Dipendente da 30.000 o da 55.000 euro, famiglia con due figli, pensionato, partita Iva forfettaria, under 30. Che cosa porta la Legge di Bilancio 2027 a ciascuno, con i numeri delle ipotesi sul tavolo alla vigilia del Consiglio dei ministri.
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Per settimane la Legge di Bilancio 2027 è stata raccontata misura per misura. Prima l’Irpef, poi la tredicesima, la pensione a 64 anni, il bollo auto. Chi apre il cedolino o il prospetto della pensione, però, ragiona nel verso opposto e parte da sé, chiedendosi che cosa resterà in tasca a gennaio.
Con questa guida rovescio la prospettiva e costruisco sei profili tipo, ciascuno con un reddito e una situazione familiare precisi, e per ognuno separo ciò che è già scritto nelle leggi in vigore da ciò che dipende dal testo della manovra.
Il Consiglio dei ministri è convocato per domani, mercoledì 28 ottobre, alle 12, per approvare un disegno di legge da 23,5 miliardi di euro e fino a quel momento ogni cifra resta una stima costruita sulle ipotesi circolate. Aggiorneremo l’articolo non appena il testo sarà disponibile.
Due avvertenze valgono per tutti i profili. I calcoli sull’Irpef sono fatti sul reddito imponibile, cioè su quanto resta dopo i contributi a carico del lavoratore, e non sulla Ral. Per un dipendente privato, con contributi intorno al 9,19%, 30.000 euro di imponibile corrispondono a circa 33.000 euro lordi l’anno e 55.000 euro a poco più di 60.500. La seconda riguarda alcune agevolazioni che non dipendono dalla manovra perché sono già coperte per il 2027. L’esenzione dal bollo per un solo veicolo a benzina o gasolio fino a 80 kW per persona fisica è stata introdotta dal decreto legge n. 162 del 17 settembre 2026. La soglia esentasse dei fringe benefit resta a 1.000 euro, che salgono a 2.000 per chi ha figli a carico, e i premi di produttività restano tassati all’1% fino a 5.000 euro.
Per il dipendente con 30.000 euro di reddito la manovra 2027 conferma e non taglia
A questo livello di reddito il taglio dell’Irpef di cui si discute da mesi semplicemente non arriva. L’aliquota del 33% si applica già oggi ai redditi tra 28.000 e 50.000 euro, dopo la riduzione dal 35% decisa con la Legge di Bilancio 2026 e le ipotesi sul tavolo oggi intervengono solo sopra i 50.000 euro. Per chi guadagna 30.000 euro la vera partita si gioca in difesa, perché a fine anno scadono due agevolazioni che negli ultimi dodici mesi hanno alleggerito le trattenute su parecchie buste paga.
La prima è l’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti contrattuali, che spetta ai dipendenti privati che nel 2025 avevano un reddito da lavoro non superiore a 33.000 euro, per gli incrementi derivanti da rinnovi firmati tra il 2024 e il 2026, e prende il posto di Irpef e addizionali. Su un aumento di 1.000 euro lordi l’anno, che dopo i contributi diventa un imponibile di circa 908 euro, la tassazione ordinaria al 33% costerebbe circa 300 euro, mentre con il 5% se ne pagano circa 45. Il risparmio sfiora così i 254 euro, a cui si aggiungono le addizionali locali non dovute. La premier ha promesso più volte la proroga, bisognerà però vedere se la norma sposterà anche la finestra dei rinnovi ammessi, perché in caso contrario chi firma il nuovo contratto nel corso del 2027 resterebbe escluso.
La seconda riguarda chi lavora di notte, nei festivi o su turni. Le maggiorazioni sono tassate al 15% fino a 1.500 euro l’anno per chi ha un reddito fino a 40.000 euro. Su 1.500 euro di indennità, che dopo i contributi diventano circa 1.362 euro imponibili, con l’aliquota marginale ordinaria del 33% l’imposta salirebbe da circa 204 a circa 450 euro, con una perdita di circa 245 euro l’anno se la misura non venisse rinnovata. Il governo valuta anche di abbassare l’aliquota al 5% e in quel caso il vantaggio crescerebbe di altri 136 euro circa.
