Quanto resta in tasca con le regole attuali e quanto si guadagnerebbe con le due ipotesi di taglio dell’Irpef allo studio del governo per la Legge di Bilancio 2027? Una tabella con il netto annuo e mensile per undici livelli di reddito, dai 20.000 ai 70.000 euro lordi.
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Con la legge di Bilancio 2027 in arrivo, milioni di lavoratori dipendenti si pongono sempre la stessa domanda: lo stipendio netto cambierà? La risposta, per ora, dipende da scelte che il governo non ha ancora preso. Il testo della manovra sarà approvato dal Consiglio dei ministri dopo l’invio a Bruxelles del Documento programmatico di bilancio, entro il 15 ottobre, e fino ad allora le misure sull’Irpef restano ipotesi.
Una cosa però è già certa: le regole fiscali in vigore nel 2026 sono strutturali. Senza interventi, nel 2027 la busta paga sarà calcolata esattamente come oggi.
Busta paga, le regole di oggi: aliquote, detrazioni e cuneo fiscale
Dal 2026 l’Irpef ha tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile, 33% da 28.000 a 50.000 euro (l’ultima legge di Bilancio l’ha ridotta dal 35%), 43% oltre i 50.000 euro.
All’imposta lorda si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente, che diminuiscono al crescere del reddito e si azzerano a 50.000 euro. Si aggiungono le due misure del taglio del cuneo fiscale, diventate strutturali dal 2025:
- chi ha un reddito fino a 20.000 euro riceve in busta paga una somma esentasse pari a una percentuale del reddito da lavoro, del 4,8% nella fascia tra 15.000 e 20.000 euro;
- chi guadagna tra 20.000 e 40.000 euro ha invece una detrazione aggiuntiva di 1.000 euro fino a 32.000 euro di reddito, che poi scende gradualmente fino ad azzerarsi a 40.000.
Prima di calcolare l’Irpef, dalla retribuzione lorda si sottraggono i contributi previdenziali a carico del lavoratore, in genere pari al 9,19% della retribuzione lorda. Sulla parte di stipendio oltre i 56.224 euro annui si aggiunge un ulteriore 1%.
Quale stipendio netto nel 2027?
Le tabelle che seguono mettono a confronto lo stipendio netto di oggi, che resterà lo stesso nel 2027 se la manovra non interviene, con quello che si otterrebbe con ciascuna delle due ipotesi di taglio dell’Irpef discusse nella maggioranza. Tra parentesi è indicata la differenza rispetto a oggi.
Netto mensile in busta paga (13 mensilità)
| Retribuzione lorda annua | Stipendio netto mensile oggi | Con l’Irpef al 33% fino a 60.000 euro | Con la prima aliquota al 22% |
|---|---|---|---|
| €20.000 | €1.359 | €1.359 (+€0) | €1.373 (+€14) |
| €25.000 | €1.606 | €1.606 (+€0) | €1.623 (+€17) |
| €30.000 | €1.848 | €1.848 (+€0) | €1.869 (+€21) |
| €35.000 | €2.057 | €2.057 (+€0) | €2.079 (+€22) |
| €40.000 | €2.214 | €2.214 (+€0) | €2.236 (+€22) |
| €45.000 | €2.382 | €2.382 (+€0) | €2.404 (+€22) |
| €50.000 | €2.586 | €2.586 (+€0) | €2.608 (+€22) |
| €55.000 | €2.790 | €2.790 (+€0) | €2.811 (+€21) |
| €60.000 | €2.987 | €3.022 (+€35) | €3.009 (+€22) |
| €65.000 | €3.184 | €3.253 (+€69) | €3.206 (+€22) |
| €70.000 | €3.381 | €3.458 (+€77) | €3.403 (+€22) |
Netto annuo
| Retribuzione lorda annua | Stipendio netto annuale oggi | Con l’Irpef al 33% fino a 60.000 euro | Con la prima aliquota al 22% |
|---|---|---|---|
| €20.000 | €17.667 | €17.667 (+€0) | €17.849 (+€182) |
| €25.000 | €20.876 | €20.876 (+€0) | €21.103 (+€227) |
| €30.000 | €24.021 | €24.021 (+€0) | €24.294 (+€272) |
| €35.000 | €26.741 | €26.741 (+€0) | €27.021 (+€280) |
| €40.000 | €28.784 | €28.784 (+€0) | €29.064 (+€280) |
| €45.000 | €30.972 | €30.972 (+€0) | €31.252 (+€280) |
| €50.000 | €33.620 | €33.620 (+€0) | €33.900 (+€280) |
| €55.000 | €36.268 | €36.268 (+€0) | €36.548 (+€280) |
| €60.000 | €38.836 | €39.280 (+€445) | €39.116 (+€280) |
| €65.000 | €41.395 | €42.289 (+€894) | €41.675 (+€280) |
| €70.000 | €43.955 | €44.955 (+€1.000) | €44.235 (+€280) |
Nota al lettore: le differenze tra parentesi sono calcolate sottraendo i valori già arrotondati.
