Taglio Irpef al ceto medio, aliquota al 33% fino a 55.000 euro. La nuova ipotesi a due tempi

Patrizia Del Pidio

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Taglio IRPEF ceto medio in due tempi. Come funziona l’estensione dello scaglione al 33% fino a 55.000 e 60.000 euro. Risparmi fino a 1.000 euro e tempi.

Taglio Irpef al ceto medio, aliquota al 33% fino a 55.000 euro. La nuova ipotesi a due tempi

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Si parla da settimane del taglio Irpef al ceto medio con un’estensione del secondo scaglione di reddito (tassato al 33%) dagli attuali 50.000 euro a 60.000 euro. Il nodo per la realizzazione della misura è sempre quello delle risorse.

Ora spunta l’ipotesi di un taglio Irpef realizzato in due tempi, per alleggerire da subito la pressione fiscale sul ceto medio, ma con un peso minore immediato per le casse dello Stato.

Inizialmente si pensa a una rimodulazione dello scaglione fino a 55.000 euro per poi estenderlo fino a 60.000 euro il prossimo anno. La scelta di scaglionare l’intervento in due tempi concilia la promessa della maggioranza con i vincoli di bilancio imposti dal Patto di Stabilità perché in questo modo si diluisce l’impatto economico in due anni.

L’ipotesi di una rimodulazione in due tempi è stata avanzata da Antonio Tajani e dal suo partito Forza Italia. Durante una riunione il vicepremier ha avanzato questa strategia come una sorta di mediazione politica con l’obiettivo di alleggerire l’impatto economico del taglio Irpef al ceto medio.

Taglio Irpef in due tempi

L’idea che sta prendendo piede per l’estensione del secondo scaglione di reddito è quella graduale con un primo intervento che estenda lo scaglione di reddito che attualmente va da 28.000 euro a 50.000 euro fino a 55.000 euro. In questo modo per i redditi compresi nella forbice 50.000 e 55.000 euro si avrebbe fin da subito un risparmio netto del 10% sull’Irpef (dal 43% al 33%).

Attualmente l’Irpef opera secondo i seguenti scaglioni:

  • 23% da 0 a 28.000 euro;
  • 33% da 28.001 a 50.000 euro;
  • 43% oltre i 50.000 euro.

La misura si tradurrebbe in un risparmio massimo di 500 euro per la prima fase.

La seconda fase, rimandata probabilmente al 2028, estenderebbe ulteriormente il secondo scaglione da 55.000 euro a 60.000 euro portando il beneficio totale della rimodulazione a 1.000 euro totali di risparmio sull’Irpef per chi ha redditi a partire da 60.000 euro (per chi ha redditi inferiori, invece, il beneficio totale è più basso).

Per i contribuenti che guadagnano meno di 50.000 euro non cambia nulla, invece, perché la tassazione rimarrà invariata al 23% per i primi 28.000 euro e al 33% per i successivi 22.000 euro.

Riordino delle tax expenditures

Il vero nodo da sciogliere è quello delle coperture, per il quale giunge in soccorso l’ipotesi di attuazione scaglionata in due tempi. L’estensione del secondo scaglione fino a 60.000 euro richiede una copertura tra i 2,5 e i 3,5 miliardi di euro. Per trovare queste coperture senza scostamenti di bilancio, il Governo sta valutando una revisione delle tax expenditures.

Cosa sono le tax expenditures? Letteralmente sono le spese fiscali e con questa espressione ci si riferisce a detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta, esenzioni o aliquote ridotte che lo Stato concede per ridurre le tasse da pagare.

L’intenzione dell’esecutivo è quella di introdurre il meccanismo di quoziente familiare o tetti massimi alle detrazioni in base al reddito complessivo del nucleo familiare o del contribuente. In questo modo il risparmio che si ottiene può essere utilizzato per il taglio dell’Irpef. Di contro, però, lo sconto sull’Irpef potrebbe essere parzialmente compensato o azzerato dalla perdita degli sconti fiscali.

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