L’unica novità in senso stretto portata dalla manovra 2027 sarebbe la riduzione della prima aliquota dal 23% al 22%, proposta dal presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato, che varrebbe per tutti i contribuenti e a 30.000 euro porterebbe 280 euro l’anno in più in busta paga, ma non ha ancora un perimetro né una stima di costo, e con i margini attuali le probabilità che entri nel testo sono basse. Fuori portata anche la tredicesima agevolata, che nella versione più accreditata si fermerebbe ai redditi fino a 15.000 euro.
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Dipendente con 55.000 euro di reddito
Oggi la parte di reddito sopra i 50.000 euro paga il 43% e la proposta portata avanti dal viceministro Maurizio Leo e da Forza Italia per la legge di bilancio 2027 è di estendere il 33% fino a 60.000 euro. Il costo, tra 2,5 e 2,7 miliardi, ha spinto il governo verso una soluzione in due tempi, con il primo scatto nel 2027 limitato ai redditi fino a 55.000 euro, per una spesa di circa 1,3 miliardi, e il completamento fino a 60.000 euro rinviato all’anno successivo.
Per chi dichiara esattamente 55.000 euro la versione ridotta è quindi già quella piena. I 5.000 euro tra 50.000 e 55.000 pagherebbero dieci punti in meno, con un risparmio di 500 euro l’anno, poco meno di 42 euro al mese su dodici mensilità. Il secondo tempo, quando e se arriverà, non gli porterebbe nulla in più, perché andrebbe a beneficio di chi sta tra 55.000 e 60.000 euro, fino a un massimo di altri 500 euro. Se passasse anche la prima aliquota al 22%, il conto salirebbe di altri 280 euro, per un totale di 780 euro l’anno.
Ricordiamo che il dipendente da 55.000 euro è escluso sia dal 5% sugli aumenti contrattuali, che si ferma a 33.000 euro, sia dal 15% sulle maggiorazioni, che si ferma a 40.000, e non trarrebbe alcun beneficio dalla tredicesima agevolata. Tutto il suo vantaggio dipende da una sola misura, che fino a pochi giorni fa veniva data in bilico e che domani potrebbe uscire dal Consiglio dei ministri ridimensionata o rinviata. Le nostre simulazioni sul netto in busta paga per undici livelli di Ral mostrano l’effetto mese per mese.
Famiglia con due figli piccoli, quali novità dalla manovra 2027?
Prendiamo una coppia di dipendenti privati. Lei dichiara 28.000 euro, lui 32.000, e hanno due figli di 2 e 6 anni, con un Isee di 24.000 euro. È il profilo in cui la manovra agisce di più, anche perché alle famiglie il Documento programmatico di bilancio destina la fetta più grande, circa 5 miliardi su 23,5.
La misura più vicina è il bonus mamme, che oggi vale 60 euro al mese per le lavoratrici con almeno due figli e un reddito da lavoro fino a 40.000 euro, fino al mese in cui il secondo compie 10 anni. Scade il 31 dicembre e il governo punta a rifinanziarlo portandolo a 80 euro al mese, cioè 960 euro l’anno, 240 in più di oggi. Dal 1° gennaio 2027, inoltre, dovrebbe partire per legge l’esonero parziale dei contributi a carico delle madri con almeno due figli e una retribuzione fino a 40.000 euro, rinviato due volte e ancora in attesa del decreto che ne fisserà la misura. Come i due strumenti convivranno lo dirà proprio la manovra.
Sul fronte dei figli piccoli non servono interventi perché le regole attuali proseguono. Il bambino di 2 anni, nato dopo il 1° gennaio 2024 e con un fratello sotto i 10 anni, dà diritto a un bonus asilo nido fino a 3.600 euro l’anno, visto che l’Isee minorenni resta sotto i 40.000 euro. L’Assegno unico sarà rivalutato in automatico, con un adeguamento stimato intorno al 2,9%. Il padre, con 32.000 euro, rientra ancora nel 5% sugli aumenti contrattuali se il suo contratto è stato rinnovato, e quindi anche questa famiglia ha un interesse diretto nella proroga.
