Si chiama spoofing ed è una tecnica di raggiro che sta mietendo tante vittime in Italia: l’ultima trovata è quella di fingersi poliziotto (per invitare a fare bonifici “sicuri”)
I truffatori sono alla continua ricerca di tecniche di raggiro efficaci ed estremamente difficili da individuare (e rintracciare). Una di queste è sicuramente lo spoofing, la macroarea che riguarda tutte quelle frodi in cui i malintenzionati, con grande sagacia e inventiva, sfruttano un’identità universalmente sicura e rassicurante per svuotare conti e portafogli. Una reale falsificazione d’identità, che può avvenire tramite mail, siti web e, perché no, al telefono. E poi, come abbiamo visto già diverse volte, con l’intelligenza artificiale si può fare davvero di tutto. Anche se stavolta l’AI non c’entra più di tanto.
Ecco, allora, che sta mietendo sempre più vittime la truffa del finto poliziotto, o finto ispettore. Una figura che incute sempre una certa soggezione, soprattutto per quei malcapitati che tendono a credere alla divisa anche quando, effettivamente, non la vedono. Sì, perché in questo caso il raggiro avviene telefonicamente: "C’è una frode sul conto, deve trasferire i soldi”, magari detto alla cornetta da un uomo che si presenta come un ufficiale di polizia, e il gioco è fatto.
Tutto questo è accaduto a una coppia novarese, che in men che non si dica si è vista sfilare una cifra vicina ai 100mila euro. E gran parte di quel denaro, purtroppo, sarà molto difficile da recuperare. Ecco perché e cosa è successo.
La telefonata svuota conto da €96.000 euro. Si fingevano poliziotti al telefono
È iniziato tutto il a fine febbraio, quando un imprenditore del territorio novarese ha presentato denuncia dopo aver scoperto che dai conti aziendali erano spariti oltre 96.000 euro. Ma il meccanismo, come spesso accade in questi casi, era partito qualche ora prima e con una regia studiata nei minimi dettagli.
La moglie dell’uomo riceve un Sms apparentemente inviato dal circuito Nexi, con l’avviso di un presunto tentativo di frode bancaria. Un messaggio credibile, costruito con linguaggio tecnico e senza errori evidenti. A quel punto scatta la prima leva psicologica: la paura. La donna chiama il numero indicato e dall’altra parte trova un sedicente operatore che conferma il rischio e preannuncia un contatto da parte delle forze dell’ordine.
Ed è qui che entra in gioco lo spoofing più sofisticato. Poco dopo arriva una nuova telefonata: sul display compare il numero reale della Questura di Novara. Non un numero qualsiasi, ma uno istituzionale. Difficile dubitare.
L’uomo al telefono si presenta come ispettore di polizia e spiega che è in corso una frode sui conti aziendali. Il tono è autorevole, urgente, incalzante. La soluzione? Trasferire immediatamente il denaro su conti “sicuri” per metterlo al riparo.
Nel giro di pochi minuti vengono disposti bonifici istantanei per oltre 96mila euro. Soldi che finiscono su diversi conti correnti, spesso intestati a prestanome, e immediatamente frammentati per rendere più difficile la tracciabilità.
Le indagini della polizia di Novara hanno però permesso di intervenire rapidamente: sono stati sequestrati diversi conti e recuperati circa 36.000 euro. Una parte significativa, ma non sufficiente a compensare il danno. Nel frattempo è emersa una rete articolata, con soggetti coinvolti tra Campania e Lazio, e accertamenti ancora in corso per ricostruire l’intera filiera del raggiro.
Truffa del finto poliziotto: ecco come non cascarci
Il dato più amaro, in casi come questo, è che una parte delle somme difficilmente tornerà indietro. I bonifici istantanei, una volta eseguiti, diventano quasi impossibili da bloccare se non si interviene entro pochissimi minuti. E i truffatori lo sanno bene: agiscono in fretta proprio per sfruttare questa finestra temporale.
Le indagini proseguono per identificare gli effettivi responsabili e verificare se esistano ulteriori fondi recuperabili, ma il vero punto è un altro: questa truffa non è un caso isolato. Ogni giorno in Italia si registrano episodi simili, tutti costruiti su uno schema preciso: urgenza, autorità e manipolazione psicologica.
Difendersi è possibile, ma serve cambiare approccio. Il primo segnale d’allarme è proprio l’urgenza: nessuna forza dell’ordine chiede azioni immediate e trasferimenti di denaro per telefono. Mai.
Altro elemento chiave è la richiesta di bonifici verso conti “sicuri”: non esistono conti di sicurezza indicati dalla polizia. È una formula inventata per spingere la vittima ad agire senza riflettere.
La regola d’oro resta una sola: riagganciare. Sempre. E verificare autonomamente, chiamando direttamente il 112 o il numero ufficiale della propria banca. Senza farsi guidare, senza accettare trasferimenti di chiamata.
Mai fornire dati personali o bancari, mai confermare informazioni sensibili e, soprattutto, non fidarsi del numero che compare sul display: con lo spoofing può essere falsificato in modo perfetto. Perché, alla fine, l’unico vero antivirus resta il dubbio. Anche, anzi soprattutto, quando dall’altra parte sembra esserci qualcuno in divisa.
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