Borse ai massimi storici: è troppo tardi per comprare? Le azioni che hanno ancora spazio per crescere a giugno 2026.
Azioni sui massimi storici, gli indici corrono. Il FTSE Mib ha toccato 50.578 punti, l’S&P 500 7.620 punti, il Nasdaq100 30.670, il Nikkei 225 68.804. Il Kospi +132% da inizio anno. È li che si concentra il denaro di chi investe. È dove gli investimenti AI sono più che triplicati.
A seguire i soldi non si sbaglia (per citare “Tutti gli uomini del presidente”), ma a giugno il mercato non premia più chi compra al buio. Su quali azioni concentrare l’attenzione, allora?
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Le caratteristiche dei titoli di giugno 2026
Gli indici mondiali salgono, ma il 90% del movimento viene da pochi titoli. Nel Nasdaq 100, è la tecnologia a trainare i prezzi. Al FTSE Mib, banche e difesa. In Corea del Sud, semiconduttori e AI. Titoli come Samsung o SK Hynix sono saliti rispettivamente del +606% e +262% da inizio anno. Performance impressionanti. Accanto, però, molti rimangono indietro.
A giugno non basta guardare il prezzo. Servono quattro cose: visibilità sui ricavi reali (non multipli alti), margini in espansione (non solo volumi), cash flow (capacità di distribuire o reinvestire) e catalizzatori visibili nei prossimi 6-12 mesi.
Ecco perchè contano. Un titolo di una società che ha già in tasca una buona parte del fatturato dei prossimi trimestri oscilla meno su news negative. Dove ci sono più incognite c’è più volatilità. I margini in espansione garantiscono un potere di pricing reale: l’azienda può alzare i prezzi senza perdere clienti. Cash flow significa capacità di distribuire senza debito. La presenza di catalizzatori futuri può portare novità importanti che potrebbero sostenere il titolo.
Come scegliere quali azioni comprare oggi
Nel 2026 l’errore più comune è entrare nel momento sbagliato, inseguendo i rialzi. Dopo tre anni di rally, molte azioni hanno già incorporato le aspettative e potrebbero smettere di crescere. Il rischio oggi è arrivare tardi.
Per evitare di rimanere bloccati, bisogna essere più selettivi.
1) Capire quanto è già nel prezzo
Multipli alti non sono un problema in sé. Lo diventano quando il mercato sta già scontando anni di crescita e non rimane molto spazio per sorprese positive. Una guidance leggermente inferiore alle attese può far crollare il titolo. Per capire se c’è margine basta guardare i risultati trimestrali: i migliori titoli sono quelli che salgono nonostante dati tiepidi. Significa che le aspettative non sono ancora completamente incorporate. I multipli, come il prezzo/utili, possono essere usati come una bussola: più sono elevati, più il mercato sta già scontando la crescita futura nei prezzi.
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2) Guardare i margini, non solo i ricavi.
Un’azienda che fattura il 20% in più ma vede i margini comprimersi non è un affare. Un’azienda che fattura il 5% in più con margini in crescita significa che ha la capacità di alzare i prezzi senza perdere clienti. Sono queste le aziende su cui puntare. E a maggio, mese in cui escono i risultati trimestrali, è più facile scovare affari.
3) Controllare la cassa
Una delle variabili da controllare sempre è il cash flow. Un business che genera liquidità ogni trimestre può scegliere se reinvestire per crescere, distribuire dividendi o riacquistare azioni per sostenere il prezzo del titolo. E soprattutto, può affrontare fasi di mercato più difficili senza dipendere da capitale esterno.
4) Individuare un punto di ingresso e di uscita con l’analisi tecnica
Anche il titolo giusto può diventare un cattivo investimento se comprato nel momento sbagliato. Qui l’analisi tecnica può essere un utile strumento di timing. Aiuta a capire dove si stanno formando i livelli chiave come supporti, resistenze, aree di accumulo e se il movimento è ancora sostenuto o sta perdendo forza.
I 10 titoli da monitorare a giugno (e perché)
Nvidia
Nvidia rimane il riferimento assoluto dell’infrastruttura AI globale. Nel 2025 i ricavi Data Center hanno superato i 200 miliardi di dollari. Non è una linea di business marginale, è il core della società.
I margini lordi viaggiano sopra il 70%. Pochissime aziende al mondo mantengono quel livello. La generazione di cassa è enorme: decine di miliardi di free cash flow ogni anno, reinvestiti tra ricerca, nuovi prodotti e buyback.
Il catalizzatore rimane sempre lo stesso: la guidance sui Data Center. Finché il management conferma crescita a doppia cifra, il mercato ha pochi motivi per abbandonare il titolo. L’assemblea degli azionisti prevista il prossimo 25 giugno potrebbe rivelare nuove prospettive.
ASML
ASML è il titolo europeo per chi vuole investire nella crescita dei semiconduttori senza scommettere su un singolo produttore.
L’azienda olandese è l’unica al mondo a produrre i sistemi EUV necessari per costruire i chip più avanzati. Questo le garantisce una visibilità sugli ordini che si misura in anni, non in trimestri.