Ipotesi di calcolo: lavoratore dipendente del settore privato, contratto a tempo indeterminato per tutto l’anno, nessun altro reddito, nessun familiare a carico, contributi al 9,19% (più l’1% oltre i 56.224 euro). Il netto mensile è calcolato su 13 mensilità. Le addizionali regionali e comunali sono escluse, perché cambiano da territorio a territorio.
Ipotesi 1: l’aliquota del 33% estesa fino a 60.000 euro
La proposta di Forza Italia, con un costo stimato in circa 3 miliardi, prevede di allargare il secondo scaglione da 50.000 a 60.000 euro. Ciò significherebbe tassare al 33% invece che al 43% la parte di reddito compresa in quella fascia, con un risparmio massimo di 1.000 euro l’anno. La soglia si riferisce al reddito imponibile, cioè a quanto resta dopo i contributi, non allo stipendio lordo.
Per superare i 50.000 euro di imponibile serve una retribuzione lorda di circa 55.060 euro. Chi guadagna 50.000 o 55.000 euro lordi, quindi, non avrebbe alcun vantaggio. Il beneficio parte appena sopra quella soglia, vale circa 445 euro l’anno a 60.000 euro lordi e arriva a un massimo di 1.000 euro intorno ai 66.000 euro lordi.
È una misura pensata per il ceto medio-alto, che lascerebbe invariata la busta paga della maggior parte dei lavoratori dipendenti.
Ipotesi 2: la prima aliquota dal 23% al 22%
La seconda ipotesi, avanzata da Fratelli d’Italia, riduce di un punto l’aliquota sul primo scaglione. Il vantaggio cresce con il reddito fino a 28.000 euro di imponibile e da lì resta fisso a 280 euro l’anno, poco più di 21 euro al mese su 13 mensilità. In questo caso il beneficio sarebbe distribuito su più contribuenti, ma con importi più contenuti. Il costo per lo Stato, non ancora quantificato ufficialmente, sarebbe molto più alto, proprio perché riguarda tutti.
Il calcolo assume che le detrazioni restino quelle attuali e non è scontato, dato che anche nella legge di Bilancio 2026 il taglio dell’aliquota è stato accompagnato da correttivi sulle detrazioni per i redditi più alti.
E la tredicesima detassata?
L’altra misura che potrebbe incidere sulla busta paga nel 2027 è la detassazione della tredicesima, ma difficilmente cambierà i numeri della tabella. La versione allo studio di Fratelli d’Italia prevede un’imposta sostitutiva del 15% solo per chi ha un reddito fino a 15.000 euro, quindi sotto la fascia considerata qui. La proposta di Forza Italia la lega invece all’Isee, che dipende da patrimonio e composizione del nucleo familiare e non dallo stipendio: non si può tradurre in una tabella valida per tutti.
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Fuori dalla manovra in senso stretto, c’è infine chi riceve aumenti dal rinnovo del contratto nazionale. Se la tassazione agevolata al 5% sarà prorogata, chi ha un reddito fino a 33.000 euro continuerà a pagare meno tasse sugli incrementi, ma solo su quelli.
Perché il netto in busta paga può essere diverso
I valori della tabella sono una media annua e servono a confrontare le ipotesi. Il netto effettivo di ciascun lavoratore può differire per diverse ragioni:
- le addizionali regionali e comunali, che a seconda del territorio pesano tra circa l’1,2% e oltre il 4% del reddito imponibile e si pagano a rate nell’anno successivo;
- le detrazioni per figli e familiari a carico;
- il numero di mensilità previsto dal contratto (13 o 14);
- le aliquote contributive di alcuni settori, che possono essere più alte del 9,19%.
La tabella sarà aggiornata dalla redazione di Money.it quando il governo presenterà il testo della manovra e poi a gennaio, con la legge approvata.
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