Nella nuova puntata del podcast Money Talks intervistiamo Stefano Galiani, ex trader e gestore del rischio a Wal Street, oggi professore universitario. Dalla crisi del 2008 all’AI, passando per consigli molto concreti su risparmio e investimenti.
Stefano Galiani ha passato gran parte della sua carriera nelle sale di trading di Morgan Stanley e Deutsche Bank, occupandosi di derivati e gestione del rischio, prima di diventare professore universitario. Un percorso che gli ha permesso di osservare da dentro uno dei momenti più delicati della finanza recente, la crisi del 2008, e che oggi porta nelle aule con un messaggio piuttosto netto: a fare la differenza, più delle formule, sono disciplina ed etica del lavoro. Secondo Galiani, episodi come quello del 2008 nascono soprattutto da un eccesso di ego e dall’incapacità, da parte di chi opera sui mercati, di riconoscere in tempo i propri errori.
Una lunga chiacchierata che si allarga a tutto quello che serve per orientarsi tra risparmio e investimenti - come l’intelligenza artificiale viene già usata dalle banche per decidere chi può avere credito, perché molti fondi hanno perso scommettendo contro i titoli tecnologici, se conviene ancora un hedge fund o basta un ETF, il criterio di Kelly per capire quanto rischiare su una scelta, cosa cambia da luglio con il TFR/fondo pensione e come scegliere tra mutuo fisso o variabile senza farsi guidare dalla paura.
Ma c’è anche molto di più. 40 minuti di confronto pensati per chi vuole capire davvero, con esempi concreti e senza tecnicismi, come funzionano i soldi - i propri, prima di tutto.
L’intelligenza artificiale nei mercati: rivoluzione o evoluzione?
Una parte della puntata è dedicata al ruolo dell’intelligenza artificiale in finanza. Galiani, ora professore presso l’università Sapienza di Roma, racconta di aver iniziato a utilizzare modelli di machine learning già a partire dal 2015, e per questo non parla di una rivoluzione recente, almeno per gli investitori istituzionali. È piuttosto scettico sull’uso dell’AI per scegliere strategie di trading o allocazioni di portafoglio, anche perché, racconta, molti fondi che negli ultimi due anni hanno seguito modelli quantitativi per vendere allo scoperto i titoli tecnologici hanno finito per perdere parecchio. Vede invece un’utilità molto concreta nella profilazione del rischio dei clienti. Cita l’esempio di Klarna, che nei pagamenti a rate online incrocia dati come il dispositivo o l’orario di acquisto per stimare il rischio di credito di chi sta comprando.
Quando si tratta dei propri risparmi, però, Galiani è netto. Preferisce sempre un gestore in carne e ossa a un algoritmo, allo stesso modo in cui la maggior parte delle persone preferirebbe parlare con un operatore piuttosto che con un risponditore automatico per un pacco - figurarsi per i propri soldi.
Investire con la testa, non con la pancia
Buona parte dell’intervista è però dedicata a come ragionare di investimenti senza farsi guidare dall’emotività. Galiani si dice d’accordo con Warren Buffett: per la maggior parte degli investitori, oggi, un ETF passivo batte una strategia attiva, soprattutto in un contesto di mercato come quello attuale. Suggerisce di diversificare non tra singoli titoli, ma tra classi di asset diverse (immobili, titoli di Stato, ETF, materie prime) e introduce un concetto preso in prestito dal mondo del poker, il criterio di Kelly, una formula che aiuta a decidere quanta parte del proprio capitale investire in un’operazione in base alla probabilità reale di vincere o perdere.
Un altro filo conduttore della puntata è l’idea che perdere, soprattutto agli inizi, non sia un problema. Investire, dice Galiani, è una maratona e non uno sprint e il consiglio più importante per chi è giovane non riguarda quale titolo comprare, ma investire prima di tutto su se stessi, sulla propria formazione e preparazione.
I consigli pratici per chi risparmia
Non manca una parte più operativa, pensata per chi gestisce i propri risparmi senza essere un professionista. L’esperto insiste sul fatto che lasciare i soldi fermi sul conto corrente non sia affatto un’opzione neutra perché, con l’inflazione attuale, si arriva a perdere circa il 15% di potere d’acquisto in cinque anni e quasi un terzo in dieci.
Affronta poi un tema di attualità molto concreto, il cambio delle regole sul TFR in arrivo da luglio, schierandosi a favore di destinarlo a un fondo pensione piuttosto che lasciarlo in azienda. Sulla scelta tra mutuo a tasso fisso o variabile, invece, evita risposte preconfezionate. Dipende, spiega, da come è composto il resto del proprio patrimonio, non da una preferenza valida per chiunque. Guardando oltre, individua nel debito pubblico, più che in quello privato, il principale rischio all’orizzonte per economie con crescita debole come quella italiana.
La puntata si chiude però su un piano più personale: i soldi, dice, sono importanti, ma da soli non bastano a rendere felici - ricorda quanti artisti di successo, con fama e ricchezza, non lo fossero affatto. Per lui la vera misura del successo è avere il controllo del proprio tempo.