Mercati finanziari: inizia il secondo semestre 2018, a dominare le incertezze che favoriscono forte volatilità

Molti i temi che stanno condizionando in questa fase le scelte di investimento dei risparmiatori globali. Nel secondo semestre del 2018 le quotazioni dei mercati azionari, di quelli obbligazionari e delle materie prime potrebbero dunque essere condizionate dalla volatilità. Ecco il punto di vista di Vincenzo Longo, Market Strategist di IG

Mercati finanziari: inizia il secondo semestre 2018, a dominare le incertezze che favoriscono forte volatilità

Inizia ufficialmente con la seduta di Borsa odierna il secondo semestre del 2018. I primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da molti temi di rilievo, tra cui le elezioni in Italia, l’introduzione di dazi da parte dell’America, i rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e l’annuncio del termine del QE nei mesi a venire da parte della BCE.

Negli ultimi giorni è nuovamente tornata alla ribalta la questione politica, con l’Europa chiamata a dipanare la questione dei migranti e a trovare una risposta coesa che non metta a rischio il futuro dell’Unione Europea.

Ma proprio un’escalation di una guerra dei dazi rappresenta il rischio numero uno per i mercati, che sono arrivati al giro di boa dell’anno con molte più incognite di quante ce ne fossero a gennaio.

“Un aspetto questo che richiama gli operatori alla cautela, viste le performance dei mercati azionari, soprattutto americani, degli ultimi anni e il rialzo dei rendimenti sui Treasury, che inizia a fare crescere il costo opportunità di detenere azioni”, evidenzia Vincenzo Longo, Market Strategist di IG.

Per l’esperto la rotazione dei portafogli, tipica di questa fase dell’anno, potrebbe essere più accentuata del solito. “La liquidità inizia ad avere un costo man mano che la Fed procede con i rialzi dei tassi d’interesse, pertanto gli investitori dovrebbero e potrebbero adottare un atteggiamento più prudente nelle loro scelte di asset allocation”, sostiene l’analista del broker anglosassone.

Una conferma in tal senso arriva da un report di Bank of America Merrill Lynch in cui si sottolinea come i deflussi netti dall’azionario globale hanno raggiunto i 29,7 miliardi di dollari la scorsa settimana. Di questi ben 24,2 miliardi di dollari riconducibili al solo mercato azionario americano.

Altri segnali di incertezza arrivano peraltro anche dall’Asia, con alcuni indici cinesi entrati ufficialmente in bear market dopo i cali delle ultime settimane. “Da segnalare anche il continuo deprezzamento dello yuan, che a giugno è stato superiore al 3,3% vs dollaro, il valore più alto da agosto 2015”, ammonisce Longo ricordando che il dato del 2015 rappresentò un record assoluto.

In Europa le cose non vanno meglio. Nonostante l’inflazione preliminare di giugno sia tornata al 2%, la Germania continua a destare preoccupazione. Ai cali degli indicatori di fiducia (IFO e ZEW ai minimi da fine 2012) e degli indici PMI, principalmente dovuto all’effetto dazi, si è aggiunto oggi un crollo dei consumi (-2,1% m/m a maggio, il dato peggiore da 7 anni).

La locomotiva d’Europa continua a perdere forza da inizio anno e l’intensificarsi dei timori sul protezionismo potrebbe solo peggiorare ulteriormente la faccenda”, sintetizza il suo pensiero il Market Strategist del broker anglosassone.

Completando lo sguardo sulle diverse aree del globo, nel secondo semestre un tema che andrà monitorato sarà la situazione in Medio Oriente, specie dopo le nuove sanzioni all’Iran invocate dagli Usa.

“L’impatto di un’escalation dei timori di un conflitto in quell’area potrebbe condizionare il petrolio, la cui corsa a giugno è stata importante con rialzo di quasi 11 punti percentuali, valore più alto da aprile 2016”, prosegue l’esperto di mercato secondo cui nonostante il recente accordo sull’aumento della produzione dei Paesi OPEC “le quotazioni del greggio potrebbero salire per effetto di uno shock dell’offerta, contribuendo a mettere pressione agli altri mercati, principalmente quello del Fixed Income”.

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