Per quanto riguarda la casa, senza un intervento, dal 1° gennaio la detrazione per le ristrutturazioni sull’abitazione principale scenderà dal 50% al 36%. Su 20.000 euro di lavori significa recuperare 7.200 euro in dieci anni invece di 10.000, e il bonus mobili, oggi al 50% su un massimo di 5.000 euro, sparirà del tutto. La proposta di Leo è mantenere il 50% sulla prima casa, ma finché non compare nel testo chi ha lavori in programma farebbe bene a fare i conti con il calendario.
Pensionato con 1.500 euro lordi al mese, quale impatto dalla manovra?
Per un pensionato di 70 anni con un assegno di 1.500 euro lordi al mese, l’aumento più consistente del 2027 arriverà comunque, a prescindere da quello che deciderà il governo. È la rivalutazione automatica all’inflazione, stimata in via provvisoria al 2,9% e piena per gli assegni fino a 2.447,40 euro lordi al mese, cioè quattro volte il trattamento minimo. Sul nostro esempio vale 43,50 euro lordi in più al mese, 565,50 euro lordi l’anno su tredici mensilità. Il dato definitivo arriverà con il decreto di novembre e potrebbe correggersi al rialzo, visto che a settembre l’inflazione è risalita.
Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, per trovare risorse il governo potrebbe ridurre l’adeguamento degli assegni medio alti, salvaguardando quelli fino a tre volte il minimo, circa 1.835 euro lordi. Il nostro pensionato resterebbe al riparo, mentre chi prende di più dovrà guardare con attenzione al testo di domani.
Chi è al minimo vede un quadro meno generoso di quanto promesso in campagna. Il trattamento minimo vale 611,85 euro, che con l’incremento straordinario dell’1,3% diventano i 619,80 euro effettivamente pagati nel 2026. Con la sola rivalutazione al 2,9% salirebbe a circa 629,59 euro, mentre una proroga dell’incremento in scadenza porterebbe l’assegno un po’ più in alto. La richiesta di Forza Italia di arrivare a 800 o 850 euro al mese non ha ancora coperture, e la strada più probabile è un ritocco contenuto. Se avesse più di 75 anni e un reddito basso, il nostro pensionato potrebbe invece rientrare nella nuova carta sanitaria da 300 a 500 euro allo studio per anziani e fragili, di cui però non si conoscono ancora soglie e requisiti.
Per chi in pensione non è ancora andato, la notizia è che dal 1° gennaio 2027 la vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese, come stabilito dalla circolare Inps n. 28/2026. Le anticipazioni escludono il blocco dello scatto e una nuova proroga di Ape sociale e Opzione donna, mentre potrebbe entrare l’uscita a 64 anni anche per chi ha contributi prima del 1996, al prezzo del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.
Partita Iva forfettaria, per molti cambia poco con la nuova Legge di Bilancio
Una professionista con 60.000 euro di ricavi e l’imposta sostitutiva al 15% può guardare alla manovra con relativa tranquillità, perché nessuna delle ipotesi in campo tocca la sua situazione. Il dibattito sulla flat tax fino a 100.000 euro riguarda chi sta tra 85.000 e 100.000 euro e oggi rischia di uscire dal regime. Per un contribuente da 90.000 euro di ricavi resterebbe nel forfettario e il risparmio stimato sarebbe di circa 5.500 euro l’anno, in cambio però dell’Iva sulla quota eccedente gli 85.000 euro e di adempimenti più pesanti. Il limite di 85.000 euro è legato alla direttiva europea sull’Iva, e senza un via libera di Bruxelles difficilmente la misura potrà partire già nel 2027.
La scadenza che può fare male davvero riguarda chi ha anche un lavoro dipendente o una pensione. La deroga che ha permesso di restare nel forfettario con redditi da lavoro subordinato fino a 35.000 euro vale fino al 31 dicembre. Senza una proroga, dal 2027 il limite torna a 30.000 euro, e chi sta in mezzo dovrà passare alla tassazione ordinaria della partita Iva. C’è poi un’esclusione che pesa sulle madri, perché il nuovo esonero contributivo per le lavoratrici con due figli lascia fuori proprio chi è nel regime forfettario.
