Migranti, le richieste della Libia all’Italia: mezzi e soldi per fermare gli sbarchi

Migranti: la Libia avanza richieste di aiuto all’Italia per la gestione degli sbarchi. Il nostro Paese ha inviato le modifiche del Memorandum di intesa: ecco cosa pretende Tripoli per la collaborazione.

Migranti, le richieste della Libia all'Italia: mezzi e soldi per fermare gli sbarchi

La gestione dei migranti resta un tema caldo nelle relazioni tra Italia e Libia. Il nostro Paese è alle prese con l’aggiornamento del tanto discusso Memorandum di intesa con Tripoli.

Con lo scopo di migliorare l’efficacia dell’accordo - che si è automaticamente rinnovato il 2 febbraio senza alcuna modifica - il ministero degli Esteri ha appena inviato una nota alla controparte libica, per mettere in evidenza le proposte di cambiamento.

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La questione del Memorandum, però, è complessa per almeno due punti. Innanzitutto, la Libia è in guerra e la situazione sul territorio rende molto difficile l’applicazione concreta di qualsiasi cooperazione per i migranti. Nel caos dell’avanzata di Haftar, del coinvolgimento della Turchia, dei combattimenti alle porte di Tripoli, rispettare i patti diventa ancora più difficile per il Governo debole di al-Serraj.

Poi c’è la questione dei diritti umani dei migranti libici. Un tema centrale e urgente, sul quale si concentrano le modifiche italiane. Ma come farli rispettare in uno Stato sull’orlo del fallimento?

Per fermare gli sbarchi, e soprattutto garantire una permanenza dignitosa ai migranti in Libia, Tripoli ha avanzato richieste importanti. Ci sarà davvero cooperazione?

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Migranti: cosa chiede la Libia all’Italia per fermare gli sbarchi

Mezzi, assistenza, finanziamenti: per gestire i migranti e regolare gli sbarchi che arrivano dalle coste libiche per approdare in Italia, Tripoli avanza pretese.

Sulla scia di quanto già avvenuto dal 2017 in poi - da quando è entrato in vigore il Memorandum - la Libia continua a chiedere al nostro Paese un sostegno logistico, organizzativo, economico rilevante per affrontare la delicata questione dei migranti.

Nella proposta di modifiche all’intesa inviata dalla Farnesina, quindi, l’Italia ha rinnovato il suo impegno, promettendo nuovi mezzi e finanziamenti per la gestione migratoria. Da quando è stato firmato nel 2017, l’accordo ha portato in Libia aiuti consistenti, dal valore di circa 800 milioni di euro. Navi, gommoni, motovedette, elicotteri, binocoli, strumenti per la comunicazione, armi per la Guardia costiera.

Anche adesso, con l’aggiornamento delle condizioni del Memorandum, il nostro Paese ha confermato tutto il supporto tecnologico necessario alle autorità libiche per contrastare i clandestini.

Come si legge nel testo della Farnesina, saranno inviati:

“nuovi mezzi di terra e di mare, assistenza compresa e il supporto tecnico dovrà essere affiancato da ulteriori attività di formazione del personale libico, in particolare nelle operazioni in mare, per garantire che si svolgano secondo gli standard internazionali e nel rispetto dei diritti umani.”

In più, verrà offerta tutta l’assistenza utile per migliorare le condizioni dei centri di detenzione libici, considerati una vera vergogna a livello internazionale.

Cosa dovrebbe fare la Libia per i migranti: la proposta italiana

Tutti i dubbi sulla collaborazione italo-libica per la gestione dei migranti ruota intorno al ruolo di Tripoli. Il Paese, che versa in condizioni pessime e di estrema precarietà a causa della guerra, sarà in grado di recepire i nuovi impegni richiesti dall’Italia?

Le proposte di modifica del Memorandum, infatti, chiamano in causa anche al-Serraj e il suo Governo. Il comunicato del ministero degli Esteri puntualizza che:

“il testo introduce significative innovazioni per garantire più estese tutele ai migranti, ai richiedenti asilo ed in particolare alle persone vulnerabili vittime dei traffici irregolari che attraversano la Libia e per promuovere una gestione del fenomeno migratorio nel pieno rispetto dei principi della Convenzione di Ginevra e delle altre norme di diritto internazionale sui diritti umani.”

Come riuscire in questa svolta sulla protezione dei diritti? Lo scetticismo domina sul tema, considerando la situazione fragile in Libia, l’impossibilità delle organizzazioni ONU come UNHCR e OIM di operare sul campo e l’inconsistente ruolo di controllore e garante finora svolto da Italia e altre potenze internazionali.

Gli effetti del rinnovo della collaborazione con la Libia sono ancora appesi al doppio filo della guerra e delle condizioni dei diritti umani. Ci sarà davvero la svolta sui migranti con il nuovo Memorandum?

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