Mutui, rata in calo del 6% con la BCE. Ma attenzione ai dazi imposti dagli Stati Uniti che hanno avuto un effetto a catena arrivando fino in Europa. Per contenere l’onda d’urto su crescita e inflazione, la Banca Centrale Europea ha deciso di intervenire ancora una volta, tagliando i tassi d’interesse di 25 punti base.
- Tasso sui depositi passa dal 2,50% al 2,25%
- Tasso di rifinanziamento da 2,65% a 2,40%
- Tasso dei prestiti marginali dal 2,90% al 2,65%
Una mossa che ha iniziato a farsi sentire sul mercato dei mutui, con un impatto diretto sulle rate dei finanziamenti già in essere e sulle scelte di chi sta pensando di accendere un nuovo mutuo in questi mesi.
Nel frattempo, il differenziale tra mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile si sta progressivamente assottigliando. Se oggi il gap è ancora visibile, entro fine anno potrebbe addirittura azzerarsi.
Ma attenzione: i tassi fissi, che avevano cominciato a scendere con il rallentamento dell’inflazione, hanno registrato un lieve aumento ad aprile, a causa dell’impennata temporanea dei rendimenti sui mercati obbligazionari, proprio nei giorni successivi all’annuncio dei dazi. Un effetto passeggero, che si è già in buona parte riassorbito.
Nel concreto, cosa significa tutto questo per chi ha già un mutuo a tasso variabile? E cosa conviene fare a chi sta valutando oggi un nuovo finanziamento? Ecco come orientarsi.
Cosa succede ai mutui a tasso variabile già in essere?
Per chi ha acceso un mutuo a tasso variabile negli ultimi due o tre anni, l’aria è finalmente cambiata. Le rate sono scese sensibilmente dai massimi raggiunti tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024: il ciclo dei tagli avviato a metà 2024 da parte della Bce sta progressivamente alleggerendo le rate mensili.
Facciamo un esempio. Chi ha acceso un mutuo da 126.000 euro a gennaio 2022, con durata 25 anni e loan-to-value al 70%, oggi paga una rata mensile di circa 640 euro. Ancora il 40% in più di quanto pagava all’inizio del finanziamento quando i tassi erano a zero (456 euro).
Con la nuova riduzione dei tassi di 25 punti base da parte della Bce, le prossime rate dovrebbero abbassarsi di circa 17 euro, scendendo a 623 euro. È interessante notare la tendenza da inizio anno: il ribasso accumulato è di circa 43 euro al mese, con un risparmio del 6,4% sulla rata mensile. Una boccata d’ossigeno per molti bilanci familiari.
In questa tabella, vediamo di quanto è scesa la rata del mutuo variabile dopo gli ultimi tagli dei tassi Bce.
| Mese | Tasso (TAN) medio | Rata mensile | Variazione rata da gennaio 2022 |
|---|---|---|---|
| Gennaio 2022 | 0,67% | 456 € | - |
| Dicembre 2022 | 3,07% | 602 € | +146 € |
| Giugno 2023 | 4,67% | 713 € | +257 € |
| Dicembre 2023 | 5,21% | 752 € | +296 € |
| Febbraio 2024 | 5,20% | 751 € | +295 € |
| Luglio 2024 | 4,95% | 733 € | +277 € |
| Settembre 2024 | 4,50% | 714 € | +247 € |
| Ottobre 2024 | 4,25% | 685 € | +229 € |
| Dicembre 2024 | 4,02% | 666 € | +210 € |
| Febbraio 2025 | 3,80% | 650 € | +194 € |
| Marzo 2025 | 3,65% | 640 € | +184 € |
| Aprile 2025 | 3,40% | 623 € | +167 € |
La rata potrebbe scendere ancora entro fine anno. Secondo le stime più aggiornate, l’Euribor a 3 mesi potrebbe scendere sotto il 2% entro dicembre, con un tasso di riferimento atteso intorno all’1,80%. Se questo scenario venisse confermato, la rata potrebbe scendere sotto i 600 euro al mese.
Conferme in tal senso arrivano dai futures sull’Euribor (aggiornati al 17 aprile) che indicano un tasso atteso al 2,05% a giugno 2025 e all’1,70% entro dicembre. Una prospettiva concreta che i mercati stanno già iniziando a scontare.
Grafico Euribor 3 mesi forward
Fonte Chathamfinancial
Cosa succede ai tassi fissi?
Chi invece sta pensando oggi di sottoscrivere un mutuo a tasso fisso si trova davanti a un contesto più complesso. Dopo mesi di calo graduale, dovuto all’attenuarsi delle pressioni inflazionistiche e alle attese di una Bce più morbida, i tassi fissi hanno avuto uno scossone temporaneo a inizio aprile.