Under 30 al primo impiego, la scommessa più incerta
L’ultimo profilo è un ragazzo di 26 anni assunto con una Ral di 24.000 euro, circa 21.800 euro di imponibile. Oggi paga circa 1.535 euro l’anno di Irpef netta, addizionali escluse, dopo la detrazione per lavoro dipendente e l’ulteriore detrazione da 1.000 euro introdotta con la riforma del cuneo fiscale. È il caso su cui la maggioranza ha speso più parole e su cui, a poche ore dal Consiglio dei ministri, si sa di meno.
Le strade sul tavolo sono tre e non si escludono a vicenda:
- una flat tax del 5% sugli aumenti di stipendio per i giovani fino a 30 o 35 anni con redditi fino a 20.000 o 30.000 euro, con un costo stimato tra 200 e 350 milioni. Su un aumento di 1.500 euro lordi, che dopo i contributi diventa un imponibile di 1.362 euro, il prelievo scenderebbe da circa 313 a 68 euro, con un guadagno di circa 245 euro l’anno;
- una no tax area per i più giovani, rilanciata da Antonio Tajani con una soglia di età indicata di volta in volta a 30 o a 35 anni, che nel nostro esempio azzererebbe quei 1.535 euro, circa 128 euro al mese, ma il cui costo strutturale spinge verso una versione graduale o legata all’Isee;
- uno sconto Irpef limitato al primo anno per i neoassunti.
Il rischio, come abbiamo già sottolineato analizzando questa ipotesi, è lo scalino al compimento dell’età limite, quando il prelievo tornerebbe pieno da un mese all’altro. Accanto agli sconti fiscali, il Ministero del Lavoro punta a rinnovare gli incentivi alle imprese che assumono giovani, che però finiscono nelle tasche del datore di lavoro e non nel cedolino. Quanto all’Iva al 5% sugli affitti per gli under 36, varrebbe solo per i contratti con imprese di costruzione e fondi immobiliari, e non per i normali affitti tra privati.
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No tax area per under 35 e aliquota agevolata al 5%, le due strade per i giovani nella manovra 2027
| Profilo | Già deciso per il 2027 | Dipende dalla manovra | Beneficio possibile in un anno |
|---|---|---|---|
| Dipendente 30.000 euro | Fringe benefit, premi all’1%, bollo | Proroga 5% sugli aumenti e 15% sui turni, prima aliquota al 22% | Circa 254 euro su 1.000 euro di aumento, circa 245 euro su 1.500 di maggiorazioni, 280 euro con il 22% |
| Dipendente 55.000 euro | Fringe benefit, bollo | 33% fino a 55.000 euro, prima aliquota al 22% | 500 euro, fino a 780 euro con il 22% |
| Famiglia con due figli | Bonus nido fino a 3.600 euro, Assegno unico rivalutato, esonero madri in partenza | Bonus mamme a 80 euro, bonus casa al 50%, proroga 5% | 240 euro dal bonus mamme, 2.800 euro di detrazione in più su 20.000 euro di lavori |
| Pensionato 1.500 euro lordi | Rivalutazione stimata al 2,9% | Eventuale taglio agli assegni medio alti, minime, carta sanitaria over 75 | 565,50 euro lordi dalla rivalutazione |
| Forfettario 60.000 euro | Nessuna variazione | Soglia a 100.000 euro, limite di 35.000 euro per chi ha un lavoro dipendente | Nessuno a 60.000 euro, circa 5.500 euro a 90.000 |
| Under 30, Ral 24.000 | Bollo, fringe benefit | Flat tax 5% sugli aumenti, no tax area, sconto per neoassunti | Circa 245 euro su 1.500 euro di aumento, fino a 1.535 euro con la no tax area |
| Nota al lettore Le cifre di questo articolo sono stime elaborate da Money.it sulle ipotesi circolate fino alle 12 del 27 ottobre 2026, alla vigilia del Consiglio dei ministri. Nessuna misura è definitiva finché il testo non sarà approvato dal Parlamento, e per diverse agevolazioni serviranno anche i decreti attuativi. Il calcolo dell’Irpef è fatto sul reddito imponibile e non comprende le addizionali regionali e comunali, che variano da territorio a territorio. |
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