Nike indagata per discriminazione razziale (contro i bianchi). L’accusa dell’amministrazione Trump

P. F.

5 Febbraio 2026 - 17:17

Nike finisce nel mirino dell’amministrazione Trump. L’agenzia federale EEOC accusa il colosso dell’abbigliamento di aver adottato pratiche discriminatorie verso impiegati e candidati bianchi.

Nike indagata per discriminazione razziale (contro i bianchi). L’accusa dell’amministrazione Trump

L’amministrazione Trump ha un nuovo nemico. La Equal Employment Opportunity Commission (EEOC) ha avviato un’indagine formale nei confronti di Nike, accusando il colosso dell’abbigliamento sportivo di aver adottato pratiche discriminatorie nei confronti di lavoratori e candidati bianchi. L’agenzia federale, responsabile dell’applicazione delle leggi contro la discriminazione sul lavoro, ha richiesto all’azienda una vasta mole di documentazione, con dati che risalgono fino al 2018.

Nel mirino dell’EEOC finiscono le modalità di gestione del personale, l’uso di dati relativi a razza ed etnia e l’eventuale influenza di tali informazioni sulle decisioni in materia di assunzioni, promozioni, formazione e licenziamenti. Secondo quanto emerge dagli atti depositati in tribunale, l’autorità sta verificando l’esistenza di “un modello sistemico di trattamento differenziato ai danni di dipendenti, candidati e partecipanti a programmi di formazione bianchi”.

Nike sotto accusa: le indagini sui programmi di mentoring e le politiche DEI

Al centro dell’inchiesta EEOC ci sono i programmi aziendali di mentoring, leadership e sviluppo professionale. L’autorità sostiene che alcune iniziative avrebbero garantito un trattamento preferenziale ai dipendenti non bianchi, configurando una possibile violazione delle norme federali che vietano qualsiasi discriminazione basata sulla razza.

L’agenzia ha chiesto a Nike di fornire informazioni dettagliate sugli obiettivi di Diversity, Equity and Inclusion (DEI), inclusi i target fissati per il 2025, sui criteri adottati durante eventuali ristrutturazioni e sui meccanismi di selezione del personale. Tra gli elementi richiesti figura anche l’eventuale incidenza dei dati razziali sulle politiche retributive e sulle valutazioni dei dirigenti.

A rendere il caso particolarmente significativo è la sua origine. L’indagine non nasce da una segnalazione presentata da lavoratori Nike che si dichiarino vittime di discriminazione, come avviene nella maggior parte dei procedimenti dell’EEOC. L’azione prende invece avvio da una contestazione interna presentata nel maggio 2024 da una commissaria dell’agenzia, basata esclusivamente su informazioni di dominio pubblico.

Secondo quanto riportato nei documenti giudiziari, l’EEOC ha fatto riferimento ai report annuali di impatto sociale pubblicati da Nike e ai contenuti disponibili sul sito aziendale, ritenuti sufficienti per ipotizzare l’esistenza di programmi non conformi al principio di uguaglianza formale sancito dalla legge federale.

Il ruolo dell’amministrazione Trump

L’indagine contro Nike rappresenta uno dei primi interventi di rilievo dell’EEOC sotto la nuova amministrazione Trump, che ha assunto una posizione apertamente critica nei confronti delle politiche di diversità, spesso definite dal presidente degli Stati Uniti come una forma di “discriminazione inversa”.

Fin dall’inizio del mandato, Trump ha firmato ordini esecutivi volti a eliminare sovvenzioni e contratti federali legati a programmi di equità e a imporre ai fornitori dello Stato una certificazione che escluda la promozione di iniziative DEI. In questo quadro, l’EEOC viene progressivamente orientata verso una lettura più restrittiva delle politiche aziendali in materia di inclusione.

L’indagine sarebbe stata alimentata anche da un esposto presentato nel 2024 da America First Legal, organizzazione conservatrice che individua nello smantellamento delle politiche DEI uno dei suoi obiettivi centrali. La presidente dell’EEOC Andrea Lucas ha chiarito la posizione dell’agenzia, sottolineando che l’intervento nei confronti di Nike risponde a una precisa interpretazione della normativa vigente:

“Quando emergono indicazioni convincenti, comprese ammissioni contenute in materiali pubblici diffusi dalle stesse aziende, che i programmi di Diversity, Equity and Inclusion possano violare i divieti federali contro la discriminazione razziale, l’EEOC adotterà tutte le misure necessarie per svolgere un’indagine completa”.

La richiesta di documenti e l’intervento del tribunale

Dopo mesi di interlocuzioni, l’EEOC ha deciso di rivolgersi a un tribunale federale del Missouri per ottenere l’esecuzione forzata di una citazione nei confronti di Nike. Secondo l’agenzia, l’azienda non avrebbe fornito in modo completo le informazioni richieste, rendendo necessario il ricorso al giudice per sbloccare l’accesso ai documenti.

Le richieste riguardano, tra l’altro, i criteri di assunzione e promozione, le pratiche di formazione interna e i dettagli di sedici programmi che, secondo l’accusa, offrirebbero opportunità di mentoring o sviluppo professionale riservate sulla base della razza. Una condotta che, secondo l’EEOC, avrebbe ostacolato il corretto svolgimento dell’indagine.

La replica di Nike

Nike ha respinto le accuse, definendo l’iniziativa dell’EEOCun’escalation sorprendente e insolita”. In una nota ufficiale, un portavoce dell’azienda ha dichiarato:

“Abbiamo partecipato in modo ampio e in buona fede all’indagine dell’EEOC sulle nostre pratiche, programmi e decisioni in materia di personale, e abbiamo continuato a fornire informazioni e a collaborare in modo costruttivo”.

La società ha precisato di aver già condiviso “migliaia di pagine di documentazione e risposte scritte dettagliate” e di essere attualmente impegnata nella trasmissione di ulteriori materiali. Nike ha inoltre ribadito il proprio impegno a rispettare tutte le leggi applicabili, sottolineando di ritenere i propri programmi coerenti con gli obblighi normativi in materia di non discriminazione.

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