Cosa è successo? L’annuncio dei nuovi dazi americani ha innescato una reazione scomposta sui mercati obbligazionari, facendo schizzare temporaneamente i rendimenti dei titoli di Stato europei, che servono da riferimento per calcolare i tassi fissi dei mutui.
Anche se l’aumento è stato contenuto in termini percentuali, è bastato per spingere alcune banche a ritoccare al rialzo le offerte sui mutui a tasso fisso. In molti casi si è trattato di piccoli aggiustamenti, tra i 10 e i 20 punti base, poi rientrati nelle settimane successive. Oggi le migliori offerte per un mutuo fisso a 20-25 anni si attestano in media tra il 2,80% e il 3,30%, a seconda del profilo del richiedente, della durata e del loan-to-value.
In ogni caso, secondo la FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani), il tasso fisso medio potrebbe scendere al 2,55%, 145 punti base in meno rispetto al 4% di un anno fa.
Chi ha un mutuo a 30 anni si accorgerà più facilmente del calo: più si allunga il piano di ammortamento del finanziamento, maggiore sarà il risparmio mensile dopo il taglio dei tassi.
Secondo il sindacato dei bancari FABI, su un mutuo a 10 anni il risparmio può variare tra i 37 e i 182 euro al mese, a seconda dell’importo richiesto. Ma è sui finanziamenti a 30 anni che l’impatto diventa significativo: in alcuni casi, la rata scende di oltre 200 euro al mese.
Ecco qualche esempio concreto:
- su un mutuo a 20 anni da 100mila euro , la rata si riduce di 76 euro al mese;
- per lo stesso mutuo da 100mila euro spalmato su 30 anni, la rata scende di 81 euro al mese;
- su un mutuo da 250mila euro a 30 anni, il risparmio mensile è di 203 euro, ovvero 2.400 euro all’anno.
Risparmio mensile sulle rate del mutuo con tasso dal 4% al 2,55%:
| Durata mutuo | Mutuo da €50mila | Mutuo da €100mila | Mutuo da €150mila | Mutuo da €200mila | Mutuo da €250mila |
|---|---|---|---|---|---|
| 10 | -37€ | -72€ | -109€ | -146€ | -182€ |
| 15 | -37€ | -74€ | -111€ | -148€ | -185€ |
| 20 | -38€ | -76€ | -114€ | -152€ | -190€ |
| 25 | -40€ | -78€ | -118€ | -157€ | -197€ |
| 30 | -41€ | -81€ | -122€ | -162€ | -203€ |
leggi anche
Tassi BCE, la verità nuda e cruda sui tagli di Lagarde con trauma dazi Trump. Con tanto di attenti ai mutui
In questo periodo, dunque, il tasso fisso è molto sensibile a scossoni geopolitici e a segnali di tensione sui mercati. I dazi americani, pur trattandosi di una misura presa oltreoceano, hanno effetti immediati anche sul mercato europeo del credito. È un segnale chiaro: chi sceglie oggi un tasso fisso blocca la rata e si mette al riparo dalla volatilità, ma potrebbe ritrovarsi a pagare un po’ di più nei primi anni rispetto a un variabile in discesa.
Meglio fisso o variabile? I fattori da considerare
Fino a pochi mesi fa, la risposta era quasi automatica: meglio il fisso, per mettersi al riparo da ulteriori rincari. Ma oggi, con i tassi variabili che tornano a calare e le previsioni che puntano a un Euribor sotto il 2% entro fine anno, la valutazione diventa meno scontata.
Il divario tra tasso fisso e variabile si è ridotto sensibilmente e, se il trend continuerà, potrebbe azzerarsi entro pochi mesi. In pratica: chi sottoscrive oggi un mutuo a tasso variabile, magari con un tasso di partenza poco sopra il 3%, potrebbe ritrovarsi a pagare una rata più bassa di chi blocca un tasso fisso al 2,50% o più, già entro il 2026.
Ma attenzione: il variabile va bene solo per chi ha una buona tolleranza al rischio e può permettersi qualche oscillazione nel breve. Serve stabilità finanziaria, un margine di sicurezza nel bilancio familiare e, idealmente, un orizzonte temporale di qualche anno per beneficiare a pieno dei tagli futuri.
Il fisso, invece, resta la scelta giusta per chi vuole certezza e non vuole sorprese. Bloccare ora un tasso poco sopra al 2,50% circa significa avere una rata stabile per tutta la durata del mutuo, anche in caso di nuovi shock sui mercati o di inflazione inattesa.
Insomma, la scelta tra fisso e variabile non è mai stata scontata e non esiste, in assoluto, una soluzione migliore rispetto all’altra: deve essere valuta caso per caso. C’è poi la possibilità di surroga del mutuo partendo oggi da un tasso fisso, ancora più economico, per poi passare al variabile qualora in futuro ci fosse realmente convenienza.