Il margine operativo supera stabilmente il 30% e il flusso di cassa continua a sostenere dividendi e riacquisti di azioni proprie. Il dato più importante da seguire è il book-to-bill ratio, cioè il rapporto tra nuovi ordini e fatturato. Quando rimane sopra 1,2 significa che la domanda futura continua a crescere più velocemente delle consegne.
I piani di investimento di TSMC e Samsung saranno il principale catalizzatore del secondo semestre.
Broadcom
Broadcom è tra i titoli AI più in accelerazione al Nasdaq negli ultimi mesi.
Il gruppo combina chip personalizzati per hyperscaler, infrastrutture di rete e software enterprise. Una diversificazione che ha consentito di mantenere margini operativi superiori al 40%.
Il free cash flow è tra i più elevati del settore tecnologico e finanzia sia dividendi sia acquisizioni. Negli ultimi trimestri gli utili sono cresciuti più rapidamente dei ricavi e le prossime trimestrali diranno se questa espansione dei margini può continuare anche nella seconda parte dell’anno.
Infineon
La società tedesca è esposta ai semiconduttori per auto elettriche, automazione industriale e gestione dell’energia. Mercati che continuano a crescere nonostante il rallentamento ciclico degli ultimi trimestri.
Il gruppo mantiene margini operativi superiori alla media europea e continua a generare cassa positiva. Per il 2026, l’azienda si aspetta ricavi per circa 1,5 miliardi di euro dalle applicazioni per i data center AI. La cifrà può salire a 2,5 miliardi di euro nell’esercizio 2027.
STMicroelectronics
STMicroelectronics è balzata del +206% da inizio anno. Il motivo è semplice: sta sfruttando l’espansione dei data center.
Il management ha rivisto al rialzo le aspettative per il business AI. Prevede un raddoppio del contributo dei data center entro il 2027. I margini restano sotto pressione rispetto ai massimi del ciclo, ma il mercato guarda già alla fase successiva.
La conferma della guidance sul business Data Center sarà il dato osservato nelle prossime trimestrali. Se mantiene il target di raddoppio, il titolo ha ancora spazio dal prezzo attuale. Se ritarda il piano, la correzione è immediata.
Prysmian
Ogni nuovo data center richiede energia, connessioni e infrastrutture e Prysmian si trova al centro di questo processo.
Nel primo trimestre 2026 il gruppo ha mostrato crescita degli ordini e miglioramento della redditività operativa. Il portafoglio ordini garantisce visibilità oltre i due anni su diversi segmenti. Il titolo è salito del +52% nell’ultimo mese, ma gli investitori guardano soprattutto alla capacità di convertire ordini in margini e flussi di cassa.
Il backlog rimane il dato da monitorare. Se continua a crescere e i margini si mantengono sopra il 15%, il titolo ha ancora spazio.
Banco BPM
La redditività delle banche italiane continua ad attirare capitali. Banco BPM ha chiuso il 2025 con risultati solidi e una politica di distribuzione agli azionisti che resta tra le più generose del settore.
La visibilità sugli utili 2026 rimane elevata e il cash flow operativo continua a sostenere dividendi e buyback. A questi elementi si aggiunge il tema che il mercato segue da mesi: il consolidamento bancario. Le ipotesi di aggregazione con MPS continuano a circolare tra analisti e investitori.
Anche senza operazioni straordinarie, il titolo mantiene un profilo interessante grazie alla combinazione di rendimento e valutazioni ancora contenute.
Leonardo
Nel settore della difesa il dato più importante non è quasi mai l’utile del trimestre.
Leonardo può contare su un portafoglio ordini che offre visibilità pluriennale sui ricavi. In un contesto in cui Europa e NATO stanno aumentando le spese militari, il gruppo continua a beneficiare di una domanda strutturalmente in crescita.
I margini sono migliorati negli ultimi esercizi e la generazione di cassa è tornata a rafforzarsi. Ogni nuovo contratto firmato rappresenta un catalizzatore immediatamente percepito dal mercato.
Per questo motivo il backlog resta probabilmente il numero più importante da monitorare per chi guarda il titolo nel 2026.
Eni
Tra i petroliferi europei, Eni è quello più capace di generare cassa anche con scenari conservativi. Nel 2025 ha fatto 12,5 miliardi di cash flow operativo adjusted. Il piano industriale 2026 prevede 7 miliardi di investimenti senza intaccare il dividendo.
I nuovi progetti in Costa d’Avorio, Congo e Angola hanno tempi di rientro rapidi e costi tra i più competitivi del settore. Significa che il margine di sicurezza del dividendo non dipende solo dal prezzo del Brent. Dipende dalla struttura dei costi.
Il rendimento del dividendo oggi è 4,8%. Ma con un Brent sopra gli 83 dollari al barile, il titolo può sostenere nuovi buyback da 2,8 miliardi. Oltre i 90 dollari, aprono le distribuzioni straordinarie. Più petrolio costa, più cassa torna agli azionisti. A giugno ci troviamo esattamente in questa situazione.
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