Manovra, nel 2020 aumenterà l’Iva ma Di Maio smentisce

Nella legge di Bilancio vengono disinnescate le clausole di salvaguardia solo per il 2019: serviranno oltre 20 miliardi nel 2020 per evitare l’aumento dell’Iva.

Manovra, nel 2020 aumenterà l'Iva ma Di Maio smentisce

Avrà un costo salato, anzi salatissimo, l’aver scongiurato l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea. Per avere il via libera da parte di Bruxelles alla “Manovra del Popolo” targata Lega-Movimento 5 Stelle, il governo ha tolto il parziale disinnesco delle clausole di salvaguardia a partire dal 2020.

Fra un anno quindi se non verranno trovati oltre 20 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia pendenti, il 1° gennaio 2018 scatterà l’aumento delle accise sui carburanti e dell’Iva: per l’imposta l’aliquota di quella ridotta salirebbe al 13%, mentre quella ordinaria al 25,2%.

L’aver inserito nella legge di Bilancio i fondi per far partire Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, nonostante le sforbiciate alle due misure, avrà un impatto devastante soprattutto per la manovra 2020: se poi il piano di dismissioni previsto dovesse rivelarsi un flop, occorrerà letteralmente fare i salti mortali per evitare l’aumento dell’Iva.

Nonostante questo il vicepremier leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio allontana l’ipotesi di un aumento dell’Iva nel 2020, assicurando che verranno trovati i soldi per disinnescare le clausole.

Nel 2020 aumenterà l’Iva?

Nel Def presentato alla Commissione Europea lo scorso ottobre, il governo gialloverde aveva previsto il disinnesco delle clausole di salvaguardia per quanto riguarda il 2019 e, in modo parziale, per quelle relative al 2020 e 2021.

L’idea della maggioranza, nella prima stesura della legge di Bilancio, era quella di presentare un piano di tagli della spesa e di aumenti di tasse per mandare definitivamente in soffitta l’ipotesi di un aumento dell’Iva.

Le clausole di salvaguardia sono una sorta di cambiale che vengono poste a garanzia delle spese effettuate. Quelle presenti sono un regalo lasciato dai governi Berlusconi e Renzi: già lo scorso anno l’allora premier Gentiloni fu costretto a utilizzare gran parte del budget della sua manovra per il disinnesco di quella pendente sul 2018.

Con la revisione dell’attuale legge di Bilancio per evitare la procedura di infrazione, il governo Conte ha confermato la sterilizzazione della clausola relativa al 2019, togliendo però quelle parziali relative al 2020 e al 2021.

In sostanza fra un anno quando dovrà essere approvata la prossima manovra, se non verranno trovati oltre 20 miliardi per il disinnesco della clausola di salvaguardia ci sarà un automatico aumento delle accise sui carburanti e dell’Iva a partire dal gennaio 2020: per l’imposta, l’aliquota dal 10% passerebbe al 13%, mentre quella ordinaria dal 22% arriverebbe al 25,2%.

Inutile dire che questo aumento sarebbe un autentico salasso per i consumi, che andrebbe a gravare su un paese come l’Italia dove negli ultimi mesi aleggia lo spettro della recessione per il prossimo anno.

Di Maio fiducioso

Alla fine l’aumento dell’Iva era un’ipotesi avallata fin dall’inizio dal ministro dell’Economia Giovanni Tria: aumentare le aliquote per detassare il lavoro. L’innalzamento quindi scatterà nel 2020 ma potrà essere evitato.

Chiunque sarà al governo fra un anno dovrà trovare oltre 20 miliardi, si parla di circa 23 miliardi per la precisione, per disinnescare le clausole di salvaguardia. La cosa però potrebbe essere molto più complessa di quanto si possa credere.

Intervistato da Circo Massimo, Luigi Di Maio ha però escluso ogni ipotesi di aumento dell’Iva dicendosi sicuro che il governo fra un anno troverà i soldi per disinnescare le clausole.

Non c’è un aumento dell’Iva quest’anno e non ci sarà nei prossimi anni - ha spiegato il vicepremier - Come abbiamo dimezzato quest’anno le clausole le dimezzeremo nei prossimi anni”.

Nella sua manovra rivista, il governo ha abbassato il deficit al 2,04% e il Pil all’1%. Per coprire le esose misure Quota 100 e Reddito di Cittadinanza è stato previsto poi un maxi piano di dismissioni pari a 18 miliardi.

Quando nel 2020 Quota 100 e RdC entreranno a pieno regime avranno un costo maggiore rispetto al 2019. A questo bisogna aggiungere che mai nessun governo è riuscito a effettuare dismissioni per tale cifra, anche quando sono stati messi sul mercati i pezzi più pregiati dello Stato.

Quindi se le previsioni del governo carioca dovessero essere sballate, minore crescita e minori entrate, si andrebbe a creare un buco e per l’Italia diventerebbe un’impresa quasi impossibile trovare i tanti miliardi necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia nonostabte l’ottimismo di Di Maio.

In quest’ottica potrebbe tornare d’attualità l’ipotesi di una manovra correttiva in estate: se i primi dati del Pil non dovessero essere in linea con quelli della maggioranza, per far quadrare i conti sarebbe a quel punto inevitabile l’aumento delle tasse.

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