Uno studio pubblicato su Nature ha scoperto che i vaccinati sono coperti solo al 10% dalle nuove sottovarianti.

Omicron 4 e 5: cosa significa che i vaccinati sono protetti al 10%

Omicron 4 e 5 sfuggono ai vaccini. Questo è quanto è emerso da uno studio preprint pubblicato su Nature che, al netto delle informazioni riportate, fa riferimento ai dati del Qatar su una popolazione con doppia dose. Dalla lettura dell’articolo emerge il dato di protezione che hanno i vaccinati dopo pochi mesi: appena il 10%.

Le sottovarianti di Omicron, dette 4 e 5 (B2.4 e B2.5) mettono a rischio la già traballante condizione, non ancora raggiunta, di immunità di gregge, non solo perché più contagiose del 25% rispetto alla variante originale (Omicron), ma anche perché riescono a eludere il vaccino.

Il rischio di una nuova ondata è dietro l’angolo, anzi dietro l’estate. I dati di positività tornano a crescere in tutto il mondo e, come è stato possibile verificare la scorsa estate, il carico rischia di abbattersi sulla prima parte dell’autunno. Dagli Stati Uniti arriva l’allarme: in autunno è stimata una nuova maxi ondata di 100 milioni di contagi.

I vaccini proteggono solo al 10%: cosa sappiamo su Omicron 4 e 5

I primi studi sulla protezione dei vaccini contro la nuove sottovarianti Omicron 4 e 5 dimostrano che siamo poco protetti. La sottovariante Omicron 2 è ormai dominante rispetto alla variante Omicron originale. Non si fa in tempo a conoscerla, che due nuove sottovarianti stanno facendo preoccupare gli esperti. Su Nature è stato pubblicato uno studio che offre una prospettiva ancora poco studiata: la protezione del vaccino rispetto a Omicron 4 e 5.

«I ricercatori sanno da mesi che la sottovariante BA.1 elude gran parte della protezione offerta dai vaccini mRNA contro le malattie da lievi a moderate» afferma l’articolo, ed è evidente che le sue sottovarianti si approccino allo stesso modo ai vaccini oggi disponibili. Nello studio, in preprint (ancora senza revisione) si legge che le nuove varianti sono persino più abili nell’evadere i vaccini.

Dai dati emerge che i vaccini generici hanno un’efficacia di appena il 10% dopo 3-4 mesi, riducendo di molto sia il tempo che l’efficacia di questi sulle nuove sottovarianti.

Il virologo Andrew Pekosz della Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, ha commentato che lo studio pubblicato su Nature sembra essere valido e quindi le implicazioni riportate sono da prendere in considerazione . Abu-Raddad, capo dello studio, ha affermato che i risultati gli danno speranza «perché i vaccini prevengono molti dei peggiori casi di COVID-19», ma che c’è bisogno di vaccini specifici per le nuove varianti. In futuro si dovrà abbandonare la progettazione di vaccini contro singole varianti e concentrarsi invece sui vaccini pancoronavirus. 

Rischiamo una nuova ondata con Omicron 4 e 5?

Secondo gli esperti le sottovarianti hanno il potenziale infettivo di scatenare una nuova quinta ondata. Lo ha spiegato anche Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Virologia dell’Università Statale e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano: «La forza del Sars-Cov-2 è l’instabilità, dovuta a mutazioni anche minime, per cui la vaccinazione e la guarigione non sono garanzie di immunità». È proprio questa instabilità che non dovrebbe farci abbassare l’attenzione. Verso fine estate e inizio dell’autunno potrebbero aumentare le nuovamente le infezioni.

Lo scenario dello scorso anno, con un variante meno contagiosa e vaccini più efficaci, deve far scattare un campanello d’allarme. I vaccinati con tre dosi per ora sono protetti dalla malattia grave, ma «la quarta dose in questo quadro diventa fondamentale per gli anziani e in prospettiva per tutti», spiega ancora Pregliasco.

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