Osservando le curve obbligazionarie invertite, sembra che mercato sconti una recessione a breve. Di seguito i Treasury per diverse scadenze, i Bund Tedeschi ed infine i nostri BTP:
Curve obbligazionarie
Un confronto tra i Treasury per diverse scadenze, i Bund Tedeschi ed i BTP italiani.
Al momento, tuttavia, il mercato sconta anche una pausa nella politica monetaria delle Banche Centrali e, con qualche smentita proveniente dai loro stessi board, un taglio entro il mese di settembre e sino ad altri tre sino a fine anno. Se così fosse, i rialzi sul mercato azionario da inizio anno sarebbero quindi giustificati e, ci si augura, potrebbero proseguire. E questi sono incompatibili con una fase recessiva paventata da molti analisti e, come un’ombra inquietante, su tutti i media.
Se da un lato in passato durante le “pause” nei rialzi dei tassi della Fed si sono avuti mercati in salita, è bene ricordare, tuttavia, che nella fase iniziale dei tagli dei tassi avvenuti per contrastare una recessione, l’equity generalmente ha avuto un andamento negativo, sebbene con varie eccezioni come, ad esempio, nel 1995 e nel 1998:
Andamento dei FED Funds
Nella fase iniziale dei tagli dei tassi avvenuti, l’equity generalmente ha avuto un andamento negativo.
La mia personale opinione è che la fase attuale di mercato non sia facilmente confrontabile con le altre precedenti, e questo per alcuni motivi che possono sembrare abbastanza intuitivi a chiunque: non si era mai avuta nella storia un’immissione di liquidità con il Quantitative Easing così ampio e lungo. L’ultimo, infatti, è iniziato nel 2009 dopo la grande Crisi finanziaria del 2007 – 2008 e terminato a fine 2021. E mai, ancora, il mondo intero si era fermato come con la pandemia Covid nel 2020. In quel periodo, con grande efficacia e rapidità, in Europa ed USA avviarono ciclopiche politiche fiscali che si sono sommate alla ripresa a tutta velocità del QE, facendo di conseguenza accrescere la quota di risparmio delle famiglie che, con la successiva riapertura dei mercati, si sono trasformati in consumi e di conseguenza, nel rialzo dei prezzi e quindi in inflazione.
È indubbio che si noti un rallentamento dell’economia, e non potrebbe essere diversamente con una Guerra in corso ormai da 15 mesi ed una politica monetaria fortemente restrittiva. Ma è anche vero che da questa “trappola di liquidità” era necessario uscire, e questi passaggi non possono essere certo indolore, come testimonia il 2022.
Tuttavia, in USA il mercato del lavoro resta particolarmente resiliente e così i consumi privati, ed i dati che vengono pubblicati non descrivono uno scenario di recessione. Cosa voglio dire? Che ciò che stiamo vivendo ha molti elementi inediti, pertanto le curve invertite non necessariamente anticipano una recessione, che sarebbe peraltro incompatibile con il positivo andamento di molti indici azionari. Quello che si nota, tuttavia, è che spesso gli indici azionari, proprio nelle giornate positive, non hanno un’ampia partecipazione, e non è quindi immediato capire se è il mercato a salire o, invece, solo qualche specifico settore o, visto la capitalizzazione di alcune Large Cap, sono solo pochi titoli a muovere il mercato.
Cosa possiamo osservare ancora? Che anche se non si è avuta ancora una fase positiva sui Bond, che comunque la vedremo tangibile anche sui nostri portafogli quando i tassi avranno una pausa e poi inizieranno a scendere, dalle curve obbligazionarie riportate all’inizio, che oggi non è necessario cercare “rischio” sul mercato obbligazionario per ottenere rendimento ma, facendo attenzione alla selezione dei titoli ed al rating degli emittenti, è abbastanza agevole ottenere tassi interessanti a breve termine con duration entro tre anni, privilegiando l’Investment Grade ma facendo qualche concessione ai BTP nostrani a più basso rating, anche se qui a maggior ragione meglio sul breve termine. E guardando i rendimenti azionari da inizio anno? Possiamo dire che chi è rimasto fuori con i soldi sul conto corrente, o ha preferito vendere alcuni asset magari nel settore Growth vista la sottoperformance del 2022, avrà oggi sicuramente più di qualche rimpianto.
Come dicevo, siamo in una fase di mercato per molti versi inedita; tuttavia, non bisogna dimenticare che i mercati di tutto il mondo hanno spesso premiato gli investitori anche quando l’attività economica ha subito un rallentamento. La lezione che possiamo trarre è che gli attuali prezzi di mercato riflettono le aspettative collettive degli operatori di mercato per il futuro, ed è difficile che il mercato sbagli.
Certo la crescita non è e non sarà mai lineare, ma è impossibile scegliere il giusto timing per uscire e, nella maggior parte dei casi, non si investire nuovamente poi sullo stesso mercato o su quel fondo liquidato e che giudichiamo negativo in base alla nostra esclusiva esperienza personale, che non è mai oggettiva. Questo è un fatto, e trova riscontri ogni volta che si fanno questo genere di scelte.
Non è il timing, ma il tempo il nostro alleato. È bene averlo a mente. E poi la diversificazione, anche se in varie occasioni non ci ha protetto come ci saremmo aspettati e, pertanto, non va sopravvalutata.
Si investe nell’incertezza ma anche nella consapevolezza che, anche se in modo non lineare e quindi con periodi che possono essere di lunga negatività o bassa crescita, il mondo comunque continuerà inesorabilmente a produrre, consumare e quindi a crescere e, di conseguenza, la stessa cosa faranno gli utili delle aziende, come quelle dello S&P che crescono con una media di quasi 8% annuo, continueranno a salire e, inesorabilmente, a questi si adegueranno gli indici azionari che riflettono il prezzo dei titoli:
Rendimento (1926-2022)
Gli utili delle aziende, come quelle dello S&P che crescono con una media di quasi 8% annuo, continueranno a salire.